Minori, garanti regionali tra legge 47 e ‘FAMI’: “Tanto impegno, poca condivisione”

Young migrant boy making a phone call at the reception center in

Young migrant boy making a phone call at the reception center in Lampedusa, Italy. Migrants are given a card on arrival to make a call home. / Jonathan Hyams per Save the Children

ROMA – Con la legge 47 dell’aprile 2017 – la cosiddetta legge Zampa – è stata istituita la figura dei tutori volontari dei minori non accompagnati. Uno strumento a disposizione dei territori e dei garanti dell’Infanzia e dell’Adolescenza per aiutare i ragazzi, in modo particolare quelli stranieri, a integrarsi, fornendo loro tutela anche dal punto di vista giuridico.

In tutte le regioni d’Italia è stata massiccia la risposta dei cittadini, che hanno fatto domanda per la formazione e molti di loro sono già registrati presso i vari Tribunali dei minori. Un lavoro portato avanti dai garanti regionali dell’Infanzia e dell’Adolescenza.

LE REGIONI E I TUTOR

“Il Lazio- ha detto il garante Jacopo Marzetti– è stata la prima Regione a istituire la figura del tutore volontario e ad oggi sono più di mille le persone che hanno risposto all’avviso pubblico. Di queste 500 sono già state formate, altrettante lo saranno entro l’anno e un centinaio sono le nomine effettuate dal Tribunale dei minori. Quella del tutore è una figura fondamentale perchè incrementa la capacità giuridica del minore e ha il compito di integrarlo socialmente. Per questo è importante che questa figura sia presente in tutto il territorio nazionale e che ci sia un coordinamento tra le Regioni, ad oggi totalmente assente”.

Ottime le risposte anche dalle altre regioni. In Lombardia, fa sapere il garante Massimo Pagani, “sono 580 coloro che hanno presentato la domanda. Circa 120 quelli già formati suddivisi tra Milano e Brescia”.

Anche nelle altre realtà le adesioni in massa non sono mancate, come nelle Marche e in Umbria. Oltre 160 nella prima e un centinaio nella seconda. “Ciò che mi rende particolarmente orgogliosa- ha rivelato la garante Maria Pia Serlupini– è che non si tratta di soli avvocati ma anche di altri professionisti, tra cui medici e insegnanti, che non hanno a che fare quotidianamente con le materie giuridiche”.

Quindi la Calabria dove i tutori sono più di 300 anche se non mancano le difficoltà: “Con l’attuale normativa dobbiamo fare affidamento al buon cuore di queste persone- spiega il garante Antonio Marziale– dal momento che non è concesso loro di prendersi permessi nei rispettivi lavori quando sono costretti ad assentarsi per svolgere l’attività di tutori, non sono coperti da assicurazioni e non è previsto nemmeno un rimborso spese”.

Dello stesso parere anche il suo omologo pugliese, Ludovico Abbaticchio: “A causa di queste mancanza i tutori che erano circa 500 ora sono diminuiti di 2/3. Auspico un intervento legislativo che istituisca una sorta di 104 per queste persone che vengono chiamate a tutte le ore, anche in quelle notturne”.

LE REGIONI E IL ‘FAMI’

A mother and her two children walk along the train tracks running from Serbia into Roszke, Hungary to reach a gathering point where refugees and migrants wait for a transit bus to pick them up and take them on the four hour journey north across Hungary to a reception centre near the Austrian border. As the refugee crises worsens in Europe the Hungarian authorities are becoming overwhelmed by the numbers arriving with thousands of refugees and migrants walking over the border from Serbia in recent days. Save the Children has deployed an emergency response team to Hungary to assess the needs and begin planning for a possible response, supporting the most vulnerable children and their families. / Jonathan-Hyams-per-Save-the-Children

Fronte comune dei Garanti regionali dell’Infanzia e Adolescenza, poi, in merito al progetto di ‘Monitoraggio della tutela volontaria per minori stranieri non accompagnati‘ ad opera della loro omologa nazionale Filomena Albano, portato avanti nell’ambito del Fondo asilo migrazione e integrazione 2014-2020 (Fami).

Uno strumento, a loro dire, “calato dall’alto, senza alcuna condivisione“, che “non è stato né presentato, né discusso e nemmeno approvato da nessuno”, e rischia di “creare sovrapposizioni, con dispersione di energie e risorse”.

“Auspico che il garante nazionale non dimentichi le realtà regionali- ha detto Jacopo Marzetti– e, se necessario, si arrivi a un intervento governativo”. Sulla stessa linea del suo omologo del Lazio anche il garante della Lombardia, Massimo Pagani, secondo il quale serviva “una condivisione che avrebbe dovuto essere allargata anche al Tribunale dei minori e alle università, oltre alle semplici associazioni”.

Di mancata condivisione parla anche il garante dell’Umbria, Maria Pia Serlupini: “Mi rendo conto dell’importanza di avere una mappatura nazionale, ma ci sono prerogative locali di cui è necessario tenere conto nelle pianificazioni generali”. Ancora più lapidario Antonio Marziale, garante della Calabria: “Il progetto Fami non lo tengo nemmeno in considerazione. Non accetto che ci sia subalternità tra la garante nazionale e i regionali quando invece ci dovrebbe essere collaborazione”.

E ancora, secondo il garante della Puglia, Ludovico Abbaticchio, “è mancata sia una condivisione programmatica che dei contenuti. I garanti non hanno una funzione solo politica ma anche e soprattutto operativa, invece siamo stati tenuti all’oscuro di tutto”.

Infine, “il rischio- a detta del garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza delle Marche, Andrea Nobili– è che un’azione calata dall’alto, per quanto seria e animata da buone intenzioni, possa essere causa di scontri”. E’ bene quindi “capire meglio in che modo si possa sviluppare una sintonia, evitando di avere la sensazione di sentirsi commissariati”.

10 Agosto 2018
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