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Niger, Zandonini: “Psicosi Boko Haram e campi al collasso”

zandoniniROMA – Anche il Niger e’ afflitto dalla piaga di Boko Haram, gruppo terrorista che poco tempo fa ha proclamato la propria fedelta’ all’Isis e sparge il terrore nella regione del Sahel.

L’Agenzia DIRE ha raggiunto telefonicamente Giacomo Zandonini, giornalista freelance in questo momento a Diffa, citta’ nell’omonima regione al confine con la Nigeria a pochi chilometri dalle postazioni del gruppo terrorista.

“Qui- spiega Zandonini- sto seguendo una missione di osservazione e monitoraggio di Unicef insieme ad altre agenzie e ong internazionali. Queste intervengono in tutta la regione, in accordo col governo del Niger. Ci troviamo a cinque chilometri dalla Nigeria e immediatamente al di la’ del confine – segnato in modo naturale dal fiume Niger e dal lago Ciad – ci sono i primi tre feudi di Boko Haram: questo non significa- chiarisce il giornalista- che abbiano il controllo totale del territorio, ma comunque la possibilita’ di muoversi lungo il confine e’ abbastanza estesa”.

La presenza dei jihadisti da queste parti naturalmente si fa sentire: “A Diffa gli attacchi sono continui, soprattutto di notte e nei villaggi piu’ vicini al confine. Circa 160 villaggi sono stati quasi completamente abbandonati. I miliziani- spiega ancora Zandonini- attraversano il fiume, perche’ in questo periodo dell’anno il livello dell’acqua e’ molto basso. Si sono verificati anche attacchi kamikaze nelle citta’, nei luoghi affollati ma soprattutto contro l’esercito e personalita’ in vista come leader religiosi, insegnanti o direttori di scuola”.

La gente “e’ terrorizzata. Stiamo parlando di popolazioni semplici, quasi del tutto analfabete e prive di telefono o altri strumenti elettronici con cui comunicare”. Percio’, le informazioni viaggiano lentamente e di bocca in bocca.

“Siccome tutti hanno visto o subito violenze – ci sono stati anche rapimenti, soprattutto di giovani – appena arriva la notizia che un villaggio e’ stato attaccato, la gente di tutti i villaggi circostanti fugge. Si e’ creata una condizione di psicosi collettiva”.

Questo fa si’ che i campi profughi – come quelli visitati dal giornalista freelance in questi giorni – siano affollatissimi. Oltre ai nigerini, si aggiungono anche profughi in fuga dal Ciad e dalla Nigeria. “Il problema e’ che di fatto, nei villaggi, nessuno difende queste persone, sebbene ora sia intervenuto l’esercito: almeno un migliaio di soldati sparsi nel paese, e infatti- sottolinea Zandonini- da dicembre non ci sono piu’ stati attacchi. I soldati pattugliano le strade e tutto il corso del fiume Niger, e hanno istituito il coprifuoco assoluto per pedoni e vetture dalle 21 alle 6 del mattino”.

La gente pero’ non si rende conto di questo relativo ritorno di sicurezza, “nessuno vuole tornare nei villaggi di origine, nessuno si sente al sicuro“. C’e’ poi il problema della diffusione di Boko Haram: “La regione gia’ di per se’ era poverissima, e con Boko Haram la situazione e’ peggiorata. Molti hanno dovuto abbandonare le attivita’ redditizie – per la maggior parte costituite da agricoltura, pesca e allevamento – quindi capita che per pochi soldi qualcuno accetti di fare piccoli lavori per i miliziani, o di passare loro informazioni. Boko Haram inoltre vanta diverse cellule dormienti e una certa capacita’ di reclutamento tra i giovani dei campi profughi, che non hanno nulla, tanto meno prospettive per il futuro. Ma tutti sanno che i miliziani promettono loro tre cose: una moto, una donna e un salario. Il rischio di propagazione quindi e’ consistente: non basta l’intervento militare- osserva- servono programmi umanitari e educativi per i giovani”.

E anche le azioni messe in campo dalle agenzie internazionali non sono sufficienti, perche’ i dati statistici non sono raccolti correttamente. Il cibo e le medicine scarseggiano, e in molte zone non c’e’ ne’ acqua ne’ corrente elettrica. A cui si aggiunge un’altra anomalia: gli sfollati creano insediamenti spontanei vicino al confine, mentre i campi attrezzati delle Nazioni unite – che per motivi legali devono essere allestiti a 150 chilometri dalla frontiera – sono poco utilizzati, perche’ troppo lontani. Al confine Niger-Nigeria “gli abitanti appartengono agli stessi clan, parlano la stessa lingua e usano persino la stessa moneta, quindi preferiscono stare qui piuttosto che dove non conoscono nessuno”. Il primo e piu’ violento attacco di Boko Haram a Diffa e Bosso – le due principali citta’ della regione – e’ stato sferrato il 6 febbraio 2015 e da allora gli assalti che si sono succeduti hanno provocato centinaia di morti nell’area e decine di migliaia di sfollati. Giacomo Zandonini e’ un giornalista freelance esperto di migrazione e rifugiati, che collabora tra gli altri con Repubblica, Left, Nigrizia e Redattore Sociale.

di Alessandra Fabbretti

03 febbraio 2016

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