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In Venezuela code per il cibo e prezzi alle stelle, parla il missionario: “Paga il popolo”

Venezuela_padre Andrea BignottiROMA –  “Per i piatti rotti paga il popolo!” esclama padre Andrea Bignotti, missionario della Consolata, da 26 anni in Venezuela. Con la DIRE parla di una crisi nazionale, che rischia di diventare politica con l’ipotesi di un referendum contro il presidente Nicolas Maduro, ma che e’ anzitutto sociale ed economica. “Questa mattina per comprare un po’ di verdure abbiamo pagato 42 mila bolivares, tre volte di piu’ di quanto serviva un anno fa” dice padre Andrea. Testimone a Caracas non solo di “un’inflazione alle stelle” ma anche di una penuria di merci che sta costringendo ogni giorno migliaia di persone a code senza fine. “Per due pacchi di zucchero capita di star in piedi anche per 12 ore” sottolinea il missionario: “Il problema e’ che con i prezzi del petrolio, la principale risorsa del Venezuela, sono crollate le importazioni di generi alimentari e ora nei supermercati gli scaffali sono spesso vuoti”.

Nelle ultime settimane della “rivoluzione bolivariana” avviata da Hugo Chavez si e’ scritto e parlato soprattutto per le difficolta’ economiche e lo scontro politico. Ad aggravare la situazione ha contribuito El Nino, con la siccita’, la paralisi delle centrali idroelettriche e la decisione del governo di ridurre ad appena due le giornate lavorative dei dipendenti pubblici. L’altro fronte e’ politico. Nell’ottobre scorso, per la prima volta dopo 17 anni di guida socialista, l’opposizione ha conquistato la maggioranza dei seggi in parlamento. Ora ha avviato una raccolta firme in vista di un referendum contro Maduro, ottenendo in pochi giorni quasi due milioni di adesioni. Secondo padre Andrea, uno dei problemi del Venezuela e’ proprio “l’assenza di dialogo” tra le parti politiche. “La Chiesa sta cercando di mediare ma e’ attenta a non andare troppo in la’” sottolinea il missionario: “A parte alcuni documenti, come quello approvato in aprile che definisce la situazione del Venezuela ‘gravissima’, sembra limitarsi al lavoro di sensibilizzazione nelle diocesi”.

4 maggio 2016
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