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L’avvertimento di Bersani: “Se Renzi forza nasce un nuovo Ulivo”


ROMA –  Confronto e contendibilità del partito. Questo chiede Pierluigi Bersani al segretario del Pd Matteo Renzi, in una lunga intervista all’Huffington Post. “Chiamalo come vuoi- avverte l’ex segretario-, Congresso, primarie, ma un luogo di confronto e di contendibilità lo chiedo”. Se “Renzi forza” e questo confronto non dovesse arrivare, “è finito il Pd. E non nasce la cosa 3 di D’Alema, di Bersani o di altri, ma un soggetto ulivista, largo plurale, democratico”.

La linea dell’attuale segretario, però, sembra essere diversa ed oppone alle richieste di congresso della minoranza dem un’ostacolo regolamentare: da statuto del Pd, secondo la maggioranza, non si può andare a congresso anticipato prima di giugno. “Cazzate”, replica Bersani che, proprio per permettere a Renzi di partecipare alle primarie di coalizione modificò lo statuto del Pd nel 2012. “Per anticipare il Congresso- spiega- servono le dimissioni del segretario. Evidentemente qualcuno non si vuole dimettere, e infatti il Congresso anticipato non l’ha mai proposto”.

Ma Bersani non vuole parlare “di Statuto e cavilli”. Secondo l’esponente della minoranza dem, infatti, vuole “una roba vera, non una gazebata. Si trovi il modo. E subito, per discutere come andare al voto. Nel Pd si è aperta una enorme questione democratica”. Poi attacca: Renzi “vuole andare al voto per evitare Congresso, manovra, referendum della Cgil, evitare tutto… Ma uno che governa non è mica uno slalomista! Qualche paletto deve prenderlo. La sconfitta, andando avanti così, non è evitabile. Napolitano ha ragione, ma io non sto dicendo che non si può votare prima della scadenza naturale. Sto dicendo: andiamoci con ordine, dopo un Congresso e con una legge elettorale decente“.

“Guardiamoci da fuori- analizza poi Bersani- un ciclo elettorale e politico si è chiuso, e lasciamo stare che abbiamo governato con i voti del 2013 e con un altro programma. Ora, dicevo, a conclusione di una fase vogliamo consentire la contendibilità di linea, di progetto e di leadership come ogni partito in Europa? Abbiamo perso Roma, Torino, le amministrative, e si è detto ‘avanti così’. È arrivata una botta al referendum e si è detto ‘avanti così’. La Corte fa saltare l’Italicum e si dice ‘avanti così’. Avanti così. Come si può pretendere che chi non è stato d’accordo su scuola lavoro, eccetera, possa andare a fare in giro i comizi dicendo, votateci che non è successo niente? Direi che dobbiamo parlare di una cosetta che si chiama Italia, o no?“, conclude l’ex segretario del Pd.

 

 

01 febbraio 2017

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