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Fertility day, lo psicologo: “Un problema di natalità e genitorialità c’è”

“Puntare l’attenzione su un’errata linea comunicativa non aiuta nessuno. Per varie ragioni il #fertilityday – la campagna di sensibilizzazione del ministro della Salute sulla fertilità – non ha incontrato i favori di cittadini ed esperti, pronti ad evidenziare nella mancanza di infrastrutture (come gli asili nido e le case popolari) e di posti di lavoro i maggiori ostacoli alla riproduzione. Sono tutte argomentazioni sensate, ma non si può ridurre a questo un tema così importante. In Italia un problema di maternità c’è, così come esiste un problema di genitorialità”. A dirlo è Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell’età evolutiva e direttore dell’Istituto di Ortofonologia (IdO) di Roma, che con la sua equipe di psicologi esperti lavora da anni nelle scuole italiane per sensibilizzare gli studenti sui corretti stili di vita.

Si è chiamata infatti “Consapevoli oggi, genitori domani” l’iniziativa portata avanti lo scorso anno nelle scuole Medie e Superiori, nell’ambito della più grande campagna di comunicazione “Futuro Fertile” nata dalla collaborazione con il Ministero della Salute e il Dipartimento Medicina Sperimentale della Sapienza Università di Roma.

“La promozione della cultura della prevenzione della fertilità tra i giovani, come tra i meno giovani, non è una questione scontata- avverte Castelbianco-. Nel corso degli ultimi anni, infatti, si è registrato un preoccupante aumento delle malattie acute e croniche della sfera riproduttiva, unitamente a comportamenti scorretti o dannosi acquisiti in età giovanile a causa di una scarsa informazione”.

Lo psicoterapeuta continua: “Non si può pensare che una linea comunicativa sbagliata possa nascondere il problema. La maternità tardiva non aiuta i bambini e smettiamola di definirla maternità ‘matura’ come se questo aggettivo costituisse garanzia di ‘saggezza’. Nella realtà di oggi c’è un forte calo di natalità- aggiunge-, possiamo pure decidere di superarlo facilitando l’integrazione con le altre etnie. Sarebbe una politica positiva, ma è importante che su questo tema si faccia chiarezza. Non possiamo nasconderci dietro la polemica di ‘Ognuno faccia come vuole’ o ‘Le donne sono vessate’, né pensare che la campagna possa interferire con i livelli di istruzione, con le capacità lavorative o il ruolo che le donne ricoprono nella nostra società. Va bene criticare un errore di comunicazione, ma sviluppare una campagna di polemiche e di proposte slegate all’errore è fuorviante. D’altro canto la domanda che noi psicologi dovremmo porci dovrebbe bypassare il diritto alla maternità per centrarsi sul diritto ad avere genitori idonei. Su questo tema sarebbe opportuno prendere posizione- conclude il direttore dell’IdO– e non tacere quando accadono situazioni che di certo non sono positive per l’infanzia”.

12 settembre 2016

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