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Virtual street art e musica per il lancio del Centro Arti e Scienze Golinelli

BOLOGNA – Musica e virtual street art per il battesimo del nuovo Centro Arti e Scienze Golinelli di Fondazione Golinelli. In occasione del lancio dello spazio progettato da Mario Cucinella Architects, la cui apertura al pubblico è prevista per venerdì 13 ottobre alle 17 insieme alla mostra di arte e scienza “IMPREVEDIBILE, essere pronti per il futuro senza sapere come sarà”, mercoledì 11 ottobre nel piazzale accanto a Opificio Golinelli (via Paolo Nanni Costa, 14) alle 19.15  ha avuto luogo una performance all’aperto di note e luce. Protagonisti alla serata inaugurale il musicista Ezio Bosso e lo street artist bolognese Rusty.

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 L’evento è stato progettato ad hoc per il nuovo Centro, metafora introduttiva al lavoro di scavo che caratterizzerà l’approccio al tema arte e scienza di Fondazione Golinelli. A cavallo tra musica e luce, la performance, inedita in Italia, è stata una narrazione concettuale della simbolica alleanza tra arti e scienze, specchio del pensiero che sostiene le progettualità future della Fondazione.

Quando musica e creazioni visive si incontrano

Al centro dell’appuntamento, le creazioni visive dello street artist bolognese Rusty che ha “dipinto” la parete esterna del Centro Arti e Scienze Golinelli dialogando con la musica del maestro Ezio Bosso che si esibito all’interno di Opificio Golinelli, ma che il pubblico all’aperto ha potuto seguire in diretta su un grande schermo. Così, mentre la facciata del Centro si è animata con i colori virtuali di Rusty nello stesso tempo liturgico di 45 minuti si è consumato l’intervento musicale di Ezio Bosso, nel programma “Da Bach a Bosso”. Per l’occasione il maestro è stato accompagnato dalla STRADIVARIfestival CHAMBER ORCHESTRA, alla sua seconda apparizione pubblica dopo il debutto al festival Stradivari di Cremona.

Nato dall’incontro fra Luca Ciancabilla, storico dell’arte e ricercatore dell’Università di Bologna, e Filiberto Strazzari, creativo esperto di new media (agenzia D-sign), virtual street art è un progetto sperimentale che all’Opificio Golinelli vede la sua prima applicazione. “L’idea – spiegano – è quella di dare vita a una performance in cui da un lato il mondo del graffitismo e della street art possano confrontarsi con le nuove tecnologie di realtà virtuale, dall’altro il mondo della realtà virtuale, che offre ad oggi esperienze personali “chiuse”, viene qui proposto come esperienza collettiva”.

Da Bach a Bosso: una costante di tutta la mia esperienza musicale, il padre di ogni musicista che attraverso i secoli dialoga quotidianamente con tutti noi – scrive il maestro Ezio Bosso – fonte d’ispirazione continua per chiunque faccia musica, l’artista in cui vi è in nuce tutto il pensiero musicale, nonché primo compositore che chiarisce inequivocabilmente le relazioni strettissime tra musica e matematica, anch’essa a sua volta madre di ogni scienza, fondamento ineludibile dei progressi tecnologici contemporanei. Bach è da sempre pietra fondante del mio lavoro e questo happening sarà un nuovo capitolo di un lunghissimo dialogo che non finisce mai di riservare sorprese a me e al mio pubblico”.


“Il filo conduttore dell’opera di Rusty – spiega Andrea Zanotti, presidente di Fondazione Golinelli – è rappresentato da quattro scene: un bimbo che assiste allo scoccare della scintilla della conoscenza, simboleggiata dallo sfioramento degli indici di Dio e di Adamo nella Cappella Sistina; le conseguenze rappresentate dalla tentazione della conoscenza che il serpente offre sotto forma di mela; la tecnica che da quella scienza germina e che porta allo sviluppo tecnologico; l’attuale crisi di senso che il divenire tecnologico sembra recare con sè e la speranza, infine, che il rapporto arte e scienza possa aiutare quel bimbo e le generazioni future a riconquistare un senso complessivo dell’avventura umana e del cosmo che la ospita. Un unico evento, pensato nella stessa unità di tempo, secondo una doppia scansione – chiude il presidente Zanotti –  la cui chiave di lettura è l’immaterialità dell’arte che si nutre dello spazio aereo di quel che riguarda la musica e che si raccoglie nella luce, matrice di tutti i colori, per quel che riguarda l’arte visiva”.

Rusty, dopo aver indossato un visore,  è stato catapultato in un ambiente virtuale che riproduce il Centro di fronte al pubblico. Nel mondo virtuale ha potuto camminare e dipingere usando la versione digitale dei consueti “ferri del mestiere”: stencil, bombolette e pennelli telescopici. Mentre l’artista ha dipinto sul modello in 3D, il suo operato è stato proiettato in streaming, pennellata dopo pennellata, sul nuovo spazio della Fondazione grazie alla tecnologia del videomapping (a cura di due artisti della luce Martino Chiti e Nicola Buttari di Proforma). Il graffito virtuale è stato quindi visto da tutti nel mondo reale. Non però secondo la consueta esperienza visiva, poiché le tempere, le vernici, i pigmenti erano composti da luce pura.

La performance di Rusty è un gioco di luce che non lascia traccia, a proiettore spento, se non in un hard disk. La tabula rasa lasciata dallo spegnersi dei riflettori è stata invece scritta e colorata dai dieci studenti di III media della scuola secondaria di primo grado Maestre Pie, chiamati a esprimere la loro immaginazione e creatività su arte e scienza, ai quali Fondazione Golinelli affida una speranza di futuro che è già loro.

 

12 ottobre 2017

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