Emilia Romagna

A Bologna sgomberata Atlantide, ora è lotta in strada

BOLOGNA – Si è svolto senza nessun incidente lo sgombero del cassero di Santo Stefano sede del collettivo Atlantide. Iniziato alle 6, è stato eseguito dalla Polizia municipale; sul posto c’erano Carabinieri e Polizia, che però erano lì solo in supporto all’intervento dei vigili urbani. Nove attiviste di Atlantide si trovavano all’interno della struttura e si sono fatte portare fuori di peso dai vigili urbani, la cosiddetta resistenza passiva. Le altre (una cinquantina) hanno osservato lo sgombero sedute sugli scalini del circolo Berneri. I vigili urbani hanno trovato ad accoglierli bicchieri contenenti liquido rosa e preservativi, la stessa accoglienza preparata per la mattina in cui scadeva l’intimazione del sindaco Virginio Merola a lasciare la struttura. Terminate le operazioni di sgombero, il collettivo è partito in corteo verso le Due torri, mentre la Polizia municipale è ancora al lavoro per murare la porta del cassero.

La protesta per lo sgombero di Atlantide è sfociata in un presidio di attivisti del collettivo che si è protratto sotto le Due torri fino alle 9. Qui sono stati portati gli striscioni esposti in bella vista ai passanti; drappi rosa sono stati issati sul portico dell’Asinelli. E sul posto è arrivato l’ex assessore comunale alla Cultura Alberto Ronchi che a a lungo ha trattato per trovare la sistemazione alternativa ad Atlantide. A fianco del collettivo si sono schierati gli attivisti della campagna Libertà di dimora, ma non solo. Il consigliere comunale Mirco Pieralisi, presidente della commissione Cultura di Palazzo D’Accursio, scrive su Facebook: “Forti con i deboli. Vergognatevi tutti. Atlantide non scompare, Atlantide non è una leggenda, ma pratica condivisa ed inclusiva. Svuotare il luogo di Atlantide non servirà a compensare il vuoto che piccoli uomini di un potere inutile hanno dentro”. Lapidario il presidente del Cassero Arcigay, Vincenzo Branà: “Bologna si vergogna”.

Lo sgombero di Atlantide dal cassero di Porta Santo Stefano a Bologna “è una ferita per migliaia di persone, una cosa gravissima a cui cercheremo di rimediare”. Così Diana, esponente del collettivo Lgbt, commenta, nella conferenza stampa convocata davanti a Palazzo D’Accursio, quanto avvenuto all’alba di questa mattina. E ora, fa sapere l’altra attivista di Atlantide, Beatrice, “ogni interlocuzione con il Comune va in fumo, anche per quanto riguarda la possibile nuova sistemazione in via Del Porto, perché dopo uno sgombero non ci può essere dialogo”. Del resto, “come possiamo fidarci- dicono le esponenti di Atlantide- di un’amministrazione che si comporta così?”. Per il momento, quindi, Atlantide resta senza casa, ma si sta già organizzando per mobilitarsi contro il Comune. Infatti domani alle 15 “ci sarà un corteo che partirà da Porta Santo Stefano”, mentre per ora è esclusa una possibile occupazione di un nuovo spazio, perché “dovremo decidere insieme tempi e modi della mobilitazione, quindi tutto è possibile, ma non nell’immediato”.

La conferenza stampa è però anche un’occasione per lanciare un attacco generale alle politiche della giunta Merola, in particolare per quanto riguarda la gestione degli spazi pubblici, dove “si cerca di coprire dei problemi politici con la retorica dei bandi e della legalità”. La verità, dicono le attiviste di Atlantide, è che Palazzo D’Accursio “non sa nemmeno gestire i bandi, come dimostra la vicenda del Parco Nord”. Infine Alessia, altra rappresentante del collettivo, a chi le chiede se Atlantide si senta abbandonata dal Comune, risponde senza mezzi termini di “no” per “il semplice motivo che non abbiamo mai avuto sponde o padrini in Comune”, ma solo dei simpatizzanti. “Quello che abbiamo- conclude- lo dobbiamo unicamente a noi stesse e a chi ci ha sostenuto dal basso”. Anche il presidente di Arcigay Bologna Vincenzo Branà, presente alla conferenza stampa, dice la sua sulla questione, ribadendo il suo “profondo rispetto per Atlantide” ed esprimendo il timore che “Bologna torni ad essere una città che ha paura dei confini rappresentati da realtà come Atlantide”. Branà non nasconde che i rapporti con l’amministrazione si siano fatti più tesi in seguito a questa vicenda, tanto da affermare che in questo momento “si respira un clima pessimo, e stiamo vivendo questa situazione con grande smarrimento”, ma tiene a precisare che “non siamo noi ad aver cambiato i nostri rapporti con il Comune, ma casomai è il Comune ad aver cambiato i suoi rapporti con noi”. Quanto alla possibilità che il circolo Il Cassero possa ospitare, per un po’, Atlantide, Branà glissa, dicendo che “Atlantide è ovunque, non è una questione di spazi”. Oggi, conclude il presidente di Arcigay Bologna, “è una brutta giornata, che ci lascia un’immagine, quella della porta di Atlantide murata, che per noi è una vera tragedia“.

9 ottobre 2015
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