Rifiuti tecnologici, boom di raccolta: oltre 146 milioni di chili nel 2015

raeeROMA – Oltre 146 milioni di chili di rifiuti tecnologici raccolti solo nel 2015 grazie a smartphone, tablet, elettrodomestici e batterie. Strumenti usati, gettati e infine trasformati in nuove materie prime. Sono i dati del Consorzio Nazionale Raccolta e Riciclo (Cobat), che oggi ha presentato a Roma il Rapporto di attività 2015.

Un risultato assai positivo che conferma le potenzialità dell’economia circolare, che in Italia esiste e funziona, ma anche il lavoro svolto dal Consorzio, che ribadisce la sua leadership nel settore pile e batterie. In forte espansione specialmente la gestione dei RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) con un incremento di oltre il 150%, anche se il mercato più consistente rimane quello delle pile e delle batterie.


“Sono risultati ottimi che confermano come il nostro Consorzio sia il primo in Italia per quantita’ raccolte di apparecchiature tecnologiche, ma anche per l’avviamento al riciclo di questi prodotti”, ammette il presidente Cobat Giancarlo Morandi, che però alza ulteriormente l’asticella. “Gli obiettivi che abbiamo sono infatti ancora più ambiziosi. Siamo in prima fila per trovare una perfetta sintesi tra economia circolare e mobilità sostenibile- prosegue- raccogliendo e riciclando tutte le componenti delle auto del futuro, quelle ibride e soprattutto elettriche, stando al passo con le innovative batterie che le alimentano”. Solo nel 2015 sono stati oltre 700 i produttori e gli importatori di pile e accumulatori, apparecchiature elettriche ed elettroniche e moduli fotovoltaici che hanno affidato a Cobat la responsabilità della gestione del fine vita dei propri prodotti. “Da tempo ci siamo organizzati per realizzare quell’economia circolare che ormai anche l’Europa ci chiede- precisa Morandi- l’obiettivo e’ di depauperare meno la Terra ed essere piu’ rispettosi delle ricchezze che la Terra stessa ci offre“.


Il Cobat si è confermato anche nel 2015 come il sistema d’eccellenza in Italia nella raccolta e riciclo di pile e accumulatori esausti, con il 53% dell’immesso al consumo nel settore degli accumulatori industriali e per veicoli (pi? di 126 milioni di kg) e il 29% in quello delle pile e degli accumulatori portatili (1 milione 150 mila kg). Il Molise è la Regione che registra il maggiore incremento dei quantitativi di raccolta (+912,2%), mentre in termini assoluti è la Lombardia, seguita da Emilia Romagna e Campania, a raggiungere i migliori risultati con oltre 18 milioni. Il RAEE, come detto, è stato il settore cresciuto di più I 1.176 punti di raccolta in tutta Italia, nel 2015, sono cresciuti del 34% rispetto all’anno precedente generando una raccolta di circa 19 milioni di kg (+151% sull’anno precedente). Gli incrementi più significativi si sono avuti nei Raggruppamenti R2 (grandi bianchi) e R4 (piccoli elettrodomestici). Il maggiore quantitativo raccolto appartiene al Raggruppamento R3 (TV e monitor) con più di 11 milioni e mezzo di kg. Cobat ha raccolto inoltre circa 56mila kg di moduli fotovoltaici giunti a fine vita, confermando la leadership nel settore conquistata anche grazie al sistema che permette una totale tracciabilita’ dei moduli e alle solide garanzie finanziarie. Col riconoscimento avuto all’Aci da parte del Comitato per la Gestione degli Pneumatici Fuori Uso (PFU), il Cobat si occupa anche di ritirare i PFU provenienti dagli autodemolitori, che nel 2015 hanno superato i 600mila kg, con un incremento di quasi 90 volte rispetto al 2014.


REALACCI: IN ITALIA 25 MLN TON/ANNO MATERIE PRIME RECUPERATE – “Siamo i piu’ grandi recuperatori di materie prime, ogni anno ne recuperimo 25 milioni di tonnellate. La Germania, con un’economia che va quasi al doppio della nostra, si ferma a 23”. Lo dice Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente della Camera, intervenuto alla presentazione del Report 2015 sull’attivita’ del Consorzio nazionale raccolta e riciclo (Cobat). Da questo recupero, “risparmiamo 15 mln di tonnellate di petrolio all’anno e 55 mln di tonnellate di CO2. In un paese povero di materie prime come il nostro- spiega Realacci- siamo abituati ad utilizzare il meno possibile e a recuperare il piu’ possibile. Questa, che era un’eredita del passato, diventa ora un investimento per il futuro. L’economia circolare- termina- spinge in questa direzione per ridurre il consumo dell’energia e le emissioni di CO2”.

di Federico Sorrentino, giornalista

10 Maggio 2016
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