San Marino

Report del Consiglio grande e generale del 19 dicembre – Seduta serale

SAN MARINO – I lavori consiliari riprendono con la discussione del Comma 5, “Considerazioni sulla consultazione elettorale del 20 novembre 2016 (I° turno di votazione) e del 4 dicembre 2016 (votazione di ballottaggio)”. Si passa quindi all’esame del Comma 6, “Provvedimenti in esecuzione della Legge 18 febbraio 1998 n.30 “Norme Generali sull’Ordinamento Contabile dello Stato”: a) Relazione Economico – Statistica e Relazione Tecnico Contabile, ai sensi dell’articolo 38 della Legge 18 febbraio 1998 n.30; b) Rendiconto Generale dello Stato e Relazioni della Commissione di Controllo della Finanza Pubblica, previste dagli articoli 106 e 108 della Legge 18 febbraio 1998 n.30, nonché Bilanci Consuntivi degli Enti Pubblici per l’esercizio finanziario 2015 (I lettura); c) Bilanci di Previsione dello Stato e degli Enti Pubblici per l’esercizio finanziario 2017 e Bilanci Pluriennali 2017/2019 (I lettura)”. Viene approvata la procedura d’urgenza all’unanimità.

Di seguito un estratto degli interventi.

Comma 5 – Considerazioni sulla consultazione elettorale del 20 novembre 2016 (I° turno di votazione) e del 4 dicembre 2016 (votazione di ballottaggio)

Gian Matteo Zeppa, Rete

Questo dibattito è appiattito. Qualcuno non si aspettava di vincere. Qualcuno, come la Dc, non si aspettava di perdere in questa maniera. La problematica sulla legge elettorale c’è. La maggioranza è la riproposizione della vecchia maggioranza, Rf è fatta da due costole della Dc. Il primo a intervenire oggi ha detto che la legge elettorale non è prioritaria. Lo dice forse perché rispetto al 2012 Ap e Upr hanno perso il 4,18% ma hanno 11 seggi anziché 6. Il Paese è diviso in 3. Democrazia in movimento ha metabolizzato quanto successo. A noi è toccato perdere parecchi seggi, la prossima volta probabilmente toccherà ad altri. Nella nostra mentalità non c’è il mischiarsi con i meno peggio. Qualcuno si dice innovatore ma è al governo da 11 anni. Noi abbiamo avuto il triplo dei voti di 4 anni fa. Ci avete attaccato per 4 anni. Ai partiti tradizionali manca lo stare in mezzo alla gente. Fatelo, invece di fare i sondaggi. Chi ha fatto i sondaggi verrà fuori. Non ci sono i presupposti per voi per fare quanto avete detto in campagna elettorale. Alcuni candidati qui dentro hanno redditi da fame, dichiarano zero, io dichiaro 19mila euro. Noi pensiamo che un giorno la maggioranza saremo noi. La Dc queste elezioni le ha volute perdere. In Adesso.sm non vedo la libertà di andare contro i poteri forti.

Giancarlo Venturini, segretario di Stato uscente, Pdcs

Il ballottaggio è diventato un referendum pro o contro la Dc. Vengono tolti consiglieri a determinate forze politiche, la mia ne ha persi sei. Bisogna garantire stabilità, ma anche equità entro certi limiti. Adesso.sm deve dare prova di quanto sa fare, ma deve essere consapevole del fatto che governa anche con parte dei nostri voti. La nostra opposizione sarà precisa e puntuale. Servono interventi per favorire l’occupazione, l’insediamento di nuove attività, risposte sulla Smac, sull’introduzione dell’Iva, sul rilancio del sistema bancario e finanziario. Bisogna passare dagli slogan ai fatti.

Pasquale Valentini, segretario di Stato uscente, Pdcs

Il compito di ciascun consigliere è ricordare che siamo qui per tutti, dobbiamo trovare le migliori soluzioni per il Paese. Dobbiamo tenere a mente i bisogni di tutti gli strati della popolazione. Se ci sono dei vincitori, sono i movimenti, nell’una e nell’altra coalizione. Parlo di Rete e Civico 10. Si parla di coesione. La prima coesione è la legittimazione reciproca. Se rimaniamo in Consiglio con gli slogan della campagna elettorale, la coesione non ci sarà, perché la campagna elettorale era incentrata sull’esclusione.
Ci sono aspetti della continuità che sono molto importanti: cosa intendiamo quindi quando parliamo di discontinuità con il passato? Nel 2012, quando abbiamo interrotto la legislatura, eravamo in mezzo al guado. Eravamo in black list, isolati, ma in ripresa. Un mese dopo l’ingresso del nuovo governo eravamo a Roma, al primo incontro con il governo italiano, e assicuravamo che quello che era nato era un governo in continuità con il precedente. In questo caso la continuità è stata un tema decisivo. Significava che il percorso iniziato nel 2008 non veniva interrotto, ma rafforzato. Oggi, per chi ci guarda dall’esterno, dire che questo non è un governo in continuità con quello precedente non è rassicurante.

