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Per Taranto e i tarantini è sempre 25 aprile

ACCIAIERIE EX ILVA TARANTO
La vita ordinaria della città dei due mari è fatta di morte
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NAPOLI  – Mentre Invitalia, lo Stato, si avvia a diventare socio di maggioranza del siderurgico di Taranto, un’altra emanazione dello Stato, il Comune – che dichiara di essere in sintonia con Provincia e Regione – rivendica il dovuto coinvolgimento territoriale perché gli elementi dell’accordo siano condivisi e perché il futuro dello stabilimento siderurgico non può prescindere da quello della città dei due Mari e di chi lì vi vive o vi lavora. L’appello formale del sindaco Rinaldo Melucci ad essere fra le parti convocate al tavolo nazionale con ArcelorMittal risale ai primi giorni dello scorso luglio e si rinnova in questi giorni. È di ieri il primo confronto avviato dall’amministrazione comunale con la cittadinanza sulla situazione dell’ex Ilva. Vi hanno partecipato le maggiori associazioni ambientaliste ed i gruppi di attivisti che da anni lottano per la bonifica ed il diritto al lavoro che sia conciliato con quello alla salute. “A me sembra che generalmente ci sia una assoluta contrarietà al piano che il governo sta chiudendo in solitaria con ArcelorMittal”, la dichiarazione post incontro di Melucci sulla pagina Facebook Ecosistema Taranto. “Per questo, continueremo a sondare il sentimento della città e – rimarca – lavoreremo uniti per una strenua resistenza agli intendimenti del Governo”. E così mentre palazzo di Città proclama il suo 25 aprile, Taranto continua la sua vita ordinaria fatta di morte. L’ultima, con eco mediatica, è quella dell’11enne Vincenzo Semeraro, residente nel quartiere Tamburi, lottatore perdente nella battaglia contro un linfoma linfoblastico primitivo nelle ossa diagnosticato nel 2019. Dopo cicli di chemioterapia al Policlinico di Bari, con una gara di solidarietà dei tarantini che ha permesso di raccogliere oltre 8mila euro, Vincenzo è arrivato all’ospedale Bambino Gesù di Roma per un trattamento di immunoterapia e poi per il trapianto del midollo. Intanto Vincenzo ha contratto il Covid, a fine ottobre le sue condizioni si sono aggravate, poi il coma – da cui si è ripreso per pochi giorni -, quindi la morte. A salutarlo alla partenza prima del viaggio a Roma, lo scorso giugno, i bambini di quel quartiere confinante con l’acciaieria riuniti sotto la sua finestra con cori e canti: quasi un tifo da stadio. E quegli stessi coetanei l’hanno accolto con dolore e mestizia stampando i loro volti contro i finestrini di un carro funebre quando a Taranto Vincenzo è tornato in una bara bianca che sotto le luminarie di Natale ha sfilato diretta al cimitero San Brunone. Per Vincenzo e perché nessuno patisca come lui a Taranto, come all’ombra di ogni distretto produttivo, “ora e sempre resistenza”.

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