Libia, Mohamed Omran: “Il mio viaggio da Tripoli a Zawiya”

ROMA – “I combattimenti riprenderanno, mentre furti e ricatti non sono mai cessati: la tregua dell’Onu non ha affatto risolto il conflitto tra le milizie“. Mohamed Omran, analista della società tedesca di consulenza su rischi e sicurezza Crcm, parla con l’agenzia ‘Dire’ dopo aver superato i quattro checkpoint che separano Tripoli ovest da Zawiya.

Il colloquio si tiene a due giorni dal tavolo negoziale convocato proprio a Zawiya dal rappresentante speciale delle Nazioni Unite Ghassan Salamé: tentativo di arginare le violenze esplose nella capitale il 27 agosto, con l’avanzata da sud della Settima brigata di Tarhuna, i colpi di mortaio anche sui campi di detenzione dei migranti e un bilancio di decine di morti.

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Secondo Omran, la tregua tra le milizie presenti nella capitale non costituisce alcuna garanzia per il futuro. “A confermarlo – dice l’analista – è l’ultimatum a lasciare la città entro 48 ore rivolto dopo l’annuncio del cessate il fuoco dalla Settima brigata di Tarhuna alla Brigata dei rivoluzionari di Tripoli di Hajtam Tajuri, che per altro lo ha già respinto, definendo le condizioni inaccettabili”.

Che la tensione resti alta lo confermano gli scontri a fuoco di ieri mattina nei pressi dell’aeroporto a sud di Tripoli e poi ancora i posti di blocco. “Quattro solo sulla strada per Zawiya” conta Omran, che in questa città, 50 chilometri a ovest di Tripoli, ci è tornato ieri sera dal quadrante occidentale della capitale, dove i rischi resterebbero alti. “La notte ladri e briganti la fanno da padroni, il meglio che ti possa capitare è che ti rubino un cellulare o un pc” dice l’analista. Capace di orientarsi negli equilibri tra milizie anche perché Zawiya, la città dove è stata annunciata la tregua, è un osservatorio privilegiato.

“Dominano i gruppi alleati di Tajuri ma a contare sono in molti” sottolinea l’esperto, abbozzando un elenco che va dalla Al-Naser di Mohamed Kishlaf, con base nella raffineria, fino alla Al-Heniesh, comando al commissariato di polizia. E gli scontri a Tripoli, perché dovrebbero riprendere? “Avere influenza sul governo di Fayez Al-Serraj vuol dire disporre di soldi e risorse preziose” risponde Omran: “Ecco perché la Settima vuole spodestare Tajuri, che però non accetterà mai di andarsene”.

L’ultima battuta è sulla contrapposizione tra il governo di Al-Serraj, sostenuto dall’Onu e anche dall’Italia, e quello di Tobruk, che fa riferimento al generale Khalifa Haftar, più vicino a Francia ed Egitto. Ancora Omran: “Fintanto che l’Europa e le potenze internazionali non si metteranno d’accordo tra loro e non metteranno le milizie davvero sotto pressione, la tregua rischia di crollare in ogni momento“.

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6 settembre 2018
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