VIDEO | Svelata la storia della mummia di bambino, a Modena apre mostra

Al centro della mostra che apre il 16 febbraio ai Musei civici di Modena c'è una piccola mummia di un bambino di tre anni, la cui storia è stata finalmente rivelata ora grazie alla scienza. Nel 2019 potrebbe avere anche un volto. Il restauro in pubblico nella prima settimana di febbraio
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BOLOGNA – Una piccola mummia, quella di un bambino di tre anni, sarà protagonista di una mostra che si aprirà al Palazzo dei Musei di Modena il 16 febbraio. E verrà restaurata in pubblico (per tutta la prima settimana di febbraio, dal 5 all’8), dando la possibilità a tutti i curiosi di vedere all’opera la restauratrice Cinzia Oliva, fra i massimi esperti italiani nel restauro di tessuti archeologici e mummie egiziane. L’ingresso è libero dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 18 in largo Sant’Agostino.

Al restauro si è arrivati dopo una lunga serie di analisi scientifiche all’avanguardia eseguite sul corpo della mummia in collaborazione con l’Azienda ospedaliero universitaria di Modena e che hanno permesso di stabilire sesso, età e datazione del piccolo corpo imbalsamato: si tratta di un bambino di tre anni vissuto in Epoca Romana, fra I e II secolo d.C..

Le analisi diagnostiche eseguite sulla mummia del bambino (tra queste Tac, raggi, C14 e altri accertamenti) sono stati effettuate anche su altri reperti della collezione egizia: da qui nasce l’idea di questa mostra, sviluppata sul progetto “Storie d’Egitto“. Ed è solo l’inizio: nei prossimi anni, infatti, queste speciali indagini verranno utilizzate sempre di più per riscoprire, valorizzare e preservare altre raccolte dei Musei civici conservate nei depositi e non esposte. Il progetto di diagnostica e restauro dei reperti della raccolta è stato curato da Daniela Picchi, responsabile sezione egiziana del Museo civico archeologico di Bologna.

La mostra si visita gratuitamente fino al 7 giugno 2020. Le informazioni sono disponibili sul sito dei Musei civici di Modena.

Il restauro in pubblico

Nei giorni precedenti alla mostra (che apre il 16 febbraio) verrà eseguito il restauro della piccola mummia ai Musei Civici: si potrà vedere da martedì 5 a venerdì 8 febbraio, mentre sabato 9 e domenica 10 ci sarà la presentazione dei risultati del progetto al Teatro anatomico di via Berengario, in collaborazione col Polo Museale dell’Università UniMoRE.

Cosa dovrà fare la restauratrice

La mummia presenta una grande lacerazione e lacuna nella sezione superiore del torace, con distacco della testa (attualmente scheletrizzata) e mancanza dei piedi, confermata dalle indagini radiologiche (Tac). Nella sezione inferiore del corpo mummificato risultano inserite bende realizzate con un tessuto differente che le analisi hanno confermato essere di restauro. La diagnostica ha convalidato che sia le bende originali che quelle di restauro sono di lino.

“La prima operazione di restauro- ha spiegato Cinzia Oliva- riguarda la pulitura, eseguita con grande cautela per riconoscere e distinguere fra il materiale antico depositato sulle fibre (tracce organiche o di materiale legato alle tecniche di imbalsamazione) e quello moderno, dovuto ai prodotti dell’inquinamento, di attacchi biologici o di successivi interventi di restauro”.

Si utilizza un aspiratore chirurgico a bassa potenza e con pennelli di diversa morbidezza, mentre i depositi di polvere più persistenti vengono rimossi per leggera abrasione con spugne in gomma naturale vulcanizzata senza solventi e additivi. “Per evitare di forzare o spezzare i tessuti e ripristinare parte dell’elasticità perduta si utilizza un umidificatore a ultrasuoni, che rilascia vapore acqueo a temperatura ambiente”, aggiunge la restauratrice. Al termine, conclude, “va consolidato il bendaggio e recuperata ove possibile la forma originale del corpo”.  Nelle mummie l’impossibilità di procedere con lo sbendaggio impone una metodologia che intervenga solo sul lato a vista del manufatto. “Per questa ragione- conclude l’esperta- si utilizzano come supporto tessuti trasparenti e anche sufficientemente elastici, come il tulle in nylon, per adattarsi alla forma tridimensionale del corpo”.

