A Reggio Emilia un prete difende i gay. Ai giornali arriva una lettera che lo diffama - DIRE.it

Emilia Romagna

A Reggio Emilia un prete difende i gay. Ai giornali arriva una lettera che lo diffama

REGGIO EMILIA – Il gay pride reggiano si tinge di giallo. Una lettera con accuse nei confronti del parroco della chiesa di Regina Pacis in città, don Paolo Cugini, è stata recapitata ieri alle redazioni reggiane dei mezzi di informazione. Nella missiva le autrici -due sedicenti parrocchiane le cui generalità sono però cancellate- affermano genericamente di aver avuto relazioni con il sacerdote. Don Paolo Cugini, 55 anni, per 15 anni missionario in Brasile e oggi alla guida dell’unità pastorale cinque “Santa Maria degli Angeli”, nei giorni scorsi aveva promosso una veglia di preghiera contro l’omofobia. Da più di un anno guida anche un gruppo di preghiera composto da omosessuali. “Lego questo episodio al lavoro che sto portando avanti- commenta don Cugini- ho già informato i parrocchiani che troveranno sui giornali la notizia di questa lettera diffamatoria e io andrò a sporgere denuncia“.

Il sacerdote non si lascia intimidire e la prende sul ridere: “E’ anche scritta male”. Ma fa presente: “Due settimane fa sono avvenuti tre furti in due giorni nelle mie parrocchie. A Regina Pacis i ladri sono entrati nel mio studio e hanno preso solo le mie cose: uno zainetto, il computer e la bicicletta, lasciando oggetti di altro valore come dei soldi o un videoproiettore”. Anche questi episodi sono stati denunciati. Si scalda insomma l’atmosfera a Reggio Emilia in vista del 3 giugno, quando si svolgeranno in città il Gay pride mediopadano e la manifestazione del comitato Beata Giovanna Scopelli, che organizza un corteo “riparatorio” non appoggiato dalla Diocesi. Intanto solidarietà a don Cugini arriva dall’Arcigay Gioconda di Reggio. Il presidente Alberto Nicolini, appena informato della lettera arrivata ai giornali dichiara: “Ho chiamato subito don Paolo. L’impressione è che in questi giorni il clima a Reggio Emilia sia gonfiato da gruppi estremisti, che fanno il loro gioco di paura e negatività. Purtroppo i social tendono a fare da grancassa a voci estreme e isolate, che poi vanno a istigare persone poco stabili”. Prosegue Nicolini: “Con don Paolo abbiamo poi riflettuto sul clima, gli attacchi, e convenuto che a Reggio Emilia dobbiamo lavorare di più per promuovere il benessere e combattere l’omofobia”. Il “peccato vero– conclude Nicolini- è l’istigare le menti deboli, altro che sodomia. Forza don Paolo, evidentemente stai facendo cose giuste”.

di Mattia Caiulo, giornalista professionista

24 maggio 2017
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