Re David (Fiom): “Condizioni di lavoro peggiorate, i metalmeccanici scendono in piazza”

La segretaria generale della Fiom annuncia lo sciopero dei metalmeccanici e attacca il Mise: "Ministero delle crisi"
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ROMA – I lavoratori metalmeccanici Fiom, Fim e Uilm scioperano in tutta Italia per chiedere al Governo e alle imprese di mettere al centro il lavoro e la sua qualità e quindi la qualità delle persone, i loro salari, i loro diritti, l’ambiente e anche un’idea di ecosostenibilità su cui, come si vede nel sistema dell’auto, siamo molto molto in ritardo”. A ricordare l’appuntamento del 14 giugno è la segretaria nazionale della Fiom, Francesca Re David, nella videointervista rilasciata alla Dire.

“Con questo sciopero- ha continuato- chiediamo al Governo e al sistema delle imprese di rimettere al centro il lavoro, il lavoro industriale che è grandissima parte della ricchezza di questo Paese. Non scordiamoci mai che l’Italia è il secondo Paese manifatturiero d’Europa e il settimo Paese manifatturiero del mondo. Ci troviamo in una condizione per cui ormai da anni mancano politiche industriali, abbiamo perso degli asset strategici straordinari e la concorrenza sul lavoro è stata fatta tutta sui costi e sulla precarizzazione del lavoro. Da questo punto di vista con una totale unità di intenti tra imprese e governi. I salari dei lavoratori sono sempre più bassi la precarietà è sempre più alta e manca un’idea di politica industriale, di investimenti pubblici che facciano da volano a investimenti privati, manca una capacità di mettersi al passo con l’innovazione che tenga conto del lavoro che cambia”.

Basti pensare che al nord, ha aggiunto, “dove c’è stato un accenno di ripresa, peraltro già sopita, abbiamo avuto un aumento degli incidenti sul lavoro e delle morti e questo fotografa perfettamente come le condizioni di lavoro siamo profondamente peggiorate”.

RE DAVID (FIOM): MISE DIVENTATO MINISTERO CRISI

“Sono anni che il ministero dello Sviluppo economico è diventato il ministero delle crisi, non c’è nessun tavolo e nessuna progettazione per i settori strategici di questo Paese”. A lanciare l’allarme è la segretaria nazionale della Fiom, Francesca Re David, durante la videointervista rilasciata alla Dire.

“Dico i Governi- ha continuato- perché questa è una cosa che è iniziata dal 2000 e così è continuata, si mettono le toppe dove è possibile, con un’idea di intermediazione, anche questa, del passato, ma che ognuno nel suo stile ha ripetuto. Il ministro Di Maio sull’Ilva ha giocato un ruolo positivo perché ha fatto il ministro, non una delle parti in causa, e ha consentito lo svolgimento di una trattativa”.

Il problema, ha sottolineato Re David, “è che si continua a reagire caso per caso. Noi come metalmeccanici qualche mese fa abbiamo costruito una piattaforma sugli ammortizzatori sociali, perché ci siamo trovati con il Jobs Act in questa follia di affrontare la crisi con una diminuzione degli ammortizzatori sociali”.

“Abbiamo costruito una piattaforma, abbiamo portato le persone sotto al Ministero e siamo stati ricevuti. Qualche toppa è stata messa, penso alla cassa integrazione per cessazione, ma il tema che va posto è come si rimodulano complessivamente gli ammortizzatori sociali mettendo al centro le questioni che riguardano le riduzioni d’orario e la formazione, perché altrimenti non solo non affrontiamo la crisi oggi, ma non affrontiamo neanche il futuro rispetto a quello che ci aspetta in un idea di innovazione che comunque c’è”.

Meglio Di Maio o Calenda? “Devo dire- ha risposto Re David- che a parte lo stile vedo degli elementi di forte continuità. Non c’è un’idea di politica di sviluppo, non c’è un’idea di settore su cui agire. Calenda di positivo aveva fatto i super ammortamenti. Un sostegno che dava molti soldi alle imprese che facevano innovazione, ma anche in quel provvedimento c’era un limite: quei soldi venivano presi dalla tassazione e siccome l’85% delle tasse in questo Paese vengono pagate da lavoratori dipendenti e pensionati era fondamentale avere dei vincoli sul mantenimento dell’occupazione e la redistribuzione del lavoro. In questo Paese però si pensa che le imprese debbano essere libere di fare ciò che vogliono. Direi che di fondo il Ministero di Calenda era composto da tecnici esperti, con cui era facile interagire, mentre Di Maio ha portato tutta gente nuova che rende più complicata il confronto. Differenze di stile quindi, ma i nodi di fondo non sono stati affrontati, nè dall’uno nè dall’altro”.

BLUTEC AL MISE, RE DAVID (FIOM): E’ IL CAOS, RISPECCHIA IL PAESE

“La vicenda della Blutec rappresenta un po’ quello che è successo in questo Paese. La Fiat-Fca ha deciso di andare via dal sud ormai diversi anni fa e nessuno gli ha posto un vincolo da questo punto di vista. Si era impegnata rispetto alla reindustrializzazione di quell’area dando anche delle commesse, ma questa operazione non è bloccata da oggi, è bloccata da sempre”. Così Francesca Re David, segretaria nazionale della Fiom-Cgil, intervistata dalla Dire sull’incontro previsto nel pomeriggio al Mise sull’azienda di Termini Imerese.

“Sono stati fatti molti investimenti pubblici- ha detto- attraverso la Cassa depositi e prestiti però questi investimenti non sono stati poi utilizzati sul serio per riaprire una reindustrializzazione vera. Oggi siamo ancora più nel caos perché ci sono stati prima gli arresti, poi attraverso il Tribunale della Libertà le scarcerazioni. Non sappiamo più qual è l’interlocutore, se il vecchio proprietario o l’amministrazione straordinaria, a questo punto pensiamo che bisogna aprire un tavolo che coinvolga anche Fca, visto che il processo è iniziato da lì e c’era un impegno da parte di Fca che prevedeva delle commesse per il Doblò e l’auto elettrica”.

“Non bisogna pensare- continua- solo agli ammortizzatori sociali, comunque importanti quando non si ha niente, ma dobbiamo guardare a un’idea di ricostruzione. Oggi l’incontro avviene nel caos perchè tra l’altro non sarà solo su Termini Imerese, ma su tutto il gruppo Blutec perché con l’amministrazione giudiziaria si è allargato ovviamente il tema”.

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9 Aprile 2019
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