Il tulle, precedentemente tinto di un colore adeguato, viene posizionato e cucito su se stesso, attraverso una fettuccia di lino, mediante un ago curvo chirurgico. Quanto alla grande lacuna in corrispondenza del torace, viene ulteriormente protetta da un inserto in tela di poliestere per impedire la fuoriuscita dei resti organici.

La mostra

La mostra, nel grande salone dell’Archeologia al terzo piano del Palazzo dei Musei, si caratterizzerà per un forte richiamo all’esposizione ottocentesca, inserito in un contesto contemporaneo con apparati multimediali.

Arriva l’hashtag #mummiamo

Il dialogo con il pubblico più giovane sarà garantito anche dal progetto social Instagram #mummiamo per aggregare immagini e contenuti legati all’immaginario collettivo sulla mummia, dai fumetti, alla cinematografia, alla letteratura.

Al Festival dell filosofia 2019 si darà un volto alla mummia

In occasione del festivalfilosofia 2019, poi, dedicato al tema “persona”, verrà restituita un’identità alla mummia con le nuove tecnologie digitali presentandone la ricostruzione del volto, effettuata dal noto designer 3D brasiliano Cicero Moraes, in collaborazione con il paleopatologo Francesco Galassi.

In autunno, tra le iniziative collegate, si svolgerà anche una rassegna cinematografica a tema, alla Sala Truffaut in collaborazione con Circuito Cinema. 

La collezione egiziana di Modena

La collezione egiziana dei Musei civici, consistente in un’ottantina di reperti, si costituisce alla fine dell’800, negli anni successivi alla fondazione del Museo. Le prime donazioni, da parte di cittadini modenesi tra cui lo stesso fondatore e primo direttore Carlo Boni, risalgono al 1875.

Fra gli altri donatori figurano modenesi illustri che contribuiscono in modo rilevante alla formazione di raccolte del Museo, come il Marchese Giuseppe Campori e l’astronomo Pietro Tacchini, il quale, recatosi in Egitto nel 1882 per osservare un’eclissi di sole, ricevette in dono una testa di mummia e tre piccoli coccodrilli imbalsamati che inviò poi al Museo di Modena. Dagli Atti del Museo risulta inoltre che Boni, attorno al 1880, aveva trattato l’acquisizione di alcuni oggetti con un noto mercante e antiquario francese, Charles Le Beuf. Nell’elenco di antichità offerte dal Le Beuf sono presenti, accanto a materiali etnologici e archeologici, reperti che in parte si riveleranno falsi.

La mummia e le altre parti umane (arti e teste) provengono dalla Regia Università di Modena, tuttavia la presenza di parte di questi reperti è accertata in città fin dal 1669, anno in cui risultano negli elenchi della “Ducal Galleria Estense”, a testimoniare che ben prima della formazione del Museo civico l’interesse collezionistico dei duchi d’Este comprese anche le antichità egiziane.

La mummia di bambino, in particolare, attestata negli elenchi del 1751, compare insieme a “un corpo imbalsamato; dicesi d’una regina d’Egitto”, della quale, al momento non vi è alcuna traccia. Dopo gli ultimi doni degli eredi di Pietro Tacchini, nel 1906, la raccolta non è più incrementata

I reperti, distribuiti su un ampio arco cronologico, appartengono a categorie diverse, riconducibili alla regalità, al rituale funerario e alla devozionalità templare.

La collezione conta statuette “ushabti” di Nuovo Regno (XVIII-XX dinastia, 1539-1070 a.C) ed Epoca Tarda (XXVI-XXX dinastia, 664-332 a.C.), sei vasi canopi, tra cui un set a nome di Horsiesi (Epoca tarda), amuleti, bronzetti, terracotte. Di grande interesse, un grande scarabeo commemorativo del sovrano Amenhotep III (Nuovo regno, XVIII dinastia, 1388-1351 a.C.), che celebra la sposa Ty.

Presenti, inoltre, una mummia egiziana di bambino con cartonnage e sarcofago antropoide moderni, alcune teste e arti umani, oltre a tre piccoli coccodrilli imbalsamati e ad alcune bende di lino provenienti dalle mummie reali scoperte a Deir el-Bahari nel 1881.

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21 Gennaio 2019
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