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Gassmann mantiene la promessa e gli dà di ramazza. L’ironia dei romani sul web: “Poi passa a casa mia!”

Si compiace del risultato, Alessandro Gassmann, perché ora “il vicoletto sotto casa brilla!” dopo solo “un’oretta e mezza di lavoro”. Tuttavia le cicche si sono rivelate le più acerrime nemiche della scopa, ma la prossima volta toccherà alla “scritta a terra”, tanto alle “vesciche dell’artista” si può resistere. Di cosa sta parlando? Mantenendo fede alla proposta che aveva lanciato a fine luglio al grido dell’hashtag #romasonoio, Gassman ha iniziato stamattina presto a spazzare la propria strada, documentando poi il risultato con foto e commenti pubblicati sul suo account Twitter. Smettere di lamentarsi e prendere tutti la ramazza in mano per ripulire la città, perché il degrado urbano, ne è convinto, si combatte a colpi di olio di gomito. E per chi avrà la malaugurata idea di sporcare di nuovo, dà un avvertimento: “Io sono grosso!”.

Tra i tanti “Bravo” e “Meno male che qualcuno ancora mantiene le promesse”, non sono mancate comunque le critiche: all’attore figlio d’arte qualcuno ricorda che per la pulizia i cittadini pagano delle tasse, e quindi ci si aspetta che il servizio pubblico funzioni. Alcuni colgono anche la palla al balzo per sollecitare il sindaco Marino allo stesso atto di coerenza, mettendo in strada i 300 spazzini che aveva promesso sempre a luglio.

Molti altri poi non hanno resistito alla tentazione di fare dell’ironia: mentre alcuni sostengono che i romani scendono in strada solo quando bisogna andare a salutare l’arrivo del nuovo calciatore di turno, altri chiedono a Gassmann, una volta finito in strada, di fare un giro di pulizie anche a casa loro.

Se il gesto doveva servire a sensibilizzare cittadini e amministrazione pubblica al problema, comunque, l’obiettivo è stato raggiunto: oltre a trovare altrettante foto che ritraggono persone comuni munite di scopa e guanti gialli per le vie di Roma, il dibattito è stato lanciato. E quando si tratta delle parole, si sa, le energie non finiscono mai.

Di Alessandra Fabbretti

01 settembre 2015

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