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Milanese (Osa): “Le persone rinunciano alle cure, serve aiuto ai bisognosi”

ROMA – “Gli ultimi report ci dicono che in Italia ci sono 12 milioni di persone in condizioni difficili, di cui 4 in povertà assoluta. Una delle conseguenze è che queste persone stanno rinunciando a curarsi, generando una diseguaglianza insopportabile, che non può esistere nel diritto alla salute”. A ribadirlo è Giuseppe Milanese, presidente della cooperativa Osa, che da tempo ha deciso di intervenire a sostegno delle famiglie disagiate, aiutandole nella prevenzione e nel trattamento sanitario.

A fine 2015, infatti, è iniziata la prima fase del progetto ‘Nontiscordardimé’ rivolta ai bambini delle periferie romane, grazie alla collaborazione dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù e del Vicariato di Roma.

“Attraverso l’unità mobile abbiamo potuto effettuare 980 visite raggiungendo minori appartenenti a quattro parrocchie e due campi rom. E circa un centinaio di questi bambini sono stati in seguito visitati in maniera più approfondita proprio al Bambino Gesù- spiega Milanese all’agenzia Dire- Numeri destinati ad aumentare nel 2017 con più visite e piccoli pazienti da seguire“.

Il prossimo 18 gennaio scatterà la fase 2 del progetto, stavolta dedicata agli anziani. “La sofferenza dei bambini è sempre un’emergenza, ma possiamo dire che trova anche affetto facile da parte della società, mentre le persone anziane sono costrette a fare i conti con una logica dello scarto e della solitudine”.

Ecco allora l’arrivo di un secondo camper, dono del Santo Padre mediante l’Obolo di San Pietro, che verrà inaugurato e benedetto da Papa Francesco in occasione dell’udienza generale di mercoledì prossimo, presso la sala Nervi in Vaticano.

“Il Santo Padre ha voluto che ci occupassimo di questa situazione, coinvolgendo le parrocchie e i medici di Medicina generale, che finalmente saranno reperibili in determinati punti: abbiamo previsto 12 progetti di screening e prevenzione in vari ambiti che vedono interessati gli anziani in modo particolare, dall’udito alla vista fino al diabete”.

Non a caso Milanese parla di prevenzione. “In tutta questa situazione di povertà c’è un aspetto che a me non piace: l’aspettativa di vita. Noi in Europa viviamo un anno in più degli svedesi ma 20,2 anni di non salute, quelli in cui tra l’altro si spende di più, e loro soltanto 7. Questo perché i processi di screening e prevenzione funzionano maggiormente in quei Paesi. E in Italia non realizzare processi finalizzati agli anni della cronicità è assolutamente antieconomico, oltre che antisociale”.

Alla base di queste problematiche, conclude Milanese, c’è sempre il fatto che “siamo un Paese senza una regia adeguata, e il titolo V della Costituzione ha devoluto alle Regioni il governo di questo ambito ha permesso che la sanità pubblica funzioni solo in alcune realtà territoriali d’eccellenza, soprattutto al Nord, mentre più si va verso Sud e più si trova un non sistema, cui si rimedia magari con qualche pensione di invalidità, lasciando gli anziani da soli o con le badanti. Da dove ricominciare? Da una regia comune che veda la prevalenza dello Stato nel dettare le regole su questa vera e propria emergenza, come accade per i terremoti o per i migranti”.

11 gennaio 2017

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