Nucleare, tour a Latina con Sogin per seguire la dismissione della centrale

L'arresto della centrale è stato nel novembre 1986 per lavori di ordinaria manutenzione ma non ha mai ripreso a funzionare a causa dell'esito del referendum dell'anno successivo
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ROMA – Cancelli aperti oggi alla centrale nucleare di Latina. Il sito è in fase di smantellamento.

Tantissime le persone, si dice oltre tremila, hanno partecipato a questa iniziativa messa in campo da Sogin, la società che si sta occupando del decommissioning delle centrali nucleari in Italia, non solo a Latina ma anche a Trino, Caorso e Garigliano.

Nel corso del tour, con visite guidate, della durata di oltre due ore, i tecnici della Sogin hanno illustrato i lavori effettuati per lo smantellamento.

La centrale nucleare di Latina è il simbolo della sfida tecnologica vinta in Italia negli anni 60. Costruita in tempi record, dal 1958 al 1962 basandosi su tecnologia inglese, ha il primato di essere stata la prima centrale nucleare ad entrare in funzione in Italia e con il reattore più potente d’Europa.

L’arresto della centrale è stato nel novembre 1986 per lavori di ordinaria manutenzione ma non ha mai ripreso a funzionare a causa dell’esito del referendum dell’anno successivo.

“Il nostro obiettivo- ha spiegato Luca Desiata, amministratore delegato di Sogin- è far conoscere, all’insegna della massima trasparenza, come procedono i lavori di dismissione”.

Le parole d’ordine sono trasparenza, condivisione, rispetto dell’ambiente, economia circolare e sicurezza sul lavoro.

Oggi il tema principale da affrontare riguarda, però, l’individuazione del deposito nazionale delle scorie nucleari.

“Sogin ha contribuito alla ridefinizione della Carta nazionale delle aree che potrebbero avere i requisiti per ospitare il deposito. Siamo in attesa- continua Desiata- del via libera da parte dei ministeri competenti alla pubblicazione. Individuare il deposito nazionale è un passaggio fondamentale. Garantirebbe, infatti, di evitare nuovi, onerosi costi aggiuntivi per lo stoccaggio del materiale radioattivo all’estero”.

Nel corso dell’incontro si parla anche di futuro. A settembre, infatti, si procederà con il taglio dei cosiddetti ‘schermi’: “La settimana scorsa abbiamo ricevuto l’autorizzazione da parte dell’Isin, autorità di sicurezza nucleare, per lo smantellamento degli schermi, tra l’altro già cantierizzata da noi. Tanto che- continua Desiata- subito dopo abbiamo avviato il contratto con il fornitore che si occuperà di questi interventi. Costruita anche la facility di taglio per i boiler. La centrale di Latina è una di quelle che sta lavorando meglio per lo smantellamento e per la messa in sicurezza dei terreni che insistono intorno alla centrale”.

Si sta provvedendo, infatti, alla bonifica dei terreni circostanti.

DESIATA (SOGIN): IMPEGNATI SU PROBLEMA GRAFITE A LATINA

“Sogin si trova a dover smantellare 4 centrali nucleari e 5 impianti nucleari ex Enea. Tutti di diversa tecnologia e tipologia. Tutti costruiti negli anni 60 quando non ci si poneva il problema ambientale su cosa avremmo fatto sul fine vita delle centrali. Sicuramente c’è un problema tecnologico di fondo legato all’eterogeneità delle strutture e al fatto che non fossero state progettate per essere smantellate”. Lo dice l’amministratore delegato di Sogin, Luca Desiata, a margine del tour organizzato a Latina per vedere come la vecchia centrale viene smantellata.

“Latina- aggiunge l’ad di Sogin- rispetto agli altri impianti presenta una difficoltà in più. La tecnologia gas grafite, di tipo anglosassone, ad oggi non ha ancora una soluzione condivisa a livello internazionale. Sogin è in attesa di sviluppi internazionali, a cui comunque come Sogin stiamo partecipando fornendo input tecnologici molto importanti, per l’identificazione della migliore tecnologia per lo smantellamento di reattori a base di grafite. La prima fase quindi prevede lo smantellamento di tutte le strutture tranne quella dei blocchi di grafite che si trovano all’interno”, conclude Desiata.

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13 Aprile 2019
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