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È morto Jimmy Villotti, il ‘chitarrista gentile’ di Dalla e Guccini

Bologna piange il suo 'slow hand', il cordoglio di artisti e istituzioni

Pubblicato:06-12-2023 13:25
Ultimo aggiornamento:06-12-2023 13:25
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Foto: Facebook Jimmy Villotti

BOLOGNA – Il mondo della musica e la città di Bologna piangono la scomparsa di Jimmy Villotti, il ‘chitarrista gentile’, che si faceva “voler bene da tutti”. Un talento della sei corde, con una grande passione per il jazz, è stato al fianco di artisti come Paolo Conte, Lucio Dalla, Francesco Guccini, Gianni Morandi e Ornella Vanoni. Musicista, autore, scrittore, compositore e anima del mondo musicale di Bologna, e non solo, fin dai primi anni ’60, Villotti se n’è andato oggi all’età di 78 anni, alla vigilia del suo compleanno. Come ricorda Paolo Fresu, Villotti aveva festeggiato proprio ques’anno i suoi 60 anni di carriera. “Artista curioso e aperto- lo definisce il trombettista- ha prestato il suono della sua chitarra alla migliore musica italiana. Un uomo delicato e affabile e un’istituzione per la città di Bologna, che perde un pezzo della sua storia artistica”.

Jimmy, lo ricorda Andrea Mingardi, è stato un “valente chitarrista e personaggio atipico, durante la sua carriera ne ha fatte di tutti i colori, ma la sua cosa migliore è stato farsi voler bene da tutti”. Iniziò il suo percorso come chitarrista rock nei ‘Meteors’, “uno dei due gruppi più pregnanti dell’epoca”, sottolinea ancora Mingardi. Poi, con i ‘Golden Rock Boys’, ha “rappresentato la rivoluzione rock’n’roll della fine dei ’50. Ma la sua ‘slow hand’- continua il cantautore bolognese- ha cominciato a dirigersi verso la sua grande passione: il jazz”. E Villotti “non parlava solo: era bravo”. Col jazz però “non si campava” e allora “l’eclettico Jimmy ha arricchito col suo garbo e la sua classe almeno una mezza dozzina di cantanti, tra cui Paolo Conte”. Inoltre, “era bravo anche nel pop”, aggiunge Mingardi.

Villotti era tra l’altro “diventato un protagonista delle magiche notti bolognesi- continua Mingardi- era particolarmente simpatico. Non solo jazzista ma pensatore, scrittore e compagno di chiacchiere mai banali, ha reso le nostre notti speciali. Leggero, non nei pensieri ma nell’essere, allampanato e ironico dalla testa ai piedi, ha vissuto come se nulla potesse fargli nulla. È arrivato fino a ieri in sella alla sua chitarra, gentile come lui. Le frasi della sua improvvisazione sembravano quasi parole fluide di un suo discorso che non si è mai interrotto”. In definitiva, è stato “uno dei più importanti testimoni di un’epoca irripetibile e ricca di talenti sottovalutati dal mondo cafone dei media”. E conclude: “Ciao Jimmy. Cosa suoniamo? Cry me a river?”.

A piangere la scomparsa di Villotti sono anche le istituzioni cittadine. “Che dolore questa notizia- commenta il sindaco Matteo Lepore- se ne va un grande artista, un intellettuale, un innamorato di Bologna ma soprattutto un uomo gentile e leggero, come l’avrebbe descritto Italo Calvino, una grande persona, che ha dato un grande contributo alla musica italiana. Mi stringo alla famiglia e agli amici a nome di tutta la città. A lui dobbiamo molto”. Con Villotti, dicono il governatore Stefano Bonaccini e l’assessore regionale alla Cultura, Mauro Felicori, “non se ne va solo un grande musicista. Scompare un protagonista importante di Bologna e della nostra regione, un artista che è stato capace di raccontare e interpretare la vita culturale senza mai dimenticare le proprie origini. Grande tra i grandi, Jimmy ha saputo portare un contributo fondamentale allo sviluppo musicale italiano come compositore e cantautore”, nonché al fianco di grandi, “sempre con uno sguardo alla sua passione per la musica jazz. Ci mancherà e mancherà ai tanti che non sapevano di conoscerlo, ma hanno amato i suoi fraseggi alla chitarra”.

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