Sanità

I farmacisti ospedalieri: “Garantire il diritto alla formazione per i nostri giovani”

ROMA – Giovani farmacisti senza contratti di formazione e alle prese con una specializzazione lunga, faticosa e non ricompensata in alcun modo da un’entrata economica. Una situazione quanto mai discriminatoria verso i farmacisti, rispetto ai colleghi medici che possono godere di regolari contratti di formazione, oltre che un’eccezione tutta italiana: l’Italia è infatti l’unico paese in cui esiste questa disparità di trattamento nei confronti degli specializzandi in Farmacia ospedaliera. Al centro del 38° congresso nazionale di Sifo, la Società dei farmacisti ospedalieri e dei servizi territoriali delle aziende sanitarie, c’è il tema dei giovani e il loro futuro.

IL DECRETO DEL MIUR

In febbraio, Sifo ha accolto come una doccia fredda il decreto 402/2017 del Miur, che ha definito gli standard e i requisiti dell’attività formativa e assistenziale delle scuole di specializzazione di area sanitaria ma ancora una volta non ha equiparato il percorso formativo dei farmacisti a quello dei laureati in medicina e chirurgia. Un’esclusione arrivata dopo un confronto e un percorso di due anni che avrebbe dovuto portare a un risultato ben diverso.

UNA SPECIALIZZAZIONE LUNGA 4 ANNI

Più che mai da queste giornate di congresso, dunque, Sifo lancia un appello per la difesa del diritto alla formazione dei giovani professionisti che intendono diventare farmacisti ospedalieri: si tratta di circa 130-150 specializzandi all’anno che intraprendono affrontano un percorso formativo molto duro, della durata di quattro anni complessivi, in cui lavorano a tempo pieno negli ospedali e nelle strutture sanitarie. Il loro impegno è del tutto paragonabile a quello richiesto ai giovani che frequentano le scuole di Area medica, e nei fatti non prevede la possibilità di svolgere un’occupazione complementare che li sostenga.

SI RISCHIA SELEZIONE ‘ECONOMICA’

Il rischio è quello di creare una scuola elitaria e venir meno al concetto fondamentale di libero accesso all’istruzione- afferma il segretario nazionale Sifo Francesco Cattel-. La mancanza di contratti di formazione, oltre ad essere una ‘beffa’ per il grado di considerazione in cui sembrano essere tenuti i nostri specializzandi potrebbe significare che il criterio di selezione del candidato diventeranno non solo le sue capacità ma anche le sue possibilità economiche”. D’altronde, ricorda Cattel, anche l’articolo 34 della nostra Costituzione, che sancisce come “i capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”.

In termini economici, tra l’altro, si tratta di un budget relativo: ogni anno vengono stanziati più di 600 milioni di euro per la formazione dei medici, mentre ne basterebbero 10 milioni (circa il 3%) per garantire tutti i contratti per i farmacisti ospedalieri specializzandi.

TROVARE LE RISORSE

Da febbraio a oggi, Sifo ha tentato di ottenere risposte dagli interlocutori politici, incontrando il sottosegretario del Miur, Vito De Filippo, il Sottosegretario di Stato alla Sanità, Davide Faraone e il Direttore generale delle professioni sanitarie e delle risorse umane del Servizio Sanitario Nazionale, Rossana Ugenti. Dall’incontro, a cui hanno partecipato anche altre società di area sanitaria e il presidente di ReNaSFO, Roberto Langella, si è messo l’accento sulla necessità di individuare risorse mirate al finanziamento dei contratti di specializzazione per gli iscritti alle Scuole presenti nel DI 68/2015 alla luce della mancata inclusione della Farmacia Ospedaliera nel Decreto sugli Standard.

DISPARITA’ CON L’EUROPA

“Mentre l’Europa parla di percorsi formativi in comune tra medici e farmacisti, l’Italia si impoverisce di professionalità. Anche i nostri specializzandi iniziano ad andare all’estero dando buoni risultati che, se ottenuti nel nostro Paese, potrebbero risollevare le sorti di una sanità non più sostenibile e sempre meno appropriata per operatori e pazienti”, afferma Maria Ernestina Faggiano, referente SIFO Scuole di Specializzazione. E prosegue: “Anche personalmente, continuo a cercare forme di sostentamento per permettere ai nostri giovani di portare avanti un percorso di studio lungo e complesso. L’ultima iniziativa è stata quella intrapresa in una ASL pugliese, di concerto con i vertici, che darà la possibilità a sette specializzandi di avere una borsa di studio andando in reparto ad implementare la raccomandazione n.17, attraverso il counseling”.

26 novembre 2017
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