Lazio

Referendum, Rosati: “Siamo a un bivio, con il sì l’Italia può diventare un Paese normale”

ANTONIO ROSATIROMA – Dalle esasperazioni della campagna elettorale alla mozione M5S in Aula Giulio Cesare per sostenere il No, fino ai passi che il Pd dovrà fare dopo una ipotetica sconfitta. A tre giorni dal Referendum costituzionale, in una intervista all’agenzia Dire Antonio Rosati, esponente dem di lungo corso, delinea gli scenari del Sì e del No.

Siamo alle battute finali di questa campagna elettorale, come giudica il dibattito?

“Credo ci sia stata una importante discussione politica intorno alla nostra Costituzione. Sento un clima che torna a far parlare del nostro Paese e questo è un merito della campagna elettorale per il Referendum costituzionale. I cittadini italiani, consapevoli della situazione delicata che c’è non solo in Italia, ma anche in Europa, sono tornati a discutere delle istituzioni e della politica. Certo, in alcuni casi i toni sono stati esasperati e impropri. Per esempio, non capisco chi sostiene che una vittoria del Sì porterebbe a una svolta autoritaria. Le parole in politica sono molto importanti, dovremmo recuperarne un uso sobrio. Ricordo che i poteri del presidente del Consiglio con questa riforma restano inalterati. L’Italia è una grande democrazia che ha un capo della Stato di grande saggezza, ha un Parlamento, una Corte costituzionale e poi soprattutto i cittadini italiani, che sono il primo grande baluardo di una vita corretta della democrazia”.

Qualche giorno fa il Consiglio comunale di Roma ha votato una mozione contro il Referendum. Come giudica quell’atto?

“Sono rimasto impressionato, anche come ex consigliere comunale, dell’idea davvero bizzarra del Movimento Cinque Stelle e del sindaco Raggi che, piegando a fini di parte un’intera istituzione come il Comune di Roma, ha approvato una mozione che impegna tutta la città per il No al Referendum e contro, di fatto, il presidente del Consiglio. Probabilmente non hanno studiato la Costituzione. Non si può impegnare la città su un libero e sano gioco democratico. È stata segnata una pagina buia della storia delle istituzioni romane”.

Al di là delle polemiche, come vede questo voto?

“Continuo a pensare che siamo a un bivio. Vengo da una scuola che ha cercato sempre di studiare e di capire i processi economici e sociali, senza incarnare la storia di un Paese intorno a singoli individui. Naturalmente, i leader sono importanti e va dato atto a Matteo Renzi di averci messo la faccia sempre e di aver tentato di smuovere questa palude italiana. Ho l’impressione che il Paese non sia mai diventato maturo, e la distanza tra la gente e i Palazzi si è fatta sempre più acuta. Questo sì, se non recuperato, rappresenta il più grande rischio di una svolta autoritaria. Tuttavia, avverto un certo recupero del Sì da parte di molti, anche di orientamento moderato o variegato, che si stanno rendendo conto che questo Paese rischia davvero di rimanere imbalsamato. Molte persone si sono convinte a votare Sì, con la speranza che l’Italia possa diventare un Paese normale, con un chiaro schieramento di centrosinistra e un chiaro schieramento di centrodestra in un gioco delle alternanze che esce dalle logiche dei governi tecnici e di larghe intese”.

Se dovesse vincere il No, che cosa dovrebbero fare a suo avviso Renzi e il Pd?

“Qualora dovesse prevalere il No, per il Pd si dovrebbe aprire una fase di riflessione. Penso che il Partito democratico dovrebbe chiedere di andare subito al voto con una nuova legge elettorale evidentemente, perché ci troveremmo nella situazione imbarazzante di avere due sistemi elettorali diversi tra Camera e Senato. Parallelamente, il Congresso del Pd non sarebbe più rinviabile. Ma le opzioni dovranno essere chiarissime. Sono tra coloro che si batteranno contro i governi di larghe intese e contro ipotesi di governi tecnici che non siano strettamente necessari a portare il Parlamento al voto. Alle elezioni, poi, bisogna misurare subito le opzioni di governo, puntando su un programma di rilancio economico e sociale per creare lavoro e aggredire il nodo delle disuguaglianze e delle pari opportunità, in particolare nel mondo giovanile. Perché quello che vedo oggi è che le nuove generazioni sono divise tra l’astensione e il voto a Cinque stelle. In ogni caso, bisogna dire basta con i trasformismi e mi auguro una legge elettorale che impedisca il cambio di casacca in Parlamento che è stato uno dei grandi mali italiani degli ultimi 15 anni”.

1 dicembre 2016
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