Quarant’anni fa il terremoto in Friuli, ci furono 1.000 morti

friuli1976_2ROMA – “Fu una nottata angosciosa. Io venni richiamato al ministero per organizzare la macchina dei soccorsi e coordinare le operazioni, mentre le comunicazioni di Vigili del fuoco e forze armate spesso si intrecciavano in modo confuso, creando grossi problemi. Fu subito chiaro che si trattava di una catastrofe di enormi proporzioni. Sono passati quarant’anni, ma per me è come fosse ieri, per il carico di ricordi e di emozioni indelebili che quella esperienza ha portato con sé”. Lo dice a Voci del Mattino, Radio1 Rai, Giuseppe Zamberletti, nominato allora commissario straordinario per il terremoto in Friuli, che esattamente 40 anni fa fece quasi mille morti. Era il 6 maggio del 1976.

“La mattina successiva il presidente del Consiglio Aldo Moro e il ministro degli Interni Cossiga partirono per Udine- racconta Zamberletti- Moro mi chiamò, per confermare che la situazione era davvero molto grave. Ai sensi della legge sulla protezione civile del 1970, della quale ero stato relatore, venni nominato Commissario straordinario per gestire le emergenze. Era la prima volta che si faceva. Arrivai in Friuli già nel corso del 7 maggio e compresi che, in presenza di un fenomeno dalle dimensioni così vaste, era fondamentale la tempestività. Giungere sui luoghi, individuare con precisione le situazioni in cui c’erano persone da salvare e intervenire prontamente. Velocità accompagnata a pianificazione, per evitare di lasciare vuoti nel territorio”.

friuli1976“In una parola- spiega l’ex ministro della Protezione civile Giuseppe Zamberletti, nominato allora commissario straordinario per il terremoto in Friuli- essere al posto giusto e utilizzare le giuste forze. Ma un’altra cosa imparammo da quella esperienza sul campo. Che bisogna scegliere una autorità la quale racchiuda in sé il potere decisionale che in ambito nazionale esercita il presidente del Consiglio. E questa figura la individuammo nei sindaci. A loro fu affidata la responsabilità di dirigere e gestire tutte le forze a disposizione. Non solo quelle del territorio, che generalmente erano abbastanza esigue, ma anche quelle fornite dallo Stato: forze armate, vigili del fuoco, squadre di soccorso provenienti da altri Paesi”. Insomma, “i sindaci erano i comandanti di tutte le forze in campo per fronteggiare l’emergenza e per aiutarli a svolgere questo difficile compito, vennero affiancati da ufficiali di Stato maggiore.

Fu il presidente Pertini, all’indomani del terremoto dell’Irpinia del 1980, a istituire la figura del ministro per il coordinamento della protezione civile, perché aveva compreso come si dovessero adempiere due funzioni fondamentali: la gestione efficace e tempestiva dell’emergenza ma anche la promozione della cultura della prevenzione. I terremoti non si possono evitare– conclude Zamberletti- ma si possono fare case antisismiche e consolidare nel tempo gli altri edifici, riducendone la vulnerabilità. A questo proposito, mi è rimasta impressa nella mente una frase che lessi su un muro di Gemona, all’epoca del terremoto in Friuli: ‘Non dobbiamo più affrontare tutto questo’. Ecco, tutti gli sforzi che si fanno per evitare le conseguenze di una catastrofe rappresentano la garanzia di una società civile che pensa all’avvenire dei suoi cittadini e alla loro sicurezza”.

6 Maggio 2016
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