Siria, l’esperto: “Paese smembrato, ora l’Isis è più forte”

[video mp4="https://media.dire.it/2017/04/Siria-verso-una-divisione-in-zone-di-influenza.mp4" poster="https://www.dire.it/wp-content/uploads/2017/04/rouehia-jpg.jpg"][/video] ROMA - In Siria si sta verificando una spartizione del territorio in aree di influenza
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ROMA – In Siria si sta verificando una spartizione del territorio in aree di influenza da parte delle potenze straniere intervenute nel conflitto, col Gruppo Stato Islamico che, se da una parte perde la sua connotazione di ‘Stato’, dall’altra si trasforma in guerriglia e aumenta i consensi tra la popolazione. Ne è convinto Fouad Roueiha, giornalista italo-siriano responsabile del portale ‘Osservatorio Iraq, Medio oriente e Nord Africa’, intervistato dall’agenzia DIRE.

Dopo le accuse di attacco chimico di una settimana fa nella provincia di Idlib, “ultima roccaforte dei ribelli siriani” e attribuito al regime di Damasco, gli Stati Uniti hanno bombardato una base siriana e ribadito più volte in questi giorni che il regime di Bashar Al-Assad “deve cadere”. Oggi l’incontro del Segretario di stato americano Rex Tillerson dal suo omologo russo Sergei Lavrov è emblematico della volontà di questi due paesi di superare la questione, nonostante ieri il Presidente Putin si sia lamentato di “un peggioramento nelle relazioni” tra i due paesi.

In effetti secondo il giornalista italo-siriano “ci sono segnali che indicano che in Siria si sta andando verso una pacificazione“. Tuttavia non bisogna dimenticare che “tra pacificazione e pace esiste una grande differenza. La pacificazione- spiega- è uno stato di non conflitto aperto che avviene all’ombra delle armi, mentre a me sembra che si sta andando verso una suddivisione del paese in aree di influenza. Non so se si rispecchierà in confini ben precisi, ma al momento è stata realizzata una ripartizione in aree di influenza tra le potenze che si sono spese economicamente e diplomaticamente in questi sei anni di conflitto”. Fouad Roueiha si riferisce a Russia, Iran, Turchia, Stati Uniti e ai paesi che hanno aderito alla coalizione guidata da Washington.

“Credo inoltre che la guerra si sta trasformando in un conflitto a bassa intensità, simile a quello che abbiamo visto in Iraq negli ultimi dieci anni”. Per il giornalista, un’ipotesi di questo tipo sarebbe “molto lontana da quello che si augurano i siriani”, che hanno tentato la strada “della rivoluzione pacifica per otto mesi”, nel 2011, ben prima che iniziasse la guerra civile e poi arrivassero i gruppi terroristi – lo Stato islamico e gli altri affiliati ad Al-Qaeda – che hanno motivato l’intervento delle coalizioni straniere. Nonostante questo, l’augurio è che “intanto si possa fermare quello che assume sempre di più il contorno di un genocidio”.

Da non sottovalutare inoltre secondo il giornalista di ‘Osservatorio Iraq’ Fouad Roueiha, il cosiddetto ‘Daesh’: “la costruzione dello ‘stato’ da parte del gruppo Isis, iniziata vero la metà del 2014, si è arrestata ormai con l’intensificarsi dell’intervento militare delle due coalizioni a guida russa e americana. Si prepara a tornare guerriglia”.

Per questo secondo Roueiha “la sconfitta militare non può sradicare questo ‘cancro'”. D’altra parte, lo Stato islamico sta collezionando consensi tra la popolazione, poiché “è visto come un’alternativa migliore rispetto ad una occupazione statunitense o una curda sostenuta da Stati Uniti e Russia”, simile a quella che si è verificata “in Iraq all’indomani dell’invasione del 2003”.

Sulla reale efficacia dei colloqui di Ginevra – promossi dalle Nazioni Unite – e di quelli di Astana – voluti invece da Russia, Turchia e Iran – Fouad Roueiha appare scettico in quanto le opposizioni a quei tavoli “non sono assolutamente rappresentate. Le delegazioni rappresentano quella parte dell’opposizione politica che ha i maggiori legami coi paesi esteri e che quindi gode di maggiore credito internazionale. Ad Astana addirittura ci sono solo i capi delle fazione militari: o movimenti partigiani, o veri e propri ‘signori della guerra’ locali”.

Ricorda quindi un fatto avvenuto qualche giorno fa: una rivista di Damasco ha pubblicato un articolo che alcuni integralisti islamici hanno ritenuto “offensivo” verso l’Islam. La sede del giornale è quindi stata completamente occupata dal Jeish Al-Islam, una fazione che controlla buona parte della periferia damascena. Tutti gli uffici dell’edificio sono stati chiusi con la forza, anche quelli di cinque Ong per i diritti umani, che nulla avevano a che fare con la rivista. “Il responsabile di questo atto è il capo delegazione presente ad Astana: un signore della guerra che, sebbene reprima la rivoluzione popolare in patria, è lo stesso che si fa portavoce di quella rivoluzione sui tavoli della pace”. Per Roueiha si tratta di persone che “invece di lottare per costruire un paese nuovo – democratico, pluralista, fondato sullo stato di Diritto – stanno combattendo una guerra di potere per sostituirsi a un potere costituito e senza restituire la sovranità al popolo”.

di Alessandra Fabbretti

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