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DIRE Emilia-Romagna

Un solo stipendio in 6 mesi, un’insegnante precaria: “Ora basta, andrò in tv”

REGGIO EMILIA – “Nonostante io stia lavorando nello stesso istituto da ormai sei mesi come un’onesta lavoratrice, ad oggi ho ricevuto solo e sottolineo solo lo stipendio di settembre”. E’ la denuncia di Laura Zanichelli, un’insegnante precaria che, dopo otto anni vissuti da una scuola all’altra, da sei mesi insegna come supplente alle scuole medie di Reggio Emilia con un contratto a tempo determinato. Ora, manda a dire la docente, di pazienza non ne ha più: “Ho una figlia di due anni e mezzo e una casa da mantenere e non ho più voglia di aspettare i tempi e i sentimenti degli altri. Lavoro nella scuola da otto anni e non merito questo trattamento“.
A diffondere la sua testimonianza, con il suo consenso, è la Flc-Cgil di Reggio Emilia, che si è già attivata per tentare di risolvere una situazione che riguarda questa insegnante come tanti altri. “Nonostante le denunce pubbliche e le comunicazioni fatte al Prefetto di Reggio Emilia- manda a dire la segretaria della Flc Elvira Meglioli- continua il disagio nel mondo della scuola per gli insegnanti supplenti che non ricevono lo stipendio da mesi”.

bambino scuolaZanichelli, nella sua lettera-testimonianza, se la prende con il ministero dell’Istruzione. “La segreteria ha inviato regolarmente il mio contratto a chi di dovere, ma da quanto ho appreso informandomi al sindacato e leggendo altri articoli pubblicati su internet, il ministero non ha i fondi per pagare i precari e continua a rimandare i pagamenti“. Eppure, prosegue l’insegnante indignata, “ha i soldi per il bonus di 500 euro da dare e che ha già dato ai colleghi insegnanti. Ripeto: colleghi. Infatti, precari o no, stiamo proprio tutti sulla stessa barca, dal momento che la sottoscritta con contratto a tempo determinato espleta le stesse, identiche, funzioni di un insegnante con contratto a tempo indeterminato”.
Zanichelli prosegue: “Lavoro nella scuola da almeno otto anni, ho cominciato a fare le mie prime supplenze nelle scuole elementari quando ancora studiavo all’universita; non merito, come altri che sono in questa condizione, un simile trattamento. Mi rivolgero anche alle televisioni perche, a questo punto, date le gravi circostanze, lo ritengo necessario”.

21 gennaio 2016

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