San Marino

Bcsm, Grais denuncia: “Minacce inaccettabili da politica”

San-Marino_Bcsm_2SAN MARINO “Minacce e intimidazioni inaccettabili” all’indirizzo dei vertici, del management e del Cda di Banca centrale “ad opera della politica, arrivate da una parte del sindacato e infine da lettere anonime”. Le denuncia il presidente di Banca centrale, Wafik Grais, nella relazione presentata al Comitato per il Credito e il Risparmio, lo scorso 24 ottobre, e di cui alcuni stralci sono stati pubblicati on line, sul sito stesso dell’istituto nel fine settimana. Grais parla poi di “un innalzamento di aggressività molto preoccupante” e spiega che “le intimidazioni sono iniziate in numerosi posti, a San Marino e a Washington“. Nel documento inoltre sono descritti gli interventi condotti dall’istituto dal momento dell’insediamento dei nuovi vertici, dall’Asset quality Review, la verifica sui crediti non performanti negli istituti sammarinesi, l’esplorazione e lo sviluppo delle relazioni internazionali della Bcsm, la gestione della transizione e le sfide immediate. “L’operato dei nuovi vertici– riporta la relazione del presidente- è stato sempre e solo quello di fare il massimo per tutelare gli interessi del Paese“.

Quindi, “il sistema finanziario sammarinese ha bisogno di crescere- osserva- la crescita non può venire dall’interno, in cui persiste un sistema economico asfittico, quindi bisogna farlo anche per linee esterne”. Ma non è così semplice, riconosce, “poiché per muoversi a livello internazionale bisogna essere noti, riconosciuti e soprattutto reputazionalmente a posto”. Perciò “quello che stiamo anche portando avanti nel paese è anche questo- prosegue il testo- sappiamo che ciò potrà creare dei dispiaceri, o difficoltà relazionali, ma purtroppo è necessario come i periodi di transizione hanno dimostrato in numerosi casi”. Quindi l’accusa: “Quello che invece non è accettabile in alcun modo e per nessuna ragione sono le minacce a cui vengono sottoposti i vertici della Bcsm, il management e il Cda della banca“. E ancora: “Le intimidazioni sono iniziate in numerosi posti, a San Marino e a Washington, ad opera della politica, poi sono arrivate da una parte del sindacato e infine da lettere anonime– prosegue la relazione- senza tralasciare quelle più o meno velate, rappresentate da comunicati stampa”. Motivo per cui Grais ora chiede di “riportare il linguaggio alla sua naturale dialettica contrapposta, anche se in presenza di una campagna elettorale”.

7 novembre 2016
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