VIDEO | Libia, il deputato pescatore che difende i colleghi nelle mani di Haftar

Lorenzo Viviani, onorevole della Lega e pescatore: "Rimarremo a oltranza davanti al Parlamento"
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

ROMA – Pescatori con l’incubo del carcere il Libia. Manifestano a Montecitorio i familiari dei 18 uomini fermati il primo settembre dalle forze del generale Khalifa Haftar. Con loro c’e’ Lorenzo Viviani, onorevole della Lega e pescatore, come ricorda il ‘facciario’ di Montecitorio, l’archivio che conserva i profili dei deputati, in cui e’ scritto “biologo, comandante di peschereccio, pescatore professionista”.

“Si’ io pesco le acciughe, loro il gambero rosso”, spiega il 37enne spezzino, interpellato dalla Dire. “Questi uomini – aggiunge – vanno riportati a casa al piu’ presto. Fanno uno dei mestieri piu’ difficili. Per questo rimarremo a oltranza davanti al Parlamento, ci aspettiamo che vengano ricevuti dal presidente Conte o dal ministro degli Esteri, e soprattutto che siano velocizzate tutte le pratiche per portare il prima possibile i Pescatori a casa”.

Sugli striscioni che i familiari degli ostaggi hanno esposto davanti al Parlamento si legge: “Riportate a casa i nostri amici, padri, figli, mariti”. “Conosco bene quel tratto di mare. La Libia lo considera zona economica esclusiva per la convenzione di Montego Bay. Purtroppo l’Italia non si e’ mai impegnata seriamente su queste dinamiche. Quella e’ una zona che storicamente i nostri Pescatori utilizzavano e ancora utilizzano. Bisogna intervenire al piu’ presto perche’ siamo di fronte a famiglie preoccupate che vogliono riabbracciare al piu’ presto i loro cari”.

Viviani conclude: “Io sono un pescatore ligure ma in mare siamo tutti fratelli. E ogni problema della pesca riguarda tutta la marineria italiana”.

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

22 Settembre 2020
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»