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L’arte come strumento di diplomazia, ecco il Maxxi 2016

"E' anche attraverso l'arte che si possono gettare ponti e la creatività' può e deve essere strumento di diplomazia culturale"

Pubblicato:23-02-2016 18:07
Ultimo aggiornamento:16-12-2020 22:02

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ROMA – Diciassette nuove mostre, quattro produzioni del museo “esportate all’estero”, più progetti specifici, collaborazioni internazionali, lezioni e laboratori. Il Maxxi ha presentato oggi il programma per il 2016 con una conferenza stampa alla quale hanno partecipato il presidente della Fondazione Maxxi, Giovanna Melandri, il direttore artistico Hou Haru, e l’assessore alla Cultura della Regione Lazio Lidia Ravera.

Il programma 2016, è stato spiegato, risponde a un’idea di museo aperto e protagonista del dibattito culturale, sociale e politico contemporaneo. Tra i protagonisti Jimmie Durham, Pier Luigi Nervi, Amos Gitai, William Kentridge, Superstudio, Sislej Xhafa, Shazia Sikander e Alvaro Siza. Ci sarà un omaggio ai 70 della Repubblica con la mostra “L’Italia ci guarda”, mentre 4 mostre prodotte dal Maxxi – Bellissima, Huang Young Ping, Olivo Barbieri e Amos Gitai – saranno ospiti di altrettanti musei tra Europa, Cina e Stati Uniti. Continueranno poi l’impegno nell’osservazione del Mediterraneo e del Medioriente con progetti specifici e collaborazioni internazionali, come quella che porterà’ nel 2017 i capolavori dell’arte contemporanea di Tehran. E rimarra’ la spinta didattica, grazie a una serie di lezioni dedicate alla storia dell’arte, dell’architettura, della fotografia e del design. Il Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo ha celebrato oggi anche l’ingresso nel cda di un rappresentante Enel, Patrizia Greco, e della Regione Lazio, Caterina Cardona, e ha annunciato l’attivazione di una collaborazione con Mini, che sarà’ partner del Maxxi per i public Programs, i programmi di approfondimento delle mostre. “Le pratiche artistiche sono laboratorio di futuro, di nuove visioni- ha dichiarato Melandri- E’ anche attraverso l’arte che si possono gettare ponti e la creatività’ può e deve essere strumento di diplomazia culturale“.

di Flavio Sanvoisin, giornalista


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