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Cooperazione e Mediterraneo, contro l’estremismo

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ROMA – “Meno dell’1% dei testi pubblicati in arabo sono tradotti in lingue europee, cominciamo da qui”, dice Elisabeth Lindh, presidente della Fondazione Lindh. Un esempio, ieri alla Farnesina, a un seminario sulla cooperazione nel Mediterraneo, per far capire quanto sia lungo e necessario il cammino da percorrere. Il momento di muoversi è adesso. Lo evidenziano tutti gli interventi all’incontro ‘Redefining Intercultural Dialogue in Time of Crisis: a Mediterranean Perspective’, un’occasione di confronto voluta dall’Istituto affari internazionali (Iai) in collaborazione con la Fondazione Anna Lindh. “Serve un’agenda positiva fondata sull’alleanza con l’Africa e tutte le sponde del Mediterraneo” dice Vincenzo Amendola, sottosegretario agli Affari esteri e alla cooperazione internazionale. E aggiunge: “E’ indispensabile per guardare al futuro e difendere la nostra eredità storica contro le ideologie totalitarie tese a cancellare l’idea stessa dell’intreccio delle culture”. La convinzione di fondo è che “non siamo più il luogo dove si crea la storia ma lo snodo per la connessione di tre continenti“. Amendola cita il Migration Compact, uno strumento dalle implicazioni profonde: “Dobbiamo creare una nuova identità, ristrutturando i nostri bisogni geopolitici e creando un’alleanza con l’Africa, con la quale condividiamo speranze, commerci e risorse”.

Serve una nuova identità, a partire da un confronto che coinvolga i giovani, le donne e le società civili di tutte le sponde del Mediterraneo”, rilancia Pasquale Ferrara, ambasciatore designato d’Italia ad Algeri: “Dobbiamo fondere gli sforzi- dice- a partire dalla consapevolezza che i problemi della regione vanno affrontati insieme con tutti gli internazionali, non solo i governi ma anche le società civili, le ong e i giovani”. Sulla stessa linea Elisabeth Guigou, presidente di un organismo in prima fila nella promozione delle relazioni inter-mediterranee. “Il primo passo- sottolinea l’esperta- è capire che a nord e a sud stiamo affrontando le stesse sfide, a partire dalla disoccupazione dei giovani, il sacrificio di un’intera generazione”. Secondo Guigou, “non è solo Daesh a sfruttare la paura, ma anche i populismi che attraversano l’Europa“. La risposta? “Una nuova capacità di confronto e la riconciliazione tra la mobilità delle persone e la sicurezza”.

Guarda avanti anche Ettore Greco, direttore dell’Istituto affari internazionali. Oggi più mai- ha sottolineato l’esperto- è fondamentale ridefinire le basi del dialogo in modo da superare gli ostacoli emersi negli ultimi anni”. Parte di questo tentativo è New Med, rete di analisti articolata dall’Istituto affari internazionali: “L’impegno- ha detto Greco- è contribuire a uno studio scientifico utile a ripensare e rilanciare la cooperazione regionale attorno al Mediterraneo, un patrimonio condiviso”.

di Vincenzo Giardina, giornalista professionista

09 settembre 2016

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