Andrea Zafferani, C10

Ad ascoltare gli interventi tutti hanno vinto, chi ha perso non l’ha fatto per colpa sua, ma di altro. Oggi il grande responsabile è la legge elettorale. Dare la colpa alle regole del gioco non è sintomo di maturità. Ciò non vuol dire che le regole non vanno cambiate. Da noi si parla però di colpo di Stato. Si dice che c’è stato un furto democratico, si arriverà a dire che c’è stato un complotto divino. Invito a rispettare l’esito di una competizione fatta con regole note. La legge elettorale non è perfetta. Non ho sentito proposte alternative, l’idea è forse tornare a prima, a quando si facevano gli accordi nelle segrete stanze? Nel Paese ha vinto la volontà di cambiamento, che non è impersonificata da noi, lo chiarisco. Noi forse abbiamo rappresentato un buon mix fra rinnovamento e credibilità nella proposta politica. Dovremo dimostrare la capacità di fare quanto avevamo detto.

Nicola Renzi, Rf

In campagna elettorale i toni si sono alzati, era normale. Ma ora è terminata. Dobbiamo conformarci all’appello della Reggenza. Dobbiamo inaugurare un nuovo clima, ma ciò dal dibattito non è emerso. Ai cittadini dobbiamo parlare di cose concrete, non di ciò che è stato. Nella passata legislatura non ho mai sentito una lamentela sulla legge elettorale. Io sostenevo un regime politico sempre più verso il maggioritario e la semplificazione. Ci si è sbizzarriti in calcoli matematici di ogni tipo. La mia forza politica non si sottrarrà al confronto. Avrà due punti fermi: che si cerchi di combattere la frammentazione e che i cittadini possano sapere con chiarezza chi governerà il Paese dal giorno successivo alle elezioni. Il tripolarismo non è nulla di nuovo. Chi vuole cambiare la legge elettorale, dica come.

Dalibor Riccardi, Psd

Il Psd tiene al Paese più di ogni altra cosa, lo ha dimostrato con le sue alleanze. L’espressione usata da Lonfernini sul colpo di Stato è stata forte, è vero. Ma il 70% della popolazione è all’opposizione, questo va detto. Il dialogo con l’opposizione ci deve essere per forza. Il cambio di metodo è qualcosa da fare, non è uno slogan. Noi non abbiamo nemici, possiamo collaborare con tutti, ma in maniera costruttiva e mai distruttiva. Per il rinnovamento non basta cambiare le facce e le sigle. Stare qui coinvolge delle responsabilità.

Marco Gatti, Pdcs

Il primo turno ha visto la nostra coalizione fare il 42%, la Dc quasi il 25% dei consensi. La Dc non ha ragionato in funzione dei consensi, altrimenti molte cose non le avremmo fatte. Ma sono proprio quelle cose che hanno portato ai risultati che ora vanno in eredità alla maggioranza entrante. Al ballottaggio la coalizione è rimasta al 42%, non ci siamo mossi. Il 68% del corpo elettorale è all’opposizione. La legge elettorale demarca la necessità di trovare dei correttivi. Quali? Bisogna mettersi a un tavolo per definirli. La nostra coalizione ha fatto una scelta: dire al corpo elettorale ciò che serviva. Ci sono processi da completare che devono andare in continuità. La nuova maggioranza parla di condivisione: sicuramente la Dc farà un’opposizione costruttiva, ma questo non vuol dire che si sostituisce alla maggioranza o viene a fare i ballottini. Ognuno deve assumersi le proprie responsabilità. Fra i temi sui quali sarà opportuno costruire un dibattito c’è anche la legge elettorale, assieme a una legge di riforma istituzionale. Serve una commissione per lavorare su queste tematiche.

