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DIRE Emilia-Romagna

Bugie, truffe, pedinamenti. La Polizia postale salva Lamborghini da maxi raggiro

BOLOGNA – Il giallo Lamborghini stavolta è degno di un film poliziesco. L’azienda di Sant’Agata bolognese, infatti, ha rischiato di finire al centro di una truffa da quasi 800.000 euro. E la Polizia postale dell’Emilia-Romagna, per salvarla è finita sulle tracce di un’organizzazione criminale di livello internazionale, specializzata nell’infiltrarsi nelle grandi aziende per appunto raggirare i manager e sottrarre denaro. La vicenda, riferita oggi in conferenza stampa a Bologna dal dirigente della Postale, Geo Ceccaroli, risale al 17 febbraio scorso.

LA RICHIESTA: UN BONIFICO DA 800.000 EURO DA VERSARE AD UNA FINANZIARIA

Alcune persone (ancora ignote), sostituendosi all’ad Lamborghini, Stefano Domenicali, attraverso un falso indirizzo mail e qualificandosi per un inesistente avvocato di un’importante società di consulenza finanziaria, spediscono ai manager dell’azienda la richiesta di effettuare un bonifico da quasi 800.000 euro, su un conto corrente a Hong Kong. La comunicazione però insospettisce il responsabile della sicurezza Lamborghini, che allerta la Polizia postale.

Gli agenti quindi si inseriscono nella trattativa, fingendosi a loro volta il management della Casa del Toro e chiedendo al (fasullo) avvocato alcuni documenti ufficiali necessari alla transazione. Allo stesso tempo, la Postale invia un virus per geolocalizzare il tentativo di truffa, ma l’infezione non va a buon fine. Inaspettatamente, però, 48 ore dopo i documenti arrivano: in busta chiusa, consegnati in azienda da un tassista. La Postale rintraccia l’autista e così scopre che in stazione a Bologna aveva fatto salire un uomo dall’accento francese, che si era fatto portare a Sant’Agata bolognese (dove la Lamborghini ha la sede) ed era sceso al bar, chiedendo al tassista di consegnare la busta per suo conto in azienda. Poi si era fatto riportare in stazione.

IL TRUFFATORE? E’ LAUREATO ALLA SORBONA

Stabilimento Lamborghini

Grazie alle telecamere di videosorveglianza nella stazione di Bologna centrale, la Postale riesce a individuare l’uomo ma non rintraccia il suo cellulare, perchè tenuto in modalità offline. A quel punto gli agenti, sempre a nome della Lamborghini, chiedono nuovi documenti da consegnare in azienda e si appostano sia in stazione sia in azienda. Il 23 febbraio finisce così in manette un algerino di 57 anni (D.J.), con cittadinanza franco-israeliana, giunto in Italia da Parigi in treno (pagando sempre in contanti per non lasciare traccia) apposta per fare la consegna. L’uomo è risultato essere non solo un esperto informatico, ma anche un consulente manageriale laureato alla Sorbona.

INDIVIDUATO UN DATABASE CON I DATI DI 6.400 MANAGER

Nei suoi tablet e smartphone è stato rinvenuto un database dettagliato e minuzioso su 6.400 manager di punta di 900 società ed enti pubblici e privati, con tutti i dati utili a prendere il posto dei vertici delle imprese in questione per frodarle, usando la tecnica denominata ‘Ceo Fraud‘. A conti fatti, il franco-algerino è risultato essere non solo un semplice corriere, ma un componente di una struttura organizzata di livello internazionale, su cui ora indaga l’Europol. Intanto, la Postale ha provveduto a contattare le aziende presenti nel report del gruppo criminale: molte era già state contattate con simili richieste di denaro e alcune avevano abboccato all’amo.

OGGI FIRMATO UN ALTRO PROTOCOLLO

Proprio oggi, alla presenza del questore di Bologna Ignazio Coccia, del rettore Francesco Ubertini e delle aziende che partecipano al progetto, è stato firmato un nuovo protocollo operativo per la protezione delle realtà esposte a rischio di attacco informatico. L’accordo riguarda l’Università di Bologna, il Cineca e aziende bolognesi del calibro di Bonfiglioli riduttori, Ducati motor holding, Philip Morris, Coop Alleanza 3.0 e Gruppo Hera.

di Andrea Sangermano, giornalista professionista

07 dicembre 2017

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