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In Lombardia mancano i posti letto in Pronto soccorso “e il privato non aiuta”: la denuncia di Anaao

Anche sui malati subacuti "da molto tempo la Lombardia ha scelto di non investire nel pubblico, ma di affidarli in grande parte al privato"

Pubblicato:04-12-2023 19:18
Ultimo aggiornamento:04-12-2023 19:18
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MILANO – In Lombardia c’è un problema di posti letto in pronto soccorso, a livello numerico. A questo si aggiunge “un tema di governo del sistema”, con molti pazienti trattenuti in ospedale che bloccano posti in quanto impossibilitati ad essere dimessi e altri ‘filtrati’ dai privati verso il pubblico, per questione di ‘selezione’, cosa che accade anche nelle strutture post-ospedaliere. Una verità che va detta, come sostiene, parlando con la ‘Dire’, il segretario lombardo del sindacato medico Anaao Stefano Magnone, che interviene sulle linee annunciate dall’assessore al welfare Guido Bertolaso. Il tema è quello della riduzione del cosiddetto ‘boarding’, ossia il disallineamento tra i posti letto per pazienti con indicazione al ricovero e i posti letto realmente a disposizione, oggetto della riforma in cantiere in giunta.

“La Lombardia è sotto gli standard previsti dalla legge, cioè dal DM 70, per quanto riguarda il numero di letti per acuti, quindi mancano posti letto in senso assoluto. Anaao queste cose le ha già dette, le ha già scritte più volte, ma cadono sempre nel vuoto”. Infatti, sottolinea il sindacalista, “i grossi ospedali pubblici, a Milano Niguarda, il Policlinico, il San Paolo, il San Carlo, ma anche il Papa Giovanni di Bergamo, strutture che hanno dei grossi flussi di pazienti, fanno fatica a ricoverare tutti i malati”.

Stefano Magnone

C’è poi quella che è l’origine della congestione, che per Magnone si divide in due canali: “da un lato noi sappiamo che in alcuni pronto soccorso di Milano privati la gente non ci va, ci va di meno, cambia settore e va in un altro ospedale, tendenzialmente pubblico perché lì trova risposte, ma la proporzione è squilibrata”, osserva. “Queste cose le dice anche la Ats di Milano in un report di cui ha parlato il ‘Corriere’ nel mese di ottobre. Un documento che è rimasto nei cassetti e in cui c’è scritto che la gente va in questi pronto soccorso non in altri“. Il motivo? Forse un filtro basato su parametri personali. “Non è che per caso il privato fa da filtro verso i pazienti che non sono redditizi, come i cronici e i non chirurgici?”, si domanda Magnone.

C’è poi un altro tema “a valle”, come sottolinea il chirurgo del Papa Giovanni XIII, ossia il fatto che in ospedale “ci sono dei malati che possono essere dimessi ma che non riesco a dimettere per vari motivi: la famiglia non li vuole più, non ce la fa, non è attrezzata. Sono quelli che Bertolaso e tutta la letteratura chiama i bed blockers, cioè sono i quelli che bloccano i letti“. Anche qui il problema è simile: “Le strutture esterne che prendono malati subacuti- spiega- sono poche, sono quasi tutte private e selezionano i malati anche lì“. In sostanza, “da molto tempo la Lombardia anche sui subacuti ha scelto di non investire nel pubblico, ma di affidarli in grande parte al privato”. Mentre gli altri restano in ospedale. “Questi ti prendono i pazienti quando sono pronti per andare a casa, ma allora a quel punto sono bravi tutti, ed è anche per questo- chiosa Magnone- che il sistema è bloccato”.

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