Enrico Carattoni, Ssd

Il risultato delle elezioni è storicamente importante. Abbiamo raccolto la volontà di chi ha chiesto cambiamento, rinnovamento della politica nei contenuti e nei metodi. Nel dibattito ho sentito parole forse eccessive. Ci sta, a volte in politica si esagera. Le elezioni del 4 dicembre non sono state un colpo di Stato. Vanno rispettati i 9mila elettori che hanno votato Adesso.sm. E’ una questione di stile e di contenuti. Il ruolo dell’opposizione è nobile, è alto. Chi fa i colpi di Stato annienta le opposizioni, non gli dà spazio. Alle scorse elezioni San Marino Bene Comune vinse con 500 voti in più rispetto a quelli incassati da Adesso.sm. La legge elettorale ha dei limiti, abbiamo ascoltato critiche, ma poche proposte. Rispetto alla legge elettorale, è imprescindibile che l’elettore voti la coalizione. I cittadini non ci permetterebbero un passo indietro in questi termini. Sarebbe un balzo indietro di 20 anni. Ci sono riforme importanti da fare, non solo economiche. Parlo di quelle istituzionali e sulla rappresentanza.

Comma 6 – Provvedimenti in esecuzione della Legge 18 febbraio 1998 n.30 “Norme Generali sull’Ordinamento Contabile dello Stato”: a) Relazione Economico – Statistica e Relazione Tecnico Contabile, ai sensi dell’articolo 38 della Legge 18 febbraio 1998 n.30; b) Rendiconto Generale dello Stato e Relazioni della Commissione di Controllo della Finanza Pubblica, previste dagli articoli 106 e 108 della Legge 18 febbraio 1998 n.30, nonché Bilanci Consuntivi degli Enti Pubblici per l’esercizio finanziario 2015 (I lettura); c) Bilanci di Previsione dello Stato e degli Enti Pubblici per l’esercizio finanziario 2017 e Bilanci Pluriennali 2017/2019 (I lettura)”

Viene votata la procedura d’urgenza all’unanimità.

Tony Margiotta, Ssd

A nome della lista Ssd richiediamo la procedura d’urgenza.

Federico Pedini Amati, Md-si

Leggo un Odg condiviso da tutti i gruppi consiliari. Il Consiglio condivide la necessità di tutelare il sistema bancario e finanziario. Considerando la volontà di approfondire le ragioni del mancato completamento della Centrale rischi nei tempi indicati e la necessità di dotarsi di strumenti come la Centrale rischi, il Consiglio impegna il Congresso di Stato a convocare non oltre l’8 febbraio 2016 una seduta della Commissione finanze alla quale siano presenti i vertici di Banca centrale, per esaminare i principali indicatori di performance del sistema finanziario per l’anno 2015, le motivazioni del rinvio dell’attivazione della Centrale rischi, i criteri e obiettivi dell’analisi degli attivi delle banche. L’Odg impegna il Congresso di Stato altresì ad adottare gli opportuni indirizzi per individuare una sede di confronto permanente fra forze politiche di maggioranza e opposizione su temi sistema finanziario.

Dalibor Riccardi, Psd

Il Psd è d’accordo.

Oscar Mina, Pdcs

Confermiamo la volontà di confermare la procedura d’urgenza.

Elena Tonnini, Rete

La situazione è particolare. Siamo al margine fra un governo uscente e uno entrante. La legge è stata depositata da Capicchioni e verrà approvata dalla nuova maggioranza. Le opzioni erano due. Un bilancio previsionale o un esercizio provvisorio. In entrambi i casi c’era il termine del 31 dicembre. Nel secondo caso ci sarebbero comunque state deroghe. La coalizione Adesso.sm ha preso una via che riteniamo legittima. Partirà dal previsionale di Capicchioni. A quel punto abbiamo richiesto di avere un bilancio asciutto, senza elementi programmatici. Anche un impegno per non presentare emendamenti, se non concordati. Qui si è aperto un tavolo. Voteremo a favore della procedura d’urgenza.

Nicola Selva, Rf

C’è stato un grande confronto. Sono stati fatti diversi incontri, circa 5. L’esercizio provvisorio non sarebbe stato un bene per il Paese. Abbiamo concordato un emendamento che va verso la trasparenza, oltre a un Odg. Ci si è impegnati a votare in modo palese. Voteremo la procedura d’urgenza.

Matteo Ciacci, C10

Anche noi siamo d’accordo sulla procedura d’urgenza.

Alessandro Mancini, Ps

Si è trovato un accordo su un emendamento sui beneficiari effettivi delle banche. Il Ps voterà favorevolmente alla procedura d’urgenza.

Federico Pedini Amati, Md-si

Siamo favorevoli.

