Eritrea, Fhre all’Ue: “Non finanzi progetto che sfrutta la schiavitù”

Gli eritrei della diaspora: "Azione illegale, pronti a ricorsi"
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ROMA – “Scrivo per invitare l’Unione Europea a bloccare immediatamente il piano da 20 milioni di euro che sta finanziando in Eritrea. Per questo progetto viene utilizzato il lavoro forzato, e l’Ue ne e’ consapevole”. Cosi’, in una lettera inviata al fondo fiduciario per l’Africa istituito dalla Commissione Europea, l’avvocato Kennedy Van der Laan, in rappresentanza della Fondazione di difesa dei diritti umani in Eritrea (Fhre). L’organizzazione, basata nei Paesi Bassi, e’ animata principalmente da rifugiati eritrei, e si dice pronta a intentare un’azione legale nei confronti dell’Unione.

Il progetto sarebbe volto in particolare alla costruzione di una strada da parte di coscritti del ‘servizio nazionale’ obbligatorio, che in teoria dovrebbe durare 18 mesi, ma che in virtu’ della legge marziale si protrae per periodi molto piu’ lunghi. “Si tratta di un’azione illegale e di una violazione degli standard sui diritti umani”, scrive ancora Van der Laan, che fa parte del think thank sui diritti umani ‘Eepa-Europe External Policy Advisors’. “Le Nazioni Unite hanno descritto il servizio nazionale come ‘una forma di schiavizzazione’ e un crimine contro l’umanita’- ricorda una nota diffusa dal gruppo- il Parlamento europeo lo ha chiamato ‘lavoro forzato’ e ‘forma di schiavitu””.

“L’Eritrea e’ una dittatura senza istituzioni democratiche, legalita’ o rispetto dei diritti umani- conclude la nota del think thank- L’aiuto e’ un sussidio diretto al regime, perche’ i fondi Ue andranno a compagnie totalmente controllate da individui del partito al governo”. “Migliaia di coscritti sono soggetti a lavoro forzato che di fatto ne abusa, li sfrutta e li riduce in schiavitu’ per anni- si legge in un comunicato pubblicato nel 2015 dal Consiglio dei Diritti Umani dell’Onu- Le donne in servizio di leva corrono un rischio estremo di violenza sessuale durante il servizio nazionale”.

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2 Aprile 2019
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