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Viaggio a Tor di Valle, tra discariche e baracche/FOTO e VIDEO

ROMA – L’area dove sorgerà il nuovo stadio della Roma è un pratone incolto, recintato da un pericolante muro di cemento alto due metri. Una gigantesca spianata di 345 mila metri quadrati intervallata solo dal profilo del vecchio e fatiscente ippodromo del trotto, che ricorda quasi un castello diroccato, e cumuli di spazzatura sparsi un po’ ovunque tutto intorno. L’agenzia stampa Dire è tornata a compiere un sopralluogo del sito qualche anno dopo l’abbandono dell’impianto gestito fino al 2014 dalla Sais, la società proprietaria dell’ippodromo fino all’arrivo dell’as Roma e del costruttore Luca Parnasi. E lo scenario che si è trovata di fronte è quello di un’area a diffuso ed alto tasso di degrado. Molto peggiorata rispetto a quando, ai tempi dell’amministrazione Alemanno, erano ancora presenti i cavalli e le stalle.

Nell’ippodromo non si può più entrare. In attesa che arrivino lo stadio disegnato da Dan Meis e i tre grattacieli di Daniel Libeskind l’impianto è chiuso al pubblico e presidiato da due vigilantes di una società privata. Allora inizia una passeggiata esplorativa lungo il perimetro dell’area. E qui si trova quello che non ci si aspetta. O forse quello che tutti temevano. Sulla strada dissestata che corre parallela al muro di recinzione ogni pochi metri ci si imbatte in una discarica abusiva. Alcune di queste con rifiuti completamente carbonizzati. Se poi ci si spinge ancora un po’ più avanti, sulla destra, quindi appena fuori dal perimetro del futuro business park, inizia un insediamento abusivo di nomadi.  Non è il solo, però.



Un uomo esce incuriosito a parlare con l’inaspettato visitatore. Ha paura che con l’arrivo dello stadio prima o poi verrà cacciato. “Dove faranno esattamente lo stadio?”, ci chiede. Sembra sollevato dal fatto di trovarsi fuori dai confini dell’intervento che verrà. “Ma dall’altra parte ci sono altre baracche“, ci confida indicando con il dito l’area alla sinistra dell’ingresso dell’ippodromo, quello dove sarà realizzato il grande parcheggio e l’area verde attrezzata vicino la cosiddetta “nuova Trigoria”. Sbirciando, invece, tra le fessure del muro di protezione dell’area, sul quale troneggia ogni pochi metri un logo di Tor di Valle griffato anni ’80, ecco l’area dove sorgeranno le torri di Libeskind. Una radura di erba spontanea, con pochissimi alberi se si esclude la filare che si trova a pochi metri dall’ex ippodromo. Probabilmente molti di meno di quelli che sarà obbligata a piantare la Roma nel futuro parco attrezzato che nascerà vicino allo stadio. La battaglia politica che tiene con il fiato sospeso la città si gioca tutta sul futuro di questa area. Nella speranza che abbia un futuro comunque diverso dal suo degradato presente.

di Emiliano Pretto, giornalista professionista

15 febbraio 2017

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