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DIRE CINEMA

“The place” di Genovese dal 9 novembre al cinema, ecco la recensione

ROMA – Uscirà il 9 novembre nelle sale italiane “The place”. L’ultimo film di Paolo Genovese è stato presentato in anteprima alla dodicesima edizione della Festa del Cinema di Roma. La pellicola, tra le piu’ attese alla kermesse, giunge dopo il successo di “Perfetti sconosciuti” portando con se un carico di aspettative piuttosto ingombrante.

Al centro della storia, adattamento cinematografico della serie tv americana “The Booth at the End” di nuovo l’animo umano, di cui questa volta il regista romano indaga la parte piu’ oscura. Protagonista del film un cast che annovera alcuni dei piu’ importanti e in voga attori italiani, tra cui Valerio Mastandrea, Marco Giallini, Sabrina Ferilli, Vinicio Marchioni e Silvia D’Amico.

Sinossi

In un bar della capitale un uomo seduto ad un tavolino trascorre le sue giornate dialogando di volta in volta con nove persone diverse. Ognuna ha un desiderio che vuole assolutamente che si realizzi. L’uomo in questione e’ in grado di esaudire le richieste di chiunque, in cambio pero’ chiedera’ ai suoi interlocutori delle prove molto difficili da superare, che li porteranno a confrontarsi con se stessi e a fare cose di cui non avrebbero mai creduto essere capaci.

La recensione

Cosa sei disposto a fare per ottenere quello che desideri? E’ questo l’interrogativo intorno a cui ruota il nuovo film di Paolo Genovese, che per costruire il suo nuovo racconto corale si affida, tra gli altri, agli ormai fidati Valerio Mastandrea, Marco Giallini e Alba Rohrwacher di “Perfetti Sconosciuti”.

Squadra che vince non si cambia? E tema? Se in “Perfetti Sconosciuti” il perno attorno a cui girava la narrazione era quanto poco conosciamo le persone che ci circondano, in “The place” il discorso si fa piu’ intimo e personale. Sappiamo davvero chi siamo fino in fondo e fino a dove potrebbero spingerci i nostri desideri?

Nel film a porre la domanda e’ Valerio Mastandrea, uomo dall’identita’ ignota, che seduto a un tavolino di un bar propone a una serie di personaggi che gli si presentano davanti in cerca d’aiuto di fare cose spesso riprovevoli. Una sorta di diavolo tentatore che chiede l’anima in cambio dei propri desideri.

Interessante l’idea, anche se non originale visto che l’intera pellicola ricalca pedissequamente gli eventi della serie americana, il film non riesce pero’ a convincere lo spettatore, mancando di quel pathos e quella costruzione dei personaggi che richiederebbe un film ambientato in un’unica location.

Essi perché “The place” e’ totalmente girato in un bar della capitale, il che di per se non sarebbe un limite se ci fossero dei personaggi ben strutturati a sostenere la narrazione. Invece ci troviamo di fronte a un demonio provato dal sonno, di cui non capiamo la natura, che obbliga a fare cose terribili in funzione di un libro, gia’ pieno di appunti in ogni sua pagina, dove continua ad annotare le sue riflessioni. Riflessioni che non portano a nulla, nonostante il suo dichiarato amore “per i dettagli”, tanto che il personaggio finisce per collassare su se stesso.

Mastandrea rappresenta il male, e il male e’ dentro ognuno di noi, ok, ma allo spettatore non basta. Non semplicemente come assioma. Si aspetta qualcosa di piu’, uno sviluppo narrativo o puramente evocativo che non arriva, mentre i personaggi, che intrecciano le loro vite seguendo le regole del maligno, sembrano muoversi in una piccola citta’ di provincia e non in una caotica capitale europea, dove e’ impossibile che i destini dell’uno non si mischino con quello dell’altro.

Il risultato e’ un film che suggerisce delle riflessioni, ma non convince mancando di una struttura narrativa solida e dialoghi convincenti.

08 novembre 2017

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