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Mamma Villirillo chiede al questore una nuova sede per ‘Libere donne’

La sede attuale si trova nel luogo venne assassinato il figlio diciottenne Giuseppe Parretta, vicino alla zona in cui vivono i familiari dell'assassino
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ROMA – “La sottoscritta Villirillo Caterina presidente dell’Associazione Libere donne di Crotone con sede in via Ducarne 35, facendo seguito all’incontro avvenuto in Questura il 03 agosto scorso alle 17.30, con la presente chiede un intervento della SS.VV. ILLMa al fine di risolvere l’annosa questione che riguarda la fruizione e l’accesso della sede della suddetta associazione“. Con questa missiva indirizzata al Questore Massimo Gambino, la mamma coraggio Katia Villirillo, presidente dell’associazione Libere Donne il cui figlio è stato ucciso dal boss Salvatore Gerace, chiede un luogo sicuro dove poter continuare l’operato dell’associazione. Ad oggi infatti mamma Catia continua a tener viva l’associazione nella sede in cui venne assassinato il figlio diciottenne Giuseppe Parretta, in una zona dove vivono i familiari dell’assassino condannato in primo grado all’ergastolo.

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“In detto incontro la sottoscritta, che a causa di un ictus cerebrale causato dallo stress per la barbara uccisione di mio figlio Giuseppe Parretta si é fatta accompagnare dalla figlia Benedetta Parretta, ha illustrato la grave problematica scaturita dalla apposizione del divieto di sosta e di fermata istallato innanzi alla sede della citata associazione, che ha fatto nascere non poche situazioni che hanno portato a più denunce sia presso l’Arma dei Carabinieri e sia presso la questura. L’associazione- spiega ancora- rappresentata dalla sottoscritta, a seguito di iscrizione sul portale SIFEAD del Ministero del lavoro e delle Politiche sociali, svolge anche il servizio di distribuzione di generi alimentari alle famiglie indigenti, servizio che é stato incrementato a causa dell’epidemia di COVID-19 tuttora in corso, ma che a causa della presenza di detto segnale é reso particolarmente difficoltoso se non impossibile a svolgersi. Tale problematica è già stata sottoposta all’attenzione del Comune di Crotone il quale non ha risolto il problema ponendo soluzioni alternative non congrue”.

Continua la lettera: “Il tutto aggravato dal fatto che di fronte all’associazione vive il figlio del boss Salvatore Gerace, pluripregiudicato nonché omicida di Giuseppe, che con atteggiamento minaccioso ed offensivo impedisce il regolare e tranquillo svolgimento del detto servizio e mette paura ai volontari, alle famiglie assistite, a tutti coloro che frequentano il centro, e specialmente a Benedetta e Paolo, figli della sottoscritta che sono stati testimoni oculari dell’omicidio del fratello.

Pertanto al fine di evitare che la situazione degeneri tragicamente, la sottoscritta chiede l’intervento della SS.VV.ILLMa che, sicuramente, saprà trovare una soluzione a questa situazione incresciosa e grave venutasi a creare e che minaccia la sicurezza e la vita di tutti i soggetti coinvolti.

Per come dibattuto nel citato incontro, la sottoscritta ribadisce anche l’auspicio che venga trovata una nuova e più consona sede per L’Associazione Libere donne di Crotone destinando la sede di via Ducarne alla “Casa della memoria delle vittime di reato” tra cui Giuseppe, che ha visto la propria giovane vita prematuramente recisa in detto luogo. Sicura di un Vostro riscontro positivo porge cordiali saluti ed attende, ponendo la massima fiducia nella legalità”.

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