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Tunisia, EuroMed Rights: “È uno Stato di polizia, finanziarlo aumenta i migranti”

Prestianni (Advocacy): "Il memorandum è tra i motivi dei 12mila sbarchi"

Pubblicato:03-10-2023 17:43
Ultimo aggiornamento:03-10-2023 17:46
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EuroMed Rights
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ROMA – “Il memorandum Ue-Tunisia sui migranti non solo non sta funzionando, ma è una delle ragioni che spiega l’aumento degli arrivi di profughi a Lampedusa: 12mila persone giunte in qualche giorno. È un fenomeno legato alla deriva autoritaria che spinge sempre più tunisini a lasciare il Paese, ai discorsi di odio xenofobo legittimati dal presidente Kais Saied che incoraggiano invece i subsahariani a partire, ma c’è anche una chiara strumentalizzazione da parte del governo tunisino nella gestione dell’aumento delle partenze”. Ne è convinta Sara Prestianni, direttrice advocacy di EuroMed Rights, intervistata dalla Dire a margine della conferenza stampa che il centro di ricerca ha organizzato stamani a Roma dal titolo ‘La Tunisia è un Paese sicuro? Parla la società civile tunisina’.

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Il Memorandum da 900 milioni di euro siglato a luglio tra l’Ue e la Tunisia per fermare le partenze verso le coste europee diventa il fulcro della denuncia degli esperti, soprattutto dopo le tensioni scoppiate tra Bruxelles e Tunisi: l’erogazione dei fondi è stata infatti sospesa dopo la crisi delle migliaia di migranti subsahariani che le autorità tunisine sono accusate di aver deportato alle frontiere algerine e libiche, nel deserto, senza assistenza, con temperature sopra i 40 gradi. Dopo quei fatti, gli esperti ricordano che vari Paesi europei e lo stesso Alto rappresentante per la politica estera Ue Josep Borrell criticarono il Memorandum, chiedendo che la sua approvazione passi al voto del Consiglio. “Tunisi ora usa l’accordo come arma di ricatto– argomenta Prestianni- e lo ha fatto capire quando giorni fa ha negato l’accesso a una commissione ufficiale del parlamento europeo e poi ieri, quando Saied stesso in un post su Facebook ha dichiarato che la Tunisia ‘non accetta la carità né l’elemosina dall’Europa’ nella gestione della migrazione”.


Ma 12mila persone arrivate in qualche giorno, osserva Prestianni, “ricordano i 10mila che in poche ore transitarono per la frontiera di Ceuta in Marocco: anche li fu chiaro l’uso strumentale dei migranti da parte del Marocco, nelle ore in cui si discuteva un accordo con la Spagna. Se l’Ue continua a legittimare la dittatura, le partenze aumenteranno ancora e le strumentalizzazioni saranno sempre il mezzo con cui il regime gestirà i negoziati”. A riferire che la Tunisia sarebbe “a un passo dalla dittatura” è Kamel Jandoubi, ex ministro per i Diritti umani della Tunisia e presidente onorario di EuroMed Rights, unico tunisino che ha potuto prendere parte all’incontro: “dalla presa del potere del 25 luglio 2021 Saied, col sostegno di polizia ed esercito, ha smantellato le istituzioni rappresentative e i meccanismi di controllo dell’operato del presidente, che si è appropriato dei pieni poteri. In Tunisia oggi avvocati e giudici sono sotto pressione, la stampa imbavagliata, la giustizia piegata ai voleri di presidente, mentre attivisti, sindacalisti e oppositori politici sono imprigionati e trattati da terroristi. La polizia compie abusi che restano sistematicamente impuniti, le leggi sono applicate arbitrariamente“. La stessa Costituzione laica del 2014, frutto del percorso democratico avviato dalle sollevazioni pacifiche del 2011, e che si ispirava a quelle europee “è stata abrogata e rimpiazzata da un testo elaborato dal presidente tramite un referendum in cui ha votato meno del 25% degli elettori”.

MANGANELLA: LA TUNISIA NON È UN PAESE SICURO

Alla luce di questa situazione Antonio Manganella, direttore regionale di EuroMed Avocats Sans Frontières, dichiara: “La Tunisia non è un paese sicuro, al contrario di quanto sostiene l’Italia che dal 2022 ha reintroddotto il paese nella lista dei paesi dove è sicuro viaggiare e rimpatriare i migranti irregolari. Il testo prodotto dal governo in cui viene motivata questa decisione- riporta Manganella- è pieno di imprecisioni e falsità, a partire dal fatto che si ignora che la Tunisia è uno Stato di polizia: tra i circa 22mila detenuti – il doppio di Italia e Francia – il 55% sono in detenzione preventiva, ossia senza processo. Inoltre la polizia risponde al ministero dell’Interno, che non ha ancora risposto delle accuse di abusi e torture commesse prima del 2011″. L’esperto quindi conclude: “Siamo qui per combattere le fake news e la propaganda del governo italiano: la premier Meloni ha contestato chi accusa la Tunisia di essere una dittatura e di non essere un porto sicuro. Ma invitiamo politici e media a conoscere la Tunisia oltre il fenomeno migratorio e prendere atto della realtà vissuta dai cittadini: finanziare la Tunisia equivale a sostenere un regime che opprime e perseguita”.

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