Relazione

Giancarlo Capicchioni, segretario di Stato alle Finanze uscente

L’economia sammarinese mostra segnali di stabilizzazione. Le stime elaborate dalla Agenzia di Rating Internazionale Fitch a maggio 2016 prevedono una crescita del PIL moderata, che variano dal +0,2% al +0,5% per il 2015; ci si aspetta una crescita per 2016 del +1% e del +1,3% per il 2017. I dati che riguardano l’andamento economico mostrano alcuni segnali positivi. Nell’ambito delle attività produttive il totale delle imprese presenti e operanti in Repubblica, al 30 settembre 2016, è pari a 5.174 unità e registrano, rispetto al settembre 2015, un decremento di 30 aziende. Il settore bancario dal terzo trimestre 2015 sta registrando una fase di contrazione della raccolta, in un contesto che comunque non ha presentato a livello sistemico tensioni di liquidità o stress. In tale scenario è costante l’attività di monitoraggio dei profili di liquidità da parte della Banca Centrale di San Marino. L’adozione di una strategia complessiva a livello di sistema per la gestione e la risoluzione dei non performing loans (NPL) rappresenta una delle priorità per il rafforzamento del sistema, come condiviso anche durante l’ultima missione Articolo IV del Fondo Monetario Internazionale. In particolare, per quanto riguarda gli NPL è iniziato un processo di analisi che coinvolge tutto il sistema, con l’avvio dell’ Asset Quality Rewiew (AQR) su tutto il sistema finanziario.

Il progetto comprenderà tutti gli aspetti ed i settori interessati. Variazione al Bilancio di Previsione 2016. Il disavanzo per l’esercizio 2016 è previsto in euro 10.846.427,15. Con la Variazione al Bilancio di Previsione dello Stato per l’esercizio 2016 approvata con la legge 21 settembre 2016 n.129, il disavanzo è stato diminuito a euro 9.463.270,89. Le maggiori spese per il Settore Previdenziale e Sanitario hanno riguardato il capitolo “Oneri a carico dello Stato per la gestione fondo lavoratori dipendenti” il cui stanziamento 2016 passa da 17.000.000 a 19.000.000 ed il capitolo “Fondo di dotazione per assistenza sanitaria e per finanziamento servizio socio sanitario” il cui stanziamento 2016 passa da euro 64.000.000 a 66.500.000. Gli incrementi riguardano da un lato, la richiesta da parte dell’Istituto per la Sicurezza Sociale di un maggior contributo per il settore previdenziale per il raggiungimento dell’equilibrio del Fondo Lavoratori Dipendenti in assenza di provvedimenti correttivi e dall’altro, per la copertura delle maggiori spese correnti per personale, farmaci e parafarmaci, adeguamento a normative europee del Dipartimento Prevenzione ed infine, adeguamento accantonamento per il Sistema Sanitario Nazionale Italiano.

Il Bilancio di Previsione 2017. Il sistema previdenziale richiede una riforma strutturale da attuare con urgenza fin dal 2017 per garantire la sostenibilità del sistema nel lungo periodo e per ridimensionare gli oneri a titolo di contributo sempre più elevati posti a carico del Bilancio dello Stato. La spesa sanitaria è un altro importante centro di spesa per il Bilancio dello Stato, dopo alcuni anni di contenimento dal 2016 ha ripreso a salire infatti, nel 2016 sono stati integrati gli stanziamenti di bilancio del capitolo “Fondo di dotazione per assistenza sanitaria e per finanziamento servizio socio-sanitario” da euro 64.000.000 a euro 66.500.000 nel 2017 lo stanziamento è stato aumentato di 1.000.000 di euro e portato ad euro 67.500.000 a fronte di una richiesta più elevata da parte della Direzione ISS. Le principali spese riguardano i maggiori costi del personale, la spesa per acquisto farmaci e parafarmaci, per le spese generali di amministrazione e per gli accantonamenti.
Il Bilancio di previsione per il 2017 chiude con un disavanzo di euro 19.779.354,51 (9.463,270,89 il disavanzo risultante dalla previsione assestata 2016). L’aumento del disavanzo 2017 è dovuto principalmente alla diminuzione di circa 11 milioni di entrate extratributarie rispetto al 2016 relative ai proventi per confische disposte dall’Autorità giudiziaria e dai proventi derivanti dai rapporti estinti di cui all’articolo 95/bis della Legge 17 giugno 2008 n.92 che interessano solo l’esercizio 2016. Inoltre, fra le entrate del Titolo 3 – Alienazione, ammortamento di beni patrimoniali e rimborsi di crediti si rileva nel 2017 una minore entrata rispetto al 2016 e di (1.200.000,00 relativi alla vendita di beni immobili (relitti o porzioni di terreni). Per quanto riguarda le entrate fiscali, nel bilancio di previsione 2017 non sono previste maggiori imposizioni fiscali e neppure riproposti i provvedimenti straordinari che hanno interessato gli anni passati quali: l’addizionale IGR di cui all’articolo 35 della Legge n. 200/2011, le disposizioni di cui all’articolo 56 della Legge n. 194/2010 nei confronti dei lavoratori frontalieri e l’Imposta Straordinaria sugli Immobili, istituita nel 2011 e attuata solo per il 2013 con il Decreto Delegato n. 90/2013.

