Opinioni

Dalla visita del Presidente Mattarella l’appello al rilancio delle Aree interne

di Anna Paola Sabatini, Direttore dell’Ufficio scolastico del Molise

Più del 50 per cento delle comunità scolastiche italiane vive in aree interne. Quello della tutela delle aree interne, dunque, è un problema che interessa la gran parte dei docenti, degli studenti e delle famiglie italiane. L’argomento è al centro della visita del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, di venerdì 22 aprile a Campobasso, nella sede dell’Università del Molise. E’ l’occasione per presentare il Centro di Ricerca sulle Aree Interne e gli Appennini, progetto sottoscritto dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, dall’Università del Molise, dalla Regione Molise, dal Consiglio Nazionale delle Ricerche e da diversi Istituti nazionali di ricerca e sperimentazione. L’Obiettivo è affrontare lo svantaggio infrastrutturale e socioeconomico grazie alla ricchezza del capitale umano e naturale, quest’ultimo rappresentato dai paesaggi incontaminati e da una straordinaria biodiversità. Occorre, cioè, puntare a delineare un modello di strategia che possa portare a una maggiore integrazione tra uomo e ambiente, grazie all’innovazione, all’uso delle nuove tecnologie, alla ricerca, all’impiego di buone pratiche. Il Molise, da questo punto di vista, è già una “regione laboratorio”. Lo scorso mese di settembre, infatti, il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini (in visita a Isernia per l’inaugurazione del nuovo anno scolastico) aveva deciso di lanciare proprio da questo territorio il progetto de “La Buona Scuola per le Aree interne”. Il Programma prevede sette punti su cui lavorare per sviluppare le potenzialità delle Aree interne: la valorizzazione dell’insegnamento in quei territori a rischio disservizi e spopolamento; una scuola al servizio del territorio con attività anche pomeridiane grazie all’impiego del nuovo organico per il potenziamento dell’offerta formativa; l’innovazione tecnologica al servizio della didattica grazie alle azioni del Piano nazionale scuola digitale; una ottimizzazione del servizio scolastico mantenendo lì dove possibile la funzionalità dei plessi di ridotte dimensioni e accorpando gli istituti a rischio chiusura in “nuove scuole per il territorio”; una offerta formativa mirata in base alle peculiarità dei territori in gradi di sviluppare nuove economie e opportunità; migliorare i livelli di competenza base e quelli più elevati degli studenti per offrire loro più strumenti e opportunità, attraverso i nuovi processi di autovalutazione; rafforzare nelle aree interne la governance del sistema d’istruzione facendo in modo che le scuole diventino luoghi trasparenti e aperti ai vari attori del territorio e all’intera comunità. Solo se si comprenderà che le Aree interne possono davvero diventare una risorsa per l’intero paese, si riuscirà a rendere produttivo questo immenso territorio attualmente depotenziato. Ancora una volta, è sulla scuola che bisogna puntare come luogo di raccordo del mix di strategie.

21 aprile 2016
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