Tutti i dubbi sul caso Moro: "Per 40 anni ci siamo dimenticati di guardare troppe cose" - DIRE.it

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Tutti i dubbi sul caso Moro: “Per 40 anni ci siamo dimenticati di guardare troppe cose”

ROMA – “Moro viene ucciso con i terroristi che lo guardano con ferocia negli occhi, sparando i primi colpi a bruciapelo in posizione eretta, poi venne messo nel bancale della Renault 4. Quindi difficile che tutto sia avvenuto in quel garage, non come ce lo hanno raccontato”. Lo ha detto il presidente della Commissione d’inchiesta parlamentare sul rapimento e uccisione di Aldo Moro, Giuseppe Fioroni, ospite del programma TgTg, condotto da Donatello Vaccarelli, su Tv2000, in occasione del 40° anniversario del rapimento di Aldo Moro.

Il 16 marzo 1978 le Brigate Rosse rapirono il presidente della Dc dopo aver ucciso gli uomini della sua scorta. Dopo 55 giorni di prigionia, il cadavere di Moro venne ritrovato nel bagagliaio della Renault 4.

“Abbiamo fatto insieme ai Ris- ha ricordato Fioroni- delle prove di sparo in Via Montalcini 8. È vero, tecnicamente non si può escludere che la modalità che raccontano i terroristi sia potuta avvenire in quel garage ma è terribilmente improbabile. Il rischio a cui sono stati esposti i brigatisti per farlo lì nella modalità che hanno detto loro è assolutamente improbabile”.

”C’è un brigatista- ha aggiunto Fioroni- che sentito informalmente da un nostro consulente dice un po’ quello che ha detto mons. Mennini cioè che lui non era stato da Moro. Ma questo non può escludere che ci sia stato un altro sacerdote, più affidabile o meglio conosciuto dai brigatisti rossi. E c’è un terrorista che parlando informalmente con un membro della commissione dice: ‘A mio avviso, da dichiarazioni di altri terroristi, Moro sicuramente fu confessato’”.

“Dal nostro lavoro- ha sottolineato Fioroni- è emerso che c’è una votazione unanime di tre relazioni da parte del Parlamento che ci consegnano un lavoro che sostanzialmente ci dice che il memoriale Morucci-Faranda è un memoriale scritto anche da loro con il quale dal 1982 si è messo in atto un percorso politico di dialogo che ha portato al blocco di fiume di sangue che ha colpito il nostro Paese ma che è stato realizzato anche con la collaborazione dei servizi segreti del nostro Paese. Quindi piuttosto che un memoriale è un dossier che ha consentito di tombare il terrorismo”.

“Il rapimento e l’uccisione di Moro- ha ribadito Fioroni- sono stati commessi dalle Brigate Rosse. Ma è indiscusso che su Via Fani ci si è dimenticati di guardare molte cose. Per 40 anni non si è visto il bar Olivetti. Si è scoperto che il 5 giugno del 1978 la Stasi già parlava di un rapimento con più di 40 persone coinvolte che avevano utilizzato un bar compiacente che era stato chiuso in quel periodo. E a giugno 1978 il Sismi conferma la stessa versione”.

Il bar Olivetti chiude e fallisce perché altrimenti Moro non sarebbe stato rapito e non ci sarebbe stato l’eccidio della scorta. Intorno a quel bar ruotava il traffico di armi internazionali, di destra, sinistra, straniero con i palestinesi, collegato alla mafia e la ‘ndrangheta. Quella mattina il 9 maggio c’era lo ‘ndranghetista Nirta che abbiamo riconosciuto nelle foto. Tutto questo ci dà un quadro di come quella scena non fosse stata approfondita come doveva. E poi a nostro avviso c’era una moto di grossa cilindrata con un uomo e una donna con uno chignon che non parlava mai e le uniche parole che ha detto sono state: ‘Achtung, Achtung’”.

“In quel tempo- ha concluso Fioroni- eravamo dentro la seconda Guerra Fredda e Moro l’ha giocata sulla sua pelle. Moro era sgradito sia all’Est che all’Ovest. Moro andò all’Onu dicendo che non potevano esistere Stati che scrivono la storia e gli altri che sono costretti a subirla. Moro disse anche che l’Europa era il Mediterraneo e che in politica interna si doveva allargare la base democratica del consenso valoriale per arrivare ad una democrazia integrale preoccupato dal fatto che la politica perdeva di credibilità. Moro muore per questo”.

16 marzo 2018
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