Riecco Tivadar, nuova aggressione a Bologna dal maniaco seriale del 2014

BOLOGNA – Aveva già aggredito due ragazze a Bologna nel gennaio del 2014 Cezarin Robert Tivadar, il 30enne romeno fermato ieri sera dalla Squadra mobile della Polizia di Bologna con l’accusa di aver violentato, intorno alle 5.30 di domenica mattina, una studentessa universitaria fuorisede che stava rientrando a casa in vicolo Santa Lucia, in pieno centro storico. Quattro anni fa Tivadar fu preso in Danimarca, dove si trovava per motivi di studio, ammise le sue responsabilità e patteggiò due anni, con pena sospesa, ma pochi giorni fa si è reso protagonista di un episodio identico ai due per cui era già stato arrestato, e ora si trova nel carcere della Dozza in attesa della convalida del fermo per violenza sessuale.

L’uomo, spiega in conferenza stampa il capo della Squadra mobile, Luca Armeni, “era tornato a Bologna, dove vive con la madre, da pochi mesi dopo aver trascorso un periodo all’estero”, e nella notte tra sabato e domenica “ha notato, per caso, la ragazza in pieno centro, nella zona di via Indipendenza e piazza Maggiore”. Grazie alle immagini delle telecamere, gli agenti della Sezione Contrasto alla violenza di genere hanno accertato che Tivadar ha seguito la ragazza (che quando ha denunciato la violenza ha spiegato di “aver avuto, già da quando era passata per piazza Maggiore, la sensazione di essere seguita”), masturbandosi mentre la pedinava, per poi aggredirla e palpeggiarla violentemente sulla porta di casa. La giovane, fortunatamente, è riuscita ad evitare il peggio reagendo immediatamente al tentativo di violenza, colpendo l’uomo al volto e alla testa con il suo telefono cellulare e riuscendo così a liberarsi dalla sua presa e a rifugiarsi nell’appartamento che condivide con un’altra ragazza. 

Gli agenti, prosegue Armeni, sono risaliti a Tivadar “perché, esaminando le immagini, hanno avuto l’impressione che si trattasse della stessa persona già arrestata nel 2014 per due episodi praticamente identici”. E ieri i loro sospetti sono stati confermati dalla perquisizione a casa del 30enne, dove sono stati trovati dei vestiti sporchi di sangue, senza contare che l’uomo presentava delle ferite che potevano benissimo essere state provocate dal cellulare della ragazza. Alla fine, Tivadar ha ammesso le proprie responsabilità davanti al pm Michele Martorelli, e per giustificare le sue azioni ha dato la stessa spiegazione già fornita nel 2014, affermando che “quando beve troppo finisce per comportarsi in questo modo“. Commentando il buon esito dell’operazione, infine, Armeni tiene a sottolineare “l’ottimo coordinamento con la Procura e la professionalità dimostrata dagli agenti della Sezione Contrasto alla violenza di genere” guidati da Elena Jolanda Ceria.

19 Aprile 2018
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