Vaticano

Corleone. Monsignor Pennisi: “Su inchino non si può transigere”

CorleoneROMA – “Io sono stato avvisato, domenica, intorno alle 22, che c’era stata, non un inchino, ma una sosta nella via dove abitava la moglie di Totò Riina. Durante questa processione a San Giovanni Evangelista ci sarebbe stata una fermata. Alle 23 ho rintracciato il parroco, al quale ho chiesto una relazione ben dettagliata, che mi ha mandato l’indomani. Egli ha affermato che il tragitto processionale è stato quello tradizionale, che è stato comunicato a tempo debito alla Polizia e ai Carabinieri. C’è stata una sosta non concordata precedentemente, ma non c’è stato alcun inchino del simulacro. Questo me lo hanno confermato anche i Carabinieri”. A parlare, a Radio Vaticana, è monsignor Michele Pennisi, arcivescovo di Monreale.

Nell’intervista il presule parla di quello che è accaduto a Corleone domenica scorsa, durante una processione della Confraternita di San Giovanni Evangelista. “L’indomani- prosegue monsignor Pennisi- ho nominato una commissione di indagine, costituita dall’assistente diocesano delle Confraternite e dal presidente diocesano della Federazione delle Confraternite, che sta ora facendo le sue indagini. Appena la Commissione concluderà le indagini, io deciderò: se ci sono state eventuali responsabilità o viene commissariata la Confraternita oppure saranno sanzionati quei confratelli che non si sono comportati secondo le regole che noi abbiamo”.

Fra l’altro, ricorda l’arcivescovo, “io ho fatto un decreto, già due anni fa, in cui dicevo che uno che fa parte di associazioni mafiose non può far parte di Confraternite e questo perché c’è una incompatibilità fra il seguire Cristo e il Vangelo e il seguire associazioni o famiglie mafiose. Vorrei che venisse applicata in tutta la diocesi l’esperienza che abbiamo fatto qui a Monreale, dove ormai da due anni durante la processione col Crocifisso non c’è alcun problema e questo perché è stato concordato con le Forze dell’Ordine non solo il percorso, ma sono state anche stabilite in anticipo le soste, così da non dar adito ad alcun equivoco. Avevamo già programmato per il prossimo 2 luglio, e lo faremo nella zona montana, a Chiusa Sclafani(Pa), un convegno su ‘Confraternite e legalità’. Noi stiamo vigilando su questo. Vogliamo, da una parte, che non ci sia alcuna strumentalizzazione, dall’altra però dobbiamo essere vigili, perché nelle Confraternite non si insinuino persone che possono dare il sospetto di omaggiare qualche personaggio mafioso”.

Per quanto riguarda la Chiesa, conclude monsignor Pennisi, “io affermo che le Confraternite devono essere dei luoghi di legalità e che non si può consentire, nel modo ‘più assoluto, che si possano fare delle fermate davanti a personaggi legati alla mafia. In questi anni si è fatto un lavoro con le scuole, con le parrocchie. Ogni volta che faccio le cresime, e non solo a Corleone ma in tutta la diocesi, dico sempre che bisogna avere la libertà dei figli di Dio, senza sottomettersi ad alcun poter mafioso, e dico anche che c’è una distinzione fondamentale fra il padrino cristiano, che deve accompagnare nel percorso di fede il cresimato, e il padrino mafioso, che ha invece tutt’altre caratteristiche, che si impegna cioè a proteggere, ad aiutare e a fare carriera, più o meno criminale, al proprio figlioccio. Questa distinzione deve essere netta!”.
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6 giugno 2016
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