Il totale delle entrate, escluse le partite di giro, ammonta a euro 521.377.724,51. Le entrate tributarie che costituiscono le entrate principali del Bilancio dello Stato nel 2017 pari a euro 421.300.800 sono previste in aumento del 3,90% rispetto al consuntivo 2015, del 3,00% rispetto alla previsione iniziale 2016 e dello 0,13% rispetto alla previsione assestata 2016. All’interno delle Entrate tributarie, le previsioni delle Imposte dirette 2017, pari a euro 113.200.000 confermano il dato adeguato in sede di Variazione al Bilancio 2016 con il versamento del conguaglio 2015 avvenuto ad giugno 2016. Il gettito complessivo 2015 dell’imposta IGR è stata pari a euro 113.713.057,39.

Il Titolo 4, “Entrate derivanti da accensioni di mutui e prestiti”, ricomprende la categoria “Emissione Titoli Pubblici” con un importo previsto nel 2017 di euro 10.000.000 per l’emissione Titoli del debito pubblico. Nel 2018 sono previsti ulteriori euro 10.000.000 a completamento del finanziamento previsto dalla Legge di spesa. Previsioni spesa 2017. La spesa complessiva per l’esercizio 2017, al netto delle partite di giro, ammonta a euro 521.377.724,51 e risulta diminuita dello 0,23% rispetto alla previsione assestata 2016 e dell’1,55% rispetto al consuntivo 2015 mentre, aumentata del 3,66% rispetto alla previsione iniziale 2016.

La spesa corrente 2017 ha subito un aumento dello 0,17% rispetto alla previsione assestata 2016, del 4,71% rispetto alla previsione iniziale 2016 e del 3,58% rispetto al consuntivo 2015. L’aumento delle previsioni di spesa corrente per l’anno 2017 rispetto alla previsione assestata 2016 ha interessato principalmente le categorie del personale in attività (+1,70%), gli oneri retributivi (+5,69%), la categoria degli interessi passivi (+ 12,70%) ed i trasferimenti al Settore Pubblico Allargato (+1,45%).
I trasferimenti all’Istituto Sicurezza Sociale per il finanziamento dell’Assistenza Sanitaria e per il Servizio Socio Sanitario, per il 2017, saranno pari a euro 67.500.000,00 (+5,47% rispetto alla previsione iniziale + 1,50% rispetto alla previsione assestata). Mentre, per far fronte agli accantonamenti destinati agli ammortamenti e al Fondo Svalutazione Crediti, l’istituto Sicurezza Sociale utilizzerà per il 2017 il residuo del Fondo di riserva patrimoniale per gli accantonamenti costituito nel 2016.

Liquidità dello Stato. Resta prioritario per il 2017 individuare interventi per un ripristino graduale delle riserve, valutando come suggerito anche dal Fondo Monetario Internazionale l’accesso a finanziamenti esterni fra i quali: 1) L’emissione di un prestito obbligazionario internazionale, per il quale è necessario prevedere un’apposita normativa e valutare attentamente gli aspetti tecnici e finanziari; 2) Accensione di un finanziamento internazionale i cui costi di gestione potrebbero essere più contenuti visti gli attuali tassi di interesse, anche in questo caso una volta individuato un Istituto disponibile al finanziamento, vanno valutati attentamente i costi, la loro sostenibilità e le condizioni contrattuali richieste.

Il debito pubblico determinato secondo la metodologia utilizzata dal Fondo Monetario Internazionale è costituito dal debito residuo che lo Stato deve ancora da rimborsare sui finanziamenti, mutui e titoli pubblici al 31 dicembre di ogni anno e dalla differenza dei crediti e debiti rilevati alla chiusura del Rendiconto Generale dello Stato. Al 31 dicembre 2015 il debito pubblico ammonta a 279,24 milioni.

 

20 dicembre 2016
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