La donna bionica studia all'Alma mater di Bologna/VIDEO - DIRE.it

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La donna bionica studia all’Alma mater di Bologna/VIDEO

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BOLOGNA – Gli occhi brillano e il sorriso è smagliante, di chi non si arrende di fronte alle difficoltà. Di chi è determinato a superare qualunque ostacolo. La trentenne Manuela Migliaccio è pronta ad affrontare la sua nuova sfida: camminare per 15 chilometri col supporto di un esoscheletro bionico, battendo il record di 10,5 chilometri da lei stessa stabilito nel 2013. Manuela camminerà per otto ore, sul lungomare di Rimini, sabato prossimo, 4 giugno. Una maratona a tutti gli effetti, per lei che da oltre sei anni è costretta su una sedia a rotelle. L’appuntamento è stato presentato questa mattina in conferenza stampa dal rettore dell’Alma Mater di Bologna, Francesco Ubertini. Nel 2009, Manuela ha perso l’uso delle gambe in seguito a un incidente, che le ha lesionato il midollo. Ma non si è data per vinta.

Ekso-GT-Close-Up-Profile-Carter-Dow“Su internet ho scoperto per caso questa tecnologia”, racconta. E’ così è andata a Lecco, al centro di riabilitazione Villa Beretta, dove è attiva la sperimentazione dell’esoscheletro prodotto dalla Ekso (sono 12 i modelli presenti oggi in Italia, uno è al centro di Montecatone a Imola). Nel 2012 Manuela ha iniziato il percorso che l’ha portata in questi anni a sviluppare un “feeling particolare” con la macchina. Fino alle sfide sulla distanza. Prima ha percorso cinque chilometri, poi sei, poi il record di 10,5 chilometri camminati nel 2013, strappando il primato all’israeliano Radi Kaiuf. Ora, questa nuova sfida. “Mi sono allenata quattro ore al giorno e fino a quattro-cinque ore camminano le gambe- spiega- oltre, va la testa”. E quella non le manca di certo: nella sua Napoli direbbero che ha la ‘capa tosta’. Così come non le fa difetto lo spirito.

unibo_migliaccio2In tanti nella mia situazione si arrendono alla vita– dice- con questa mia sfida spero di dare un segnale di speranza“, perchè “c’è sempre bisogno di speranza”. Ma anche la forza di volontà fa la differenza. Una persona con disabilità “incontra ostacoli tutti i giorni- afferma Manuela- siamo un Paese arretrato, sia per le barriere architettoniche sia per le persone, che per strada mi guardano e dicono: ‘Poverina’. Ma c’è tanta gente in piedi che ha più problemi di me. Io conduco una vita normale”. Manuela studia Veterinaria all’Alma Mater di Bologna. “Mi mancano quattro esami- sottolinea- vorrei regalarmi la laurea a Natale, soprattutto a mio padre”. E poi fa la barista ne “L’altro spazio”, il locale di via Nazario Sauro in centro a Bologna realizzato a misura delle persone con disabilità. Manuela è seguita sia dai medici di Villa Beretta sia dagli accademici dell’Alma Mater, dei dipartimenti di Scienze biomediche e neuromotorie e di Scienze per la qualità della vita di Rimini. Le è stata prescritta anche una dieta specifica per questa sfida (“Ma non sono brava a seguirla”, sorride). L’obiettivo, ripetono come un mantra sia i medici sia gli universitari, “non è battere il guinness dei primati” ma studiare le caratteristiche e le potenzialità dell’esoscheletro, che “è uno strumento solo per la riabilitazione, non per andare in strada”. Grazie a questa macchina, del resto, Manuela in questi anni è riuscita a recuperare alcuni movimenti che non poteva fare, ad esempio la flessione del ginocchio, frutto anche del fatto che la sua è una lesione midollare parziale.

Ekso-GT-Empty-Back-Carter-DowManuela partirà sabato mattina alle 6 da piazzale Boscovich, a Rimini, e percorrerà la pista ciclabile sul lungomare in direzione Riccione per 7,5 chilometri, per poi tornare al punto di partenza. Ogni ora dovrà fare un breve pit-stop per cambiare le batterie dell’esoscheletro (che ha quattro motori, due all’anca e due al ginocchio), mentre l’unica vera sosta sarà per fare pipì. Due fisioterapisti la accompagneranno lungo il percorso, anche per alimentarla e fornirle i liquidi necessari. L’unico vero rischio è il meteo: se piove, la sfida dovrà essere rinviata. “Ma poi la faremo lo stesso”, mette in chiaro Manuela, che già pensa alla prossima tappa. “Dopo i 10 chilometri volevo già fare la mezza maratona– sorride- ma mi hanno detto di fare un po’ alla volta“. Manuela non ne vuole sapere di fermarsi. “Cosa mi spinge ad andare avanti? Le tante persone che ho conosciuto in questi anni e che mi hanno arricchito- spiega- consiglio a tutti un giro in un centro di riabilitazione, si apre il mondo di tutte le disabilità: è un arricchimento personale”. L’Ateneo di Bologna ha a tutti gli effetti adottato Manuela, non solo perchè è una sua studentessa. Il progetto è stato seguito fin dagli inizi dall’ex rettore Ivano Dionigi, presente oggi in conferenza stampa. “Dietro a tutto questo c’è un lavoro di squadra- commenta Ubertini- ma è Manuela la nostra punta di diamante. Le siamo grati per il suo sorriso, il suo entusiasmo e la sua determinazione”.

di Andrea Sangermano, giornalista professionista

1 giugno 2016
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