Taglio alle bottiglie di aceto balsamico. Produttori in rivolta

Produttori di aceto balsamico in rivolta contro i nuovi protocolli di settore che, dall’1 gennaio prossimo, prevederebbero un taglio sulle quantità di prodotto imbottigliabili. Con l’obiettivo di evitare le intromissioni del mercato nero e le disinvolte acetaie ‘casalinghe’, riqualificando tutta la filiera ed evitando le chiacchierate sovrapproduzioni, gli addetti ai lavori sono stati convocati ad una riunione ad hoc lo scorso 23 ottobre a Modena. L’incontro è stato convocato dal Consorzio di tutela dell’aceto balsamico, nella sua sede di viale Virgilio. Il nuovo regime di controlli, che aggiorna il precedente datato 2009, porta la firma congiunta del Consorzio stesso, dell’ente di certificazione bolognese Cermet e del ministero delle Politiche agricole. Pendono tuttora varie interpretazioni, ma un dato sembra assodato e sta facendo discutere già da qualche tempo: se finora i produttori hanno potuto imbottigliare fino all’8% delle giacenze da almeno 12 anni e fino al 4% di quelle fino ai 25 anni, dall’1 gennaio le due percentuali dovrebbero essere tagliate a quota 3% e 1,5% rispettivamente. Meno della metà, quasi un terzo. La ratio sarebbe questa: con gli standard attuali, i grandi produttori sono favoriti rispetto ai piccoli (in regola). Se il Consorzio dunque motiva il tutto sulla base della necessità di riclassificare la filiera dell’oro nero, i produttori lamentano tempi troppo stretti per adeguarsi e soprattutto contestano sul merito.

aceto balsamico“Ci hanno comunicato le nuove regole a fine ottobre e dall’1 gennaio bisognerebbe adeguarsi, non c’è sufficiente tempo. Intromissioni nella filiera? Per noi si tratta di fantasmi. Ovvero, se qualcuno ritiene che esistano denunci, altrimenti alimentare queste voci crea solo un danno”, sbotta Mario Giambigliani Zoccoli, presidente del Consorzio produttori antiche acetaie. Aggiunge Giambigliani Zoccoli: “Nel nostro territorio non ci risultano denunce su eventuali irregolarità nella produzione, del resto i controlli del Cermet sono continui e stringenti. Se non ci saranno accorgimenti, rischiamo di danneggiare il settore e soprattutto le sue ricadute in termini turistici e di immagine”, rincara il produttore modenese. Per cercare di fare massa critica ma anche chiarezza, oggi è prevista una tavola rotonda a tema dalle 18.30 all’auditorium di Confcommercio, in via Piave a Modena, ribattezzata “Aceto Balsamico Tradizionale di Modena Dop: una risorsa per il nostro territorio”. Col nuovo piano di regole si sono originati “forti dubbi” tra i produttori modenesi perché, recita una nota ufficiale oggi di Confcommercio, “il fondato rischio” è quello di “ridimensionare l’economia che gira intorno al nostro ‘oro nero’, riducendone fortemente la capacità produttiva”. Oltre a Giambigliani Zoccoli sono attesi Giorgio Vecchi, presidente provinciale di Confcommercio, Francesca Soffici di Modenatur, Tiziano Bursi, docente Unimore al dipartimento economia “Marco Biagi”, Tommaso Rotella, assessore alle Attività economiche del Comune di Modena.

 

Intanto, continua a tenere banco la “sentenza storica” in Germania per l’aceto balsamico, dopo che il tribunale di Mannheim ha fatto valere il concetto di esclusività, per l’aggettivo “balsamico”, già adottato per il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano. Il Consorzio di tutela dell’aceto balsamico di Modena Igp aveva diffidato la società tedesca Balema dall’utilizzare il termine “balsamico” nella denominazione dei propri prodotti. La società aveva risposto citando in giudizio il Consorzio emiliano e chiedendo al giudice di stabilire la liceità del proprio comportamento. Intanto, la società tedesca continua a utilizzare il termine “balsamico” nel proprio sito: secondo il Consorzio, ci sono tutti gli elementi affinché il Governo italiano chieda alle autorità tedesche il sequestro dei prodotti, secondo l’applicazione della clausola ex officio contenuta nel pacchetto qualità della Ue.

Luca Donigaglia

giornalista professionista

19 Novembre 2015
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