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Sabella: punti verde qualità una truffa, già 121 milioni di debiti

A. Sabella

A. Sabella

“Il Comune ha già pagato 25 milioni, c’è un debito residuo per dieci strutture pari a 121 milioni di euro, importi da pagare per 8 milioni e rate annuali che sfiorano i 10 milioni di euro. La situazione è drammatica, è stata gestita in modo pessimo, folle e scriteriato, le aree individuate in alcuni casi non erano nemmeno del Comune, i piani finanziari sono stati fatti con una superficialità incredibile e ora ci ritroviamo con strutture commerciali che poco hanno a che vedere con l’obiettivo che ci si era posti”. Lo ha detto l’assessore alla Legalità e Trasparenza di Roma Capitale, Alfonso Sabella, durante un’audizione delle commissioni capitoline Ambiente e Bilancio sui Punti verde qualità.

Adesso, ha detto l’assessore, “l’obiettivo è salvare il salvabile, ma il Comune non può salvare capra e cavoli, deve accollarsi i debiti e provare a limitare le perdite, per questo stiamo cercando di fare un monitoraggio: abbiamo dato attenzione a quelli che sono morosi da tempo immemore per capire come ridurre il danno, visto che alcune strutture valgono un decimo di quello che abbiamo speso”.

Per esempio, ha sottolineato l’assessore, “sono stati investiti 35-40 milioni per opere che valgono 2 o al massimo 3 milioni: secondo me è una truffa, ma è inutile mandare le carte alla magistratura per reati che, sempre che vengano accertati, sarebbero prescritti”. Inoltre “il codice degli appalti non è stato applicato o lo è stato solo in parte, non abbiamo avuto ribassi e i piani economici non sono stati nemmeno verificati”.

Adesso, perciò, “vogliamo cercare di spacchettare i punti verde irrecuperabili, provare a recuperare il debito e e rendere fruibili ai cittadini determinate strutture”. Per fare questo, ha spiegato Sabella, “sono in corso trattative abbastanza avanzate con la Banca del credito cooperativo per cercare di ridurre i tassi di interesse sui mutui, la banca ha già dato disponibilità e così anche l’Istituto di credito sportivo, che tampiniamo per arrivare a un’intesa che possa permettere ai concessionari virtuosi di utilizzare le loro strutture. Comunque alcune responsabilità, seppure minori rispetto a quelle del Comune, sono anche degli istituti per aver avallato piani di gestione che non avevano né capo né coda”.

13 maggio 2015

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