Sharing Economy, l’Italia è tra i Paesi leader per condivisione

ROMA – L’Italia condivide e fa tendenza. Che sia una macchina, una casa, uno spazio culturale o una cena, la nuova frontiera del guadagno e’ mettere in comune. Si chiama sharing economy e mai come negli ultimi mesi nel nostro Paese abbiamo imparato a creare valore semplicemente condividendo online beni e servizi e promuovendo lo sviluppo sostenibile. Al punto che siamo tra i primi tre Paesi in termini di utenti e conoscitori, dietro la Turchia e la Spagna.

La conferma arriva da una ricerca condotta dalla facolta’ di Economia dell’universita’ degli studi Niccolo’ Cusano, presentata nell’aula magna dell’ateneo romano nel corso del convegno ‘Sharing economy e sviluppo sostenibile: impresa, condivisione, profitto’. Nel nostro Paese chi usa questa nuova forma di economia ha un identikit gia’ definito: uomini sotto i 44 anni, con un alto profilo di istruzione e per la maggior parte provenienti dal Nord (53%), che stacca il Sud e le Isole (25%) lasciando indietro il Centro Italia (22%).


Sharing Economy: tutti i numeri nella infografica di Unicusano

Infografica a cura della Facoltà di Economia di Roma di Unicusano

Analizzando i dati dell’infografica presentata dall’Unicusano, la sharing economy appare come un trend sempre più in crescita, addirittura del 34% nell’ultimo anno: la stima di fatturato del 2016 si attesta sui 13 miliardi di euro, ma secondo le previsioni nel 2025 si toccheranno i 300 miliardi di euro. Tanti i servizi e le piattaforme più popolari che incidono sul successo quotidiano del concetto ‘condivido e ci guadagno’: si va da ‘ScambioCasa‘ e ‘AirBnB‘, i portali che permettono di scambiare la propria casa con quella di un altro utente o di affittare camere e appartamenti ai turisti, fino a ‘BlaBlaCar‘ per condividere viaggi e passaggi in auto oppure ai servizi di ‘BikeMI‘ e ‘Car2Go‘ per prendere in prestito bici o auto e pagarne l’effettivo utilizzo. Meno conosciuta ma in crescita e’ ‘Gnammo‘, la piattaforma che con il social eating offre la possibilita’ di organizzare pranzi e cene in casa o in altre location.



 




“Il web e’ un canale alla portata di tutti in cui la sharing economy prospera: con la giusta strategia tante attivita’ emergenti possono aumentare di molto i propri affari. Insomma, possiamo tutti diventare imprenditori e manager”, ha spiegato Claudio Vaccaro, esperto di Digital marketing a ‘BizUp’. Proprio per queste caratteristiche parliamo di “un mondo per giovani creato dai giovani perche’ indiscutibilmente legato alle nuove tecnologie”, ha sottolineato Mario Risso, preside della facolta’ di Economia all’Unicusano. Ma non ci sono solo i beni di consumo nella lista delle condivisioni. Lo dimostra Soisy (www.soisy.it), una startup di prestito tra privati che permette a chi ha bisogno di un prestito personale di essere finanziato da investitori privati. La formula vincente? Lo scambio win win grazie a cui gli investitori ottengono rendimenti più alti del mercato e i richiedenti ottengono prestiti meno cari con un processo rapido e 100% online. A fondare Soisy e’ stato Pietro Cesati, ex risk manager di Bnl che ha smesso di credere nel modello bancario per affidarsi proprio alla sharing economy. Come tutte le innovazioni, anche la sharing economy ha bisogno di una base normativa di riferimento. Per questo e’ stata presentata alla Camera un’apposita proposta di legge di disciplina, firmata dagli onorevoli Veronica Tentori (Pd) e Ivan Catalano (Misto). “Mi piace definirla una startup legislativa in via di evoluzione– ha spiegato la deputata Dem- Tra gli obiettivi della legge c’e’ quello di favorire la partecipazione attiva dei cittadini e lo sviluppo di nuove professionalita’, senza trascurare la trasparenza e l’equita’ fiscale, più che mai necessarie come ha dimostrato il caso Uber”.

19 Maggio 2016
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