Roma, l’allarme di Unindustria: “La città è ferma, danni enormi”

"La città ha bisogno di avere un piano strategico per il proprio futuro"
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ROMA – Roma è ferma. Con danni enormi per la città e il settore delle imprese. A denunciarlo, in una intervista a Il Messaggero, è Angelo Camilli, vicepresidente di Unindustria con delega all’Organizzazione e ai Rapporti associativi. Come valuta la scarsa propensione dei dipendenti capitolini a partecipare alle commissioni aggiudicatrici degli appalti? “Dal nostro punto di vista si tratta di un comportamento inaccettabile da parte di dirigenti e funzionari pubblici, perché significa venir meno alle proprie responsabilità e avere un atteggiamento di negligenza rispetto a un ruolo che è fondamentale”.

Il problema sembra riguardare in particolare la Capitale. “Il Comune di Roma ha una macchina amministrativa notoriamente poco efficiente, e questi comportamenti creano danni enormi. Già gli investimenti pubblici nel nostro Paese sono ai minimi termini da anni, poi il Campidoglio ha i noti problemi di bilancio. Se anche quel poco che viene messo in programma non viene nemmeno messo in gara per la negligenza di funzionari che non si vogliono nemmeno prendere la responsabilità di aggiudicare degli appalti, ovviamente questo non può che creare danni notevoli”.

Può esserci un legittimo timore di firmare atti che prevedono una forte assunzione di responsabilità? “Non vedo giustificazioni possibili a questo comportamento. Si tratta di dirigenti e funzionari non certo neoassunti, che dovrebbero dopo tanti anni avere la competenza e la capacità di lavorare su situazioni di questo genere”.

Il Giubileo può essere un esempio, in negativo? “Anche in questo caso non riusciamo nemmeno a spendere le poche risorse a disposizione. È inaccettabile che un’amministrazione così importante non riesca a portare avanti programmi di questo genere. Mi auguro che il Campidoglio lavori seriamente per rimuovere questi ostacoli, come ha annunciato il direttore generale Giampaoletti”.

C’è un clima di sospetto intorno ai lavori pubblici in genere, dopo tanti esempi negativi venuti alla luce negli anni? “Questo è un vizio italiano: quando c’è un problema, invece di affrontarlo punendo i responsabili e migliorando i controlli, preferiamo eliminarlo a priori. Il settore dei lavori pubblici continua a soffrire moltissimo la crisi: l’edilizia residenziale è ferma, gli appalti pubblici hanno avuto una forte contrazione, anche le nuove regole hanno portato a un rallentamento. Il vizio di generalizzare penalizza anche le imprese valide, capaci, che hanno voglia di investire, riflettendosi negativamente anche sull’accesso al credito”.

A che punto è il dialogo tra imprese ed enti locali, a Roma? “Noi ovviamente ci siamo messi a disposizione fin dall’inizio. Con l’amministrazione Zingaretti c’è stato un buon dialogo, con quella capitolina ci siamo fatti trovare pronti per dare il nostro contributo, con idee e capacità progettuale. Poi le scelte, ovviamente, competono alla politica e all’amministrazione”.

Voi quali scelte auspicate? “La città ha bisogno di avere un piano strategico per il proprio futuro, con le linee principali sulle quali investire e crescere. Mentre si gestisce il presente e si migliora la macchina amministrativa, bisogna avere le idee chiare sulle strategie su cui puntare per la Capitale di un Paese così importante”.

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