Mensa troppo cara, il Cua va a pranzare in Rettorato/FT e VD

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BOLOGNA – Pasta, insalate, pizza al taglio e spiedini di carne. Per un nutrito gruppo di studenti dell’Università di Bologna, oggi, il pranzo si svolge in una location a dir poco insolita: il lungo corridoio di ingresso del rettorato, in via Zamboni. È l’esito della protesta messa in campo dal Cua, dopo l’ennesima autoriduzione effettuata nella mensa di piazza Puntoni: una volta ottenuto lo sconto sui pasti (tre euro invece che sei), il collettivo ha portato tavoli e panche a Palazzo Poggi per portare la mobilitazione in casa del rettore Francesco Ubertini. Una sessantina gli studenti che pranzano ordinatamente in rettorato, “ma stiamo facendo i turni”, spiega un attivista del Cua. Con i vassoi vuoti, intanto, gli attivisti compongono sul pavimento la scritta “mo’ basta”, cioè lo slogan della campagna contro il caro-mensa.

Chiediamo al rettore di venire a mangiare con noi per assaggiare il cibo della mensa e dirci che ne pensa“, manda a dire Emiliano, visto che Ubertini “è sempre disponibile per stringere la mano a politici come Salvini, ma fa finta di niente di fronte alla mensa più cara d’Italia”. Nell’ultimo mese o poco più di autoriduzioni, il Cua dichiara di aver strappato 2.000 pasti a prezzo scontato (tre euro invece di sei): “Un segnale forte e chiaro”, che dimostra “che gli studenti per accedere alla mensa hanno bisogno di dover fare le autoriduzioni“, sottolinea Camilla, sempre del Cua.

La richiesta del collettivo è che i pasti costino sempre tre euro e che siano gratuiti per gli assegnatari di borsa di studio. “Vogliamo che il rettore venga qui a darci una risposta”, dicono gli attivisti, assicurando di essere pronti a restare in rettorato finché non verrà ottenuto un incontro con i vertici dell’Alma Mater. Sulla protesta in rettorato vigilano alcuni agenti della Digos, ma la situazione sembra tranquilla. Per stasera, intanto, il Cua annuncia anche una festa in via Zamboni.

di Maurizio Papa, giornalista professionista

25 Mag 2016
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