Dalle Marche tre storie di famiglie ‘arcobaleno’

URBINO – Ci sono Nicola ed Emanuele che organizzano le loro giornate in funzione di Tommaso, che ha quasi due anni e si divide tra asilo e nonni, e intanto meditano se avere un secondo bambino. Angela e Margherita, invece, stanno tentando di avere il loro primo figlio, e per farlo fanno la spola tra Italia e Spagna. Non lontano da loro ci sono Fausto ed Elvin, che un figlio l’hanno adottato quando aveva 22 anni e in questi tre anni gli hanno regalato una vita tranquilla. Queste tre storie arrivano dalle Marche: sono persone dello stesso sesso che convivono ogni giorno e che, dopo aver messo in piedi una vita insieme, hanno deciso o stanno decidendo di ‘ingrandire’ la famiglia. Famiglie ‘arcobaleno’ che aspettano, come tante altre in Italia, l’arrivo della legge sulle Unioni civili, che regolarizzerebbe, sulla carta, una famiglia che di fatto lo è già da tanti anni. Le loro storie sono state raccontate da due giornalisti in erba marchigiani, Andrea Perini e Martina Nasso, sulle pagine de “Il Ducato“, la testata online dell’Istituto per la formazione al giornalismo di Urbino.

Nelle Marche, dall’anno scorso è presente una referente dell’associazione Famiglie arcobaleno” che in regione conta una decina di coppie con bambini iscritte. Tra di loro ci sono le tre coppie che hanno deciso di aprire la porta ai giornalisti della Scuola di Urbino, facendoli entrare nelle loro case e raccontando loro la loro quotidianità. A Jesi vivono Nicola ed Emanuele, che in Canada grazie alla maternità surrogata hanno avuto il piccolo Tommaso; Angela e Margherita, invece, abitano a Senigallia e stanno cercando di avere un figlio e sono seguite da una clinica in Spagna: un primo tentativo è andato male, ma in primavere ritenteranno. Stanno invece a Fano Fausto ed Elvin, che condividono la vita da trent’anni: si sono conosciuti a Rimini nel 1987, sposati in Olanda nel 2008 (e l’allora sindaco di Fano accettò di trascrivere le loro nozze) e poi nel dicembre 2012, a cinquant’anni, hanno fatto entrare in casa loro Eivon, un ragazzo di 23 anni (oggi 25) con una storia difficile alle spalle, arrivato sul lungomare di Fano a piedi dalla Germania.

arcobaleno1Nell’intervista, Nicola ed Emanuele raccontano: “Nostro figlio ha due passaporti. Su quello canadese ha due papà, ma alla frontiera italiana uno scompare. Anche se siamo giovani viviamo con la paura che succeda qualcosa al papà biologico e che nostro figlio sia allontanato dalla sua famiglia. Abbiamo portato Tommaso a fare delle visite di routine in ospedale. I medici ci informano tutti e due sulla sua salute. Per la legge non potrebbero farlo, ma lì noi siamo considerati i suoi papà. Non è importante chi dei due sia quello biologico. E lo stesso succede all’asilo. Quando uno qualunque di noi va a prendere Tommaso all’uscita, insegnanti e bambini gli dicono ‘è arrivato il tuo papà'”.

arcobaleno2Questo invece uno stralcio della storia di Angela e Margherita: “Viviamo insieme da sette anni. Un anno dopo avevamo già voglia di mettere su famiglia. Da quel momento abbiamo iniziato a mettere da parte i soldi necessari a realizzare il nostro sogno. Certo, abbiamo pensato di sposarci e io l’ho chiesto diverse volte ad Angela. Ma vogliamo farlo in Italia, non in un altro Paese. Tutte e due abbiamo un forte desiderio materno e non ci fermeremo al primo figlio. Nella nostra storia ci sono stati momenti di crisi, non siamo la famiglia del Mulino Bianco, ma siamo una famiglia”.

arcobaleno3Ed ecco, infine, un pezzo della storia di Fausto ed Elvin: “Eivon aveva ventidue anni ed era arrivato a piedi dalla Germania. Si era fermato a riposare sul lungomare tra Pesaro e Fano. Abbiamo parlato. Era il 10 dicembre del 2012 quando è entrato nella nostra vita. Io e mio marito lo abbiamo ospitato a casa nostra. Ci siamo conosciuti. Abbiamo ascoltato per ore la sua storia e piano piano ci siamo accorti che la nostra famiglia si stava allargando. A più di cinquant’anni Fausto e io siamo diventati papà. Eivon oggi ha 25 anni, ha vissuto momenti difficili nella sua vita e in noi ha trovato un luogo sicuro. Sei mesi dopo il nostro primo incontro è venuto a vivere a Fano. Qui ha la sua casa, il suo laboratorio da scultore, i suoi amici e la sua ragazza. Siamo orgogliosi di lui, lo sosteniamo nel suo lavoro e nei suoi studi. Né io né Fausto siamo i suoi genitori biologici, ma avremmo voluto adottarlo”. Non potendo farlo qui in Italia, “come famiglia abbiamo deciso di tutelarci con altri strumenti legali. Due testamenti olografi garantiscono, almeno sul piano economico, nostro figlio e la nostra coppia”.

Le tre storie raccontate per intero si possono leggere su http://ifg.uniurb.it/.

8 Febbraio 2016
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