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Autolesionismo e depressione, un problema al femminile /VIDEO

All'Umberto I convegno con gli specialisti: "Le terapie ci sono, chiedete aiuto"
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ROMA – Autolesionismo, depressione post-partum, ma anche la violenza di genere. Tre fenomeni con una caratteristica in comune: essere donna. Dall’adolescenza alla maternità e all’età adulta, sono tanti i passaggi che mettono a dura prova la tenuta mentale di ragazze, mamme, mogli e compagne. In occasione dell’H-Open day, iniziativa promossa dall’Osservatorio nazionale sulla salute della donna (Onda), il Policlinico Umberto I di Roma ha messo a confronto i suoi migliori specialisti ed esperti nell’ambito della Giornata mondiale della salute mentale femminile. L’obiettivo è sensibilizzare la popolazione su queste patologie e sull’importanza della loro diagnosi precoce, per favorire l’accesso alle cure e contribuire a superare paure e pregiudizi legati alle malattie psichiche, in particolare in coloro che storicamente preferiscono restare in silenzio. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, sono 450 milioni le persone che in tutto il globo soffrono di disturbi mentali.

Molte, la maggioranza, sono donne. Ingabbiate da convenzioni e tradizioni che per troppo tempo le hanno viste subire. Un problema culturale, soprattutto quando insieme alla mente viene coinvolto anche il corpo. E dal disagio si passa a uno schiaffo, o peggio. Su tre donne che chiedono consulenze per lesioni facciali, una probabilmente è stata vittima di violenza. Ecco perché è importante il ruolo del medico sentinella. “L’esperienza del Policlinico è sensibilizzare nella formazione i nostri operatori sanitari e in particolare i maxillo facciali- spiega Antonella Polimeni, direttrice del dipartimento Testa Collo dell’Umberto I- perché le lesioni in un terzo dei casi sono significative di violenze di genere”. Si tratta di “segni che devono insospettire i professionisti, appositamente formati per saperli riconoscere. Noi che lavoriamo in un policlinico universitario abbiamo una doppia responsabilità: quella dell’assistenza e quella della formazione“.


Spesso proprio il corpo diventa il foglio bianco su cui scrivere le proprie angosce. E’ il caso dell’autolesionismo, un’emergenza sempre più attuale nonostante sia conosciuta da parecchi anni, ma che sta allargando la propria diffusione e anticipando la comparsa addirittura all’eta prepuberale. “L’autolesionismo vede un trend in aumento negli ultimi decenni e ha una parentela piuttosto ombrosa e non facile da definire con il suicidio- spiega Mauro Ferrara, neuropsichiatra infantile e ricercatore dell’università La Sapienza- “E’ un fenomeno che riguarda più le ragazze che i ragazzi, come già successo per i disturbi alimentari“. Al centro della mente c’è il corpo, è questo lo “scenario del malessere”, il “cardine della comunicazione”: a relegarlo in questo ruolo sono questioni come l’accettazione sociale e l’inserimento nel gruppo. Problematiche che le ragazze sentono di più rispetto ai maschi, sommando il timore di un giudizio negativo a emozioni di fallimento e vergogna”.

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Le ragazze solitamente si tagliano sulle braccia. Una parte che si può nascondere, è vero, ma solitamente visibile e che assume un significato duplice: la ricerca della solitudine ma anche la speranza inconscia che il mondo esterno si accorga del problema. A tante facce di un dramma corrispondono però altrettanti approcci e soluzioni. Interventi a 360 gradi che si promettono di non lasciare mai sole le donne, a volte i soggetti più vulnerabili e deboli, le figure meno protette. “Con questo convegno- spiega Gaetano Pannitteri di ‘Onda’- abbiamo voluto focalizzare l’attenzione su questi temi per informare sull’esistenza di terapie e metodi di sostegno. Non bisogna avere paura di raccontare le cose alle persone esperte”. Per questo, conclude, “il nostro policlinico da molti anni costituisce una realtà intrecciata che mette insieme l’aspetto didattico, quello assistenziale e la ricerca”.

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