Il Sardinia Space Antenna, un’altra tappa per Marte

ROMA – C’è un telescopio vicino Cagliari che da più di 10 anni osserva il cielo in cerca di nuovi sistemi planetari, per studiare i corpi celesti, scoprire i segreti dei buchi neri e monitorare possibili collisioni di asteroidi. Il Sardinia Radio Telescope è stato e continua ad essere uno strumento prezioso per gli studiosi e i ricercatori di tutto il mondo, sia per guardare il cielo dalla Terra, ma anche per guardare la Terra dal cielo come succede negli studi geodinamici sugli spostamenti delle zolle tettoniche.

Con la costruzione del Sardinia Radio Telescope, SRT, si è potuta finalmente creare in Italia la prima maglia di una rete interferometrica di lunghissima base. In pratica si sfrutta una tecnica di interferometria astronomica utilizzata in radioastronomia, chiamata Very Long Base Interferometry, che consiste nell’osservazione dello stesso segnale emesso da una radiosorgente da parte di più radiotelescopi che permette, una volta calcolata la distanza tra i radiotelescopi del sistema, di emulare un telescopio di dimensioni pari alla massima distanza tra gli apparecchi.

Ottenendo anche una risoluzione che nessun strumento attualmente costruibile potrebbe riprodutte, tanto migliore quanto è maggiore la distanza fra le singole antenne. Nel caso italiano la rete VLBI composta dai tre telescopi di San Basilio, in provincia di Cagliari, di Medicina, in provincia di Bologna, costruito nel 1965, e quello di Noto, in provincia di Siracusa, inaugurato nel 1988, equivale ad un telescopio virtuale grande quanto l’Italia.

Il Sardinia Radio Telescope costituisce anche l’elemento più avanzato, dal punto di vista tecnologico, della rete interferometrica europea EVN, European VLBI Network, che ha il suo centro di controllo a Dwingeloo nei Paesi Bassi, dove affluiscono in tempo reale tutti i dati dei radiotelescopi che formano il sistema.

Da oggi l’SRT diventa SSA, Sardinia Space Antenna, che è entrato ufficialmente, da mercoledì 9 maggio, nel programma della Nasa Deep Space Network e inizierà ad essere utilizzato anche per il supporto alle missioni spaziali di lunga distanza. Il suo compito principale sarà la comunicazione con le sonde interplanetarie esplorative sfuttando la sua capacità di captare i debolissimi segnali inviati dai satelliti in orbita, ma sarà utile anche per sorvegliare i detriti spaziali. Entra così a far parte di una rete che coinvolge soltanto cinque infrastrutture del genere nel mondo situate in Australia, negli Stati Uniti e Sudamerica. Il nuovo compito dell’antenna è il frutto dell’accordo siglato mercoledì fra il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana Roberto Battiston e l’amministratore associato della Nasa William H. Gerstenmaier, all’interno di una collaborazione complessiva che ha visto dialogare l’Istituto nazionale di astrofisica, Regione Sardegna, Università di Cagliari e i comuni del territorio.

“Un lavoro colossale- ha detto il presidente dell’Asi, Roberto Battiston- partito dall’Inaf, istituto nazionale di astrofisica e continuato per anni. Stiamo investendo sul futuro: andremo su Marte con uomini e mezzi, torneremo sulla Luna. E questa antenna sarà fondamentale”. 

L’SDSA situato a San Basilio, in provincia di Cagliari, con una superficie di 64 metri quadrati misura quasi quanto un campo da calcio con sopra costruito un palazzo di 35 metri d’altezza, più o meno dieci piani, e 3000 tonnellate di peso. E’ il più grande telescopio d’Europa, il terzo strumento di questo tipo in Italia insieme a quelli di Noto, in provincia di Siracusa, e di Medicina, in provincia di Bologna. Costruito nel 2006 e gestito dall’Istituto Nazionale di Astrofisica il radiotelescopio è stato realizzato con il contributo del ministero dell’Istruzione, l’Università e la Ricerca, la Regione Sardegna e l’Agenzia Spaziale Italiana per un investimento totale di quasi 60 milioni di euro.

L’anno scorso grazie alla Sonda Cassini è stato possibile effettuare le prime sperimentazioni delle capacità del Sardinia Radio Telescope nel ricevere i segnali delle sonde che si trovano a grandi distanze.  Da qui in avanti si aprono ulteriori prospettive di utilizzo ci sono missioni con destinazione Marte già programmate in cui le agenzie spaziali chiedono l’intervento di antenne aggiuntive perché serve una maggiore copertura e sicuramente il radiotelescopio della Sardegna potrà fare la sua parte. 

 

Lo strumento ha la possibilità di lavorare in sei diverse posizioni focali per ognuna delle quali è previsto il cambio dei ricevitori con un meccanismo automatico. Grazie a queste caratteristiche è in grado di ricevere segnali con frequenze comprese tra 0.3 e 100 GHz. La sincronizzazione della strumentazione elettronica del SRT avviene con l’utilizzo degli orologi atomici del laboratorio di tempo e frequenza dell’Osservatorio astronomico di Cagliari. Gli stessi che servono per ottenere il riferimento di tempo e frequenza necessario per il funzionamento dei ricevitori.

15 maggio 2018
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