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Quasi 80% degli italiani preoccupato per cambiamento climatico, rischio crisi come Covid

I dati del report stilato da Waste Watcher International Observatory in collaborazione con l'Università di Bologna, basato su rilevazioni Ipsos
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ROMA – “Tra il 71 e l’80% degli italiani c’è la convinzione che il cambiamento climatico potrà diventare una grave crisi pari a quella del Covid. L’Italia è, infatti, tra i Paesi più sensibili allo sviluppo sostenibile e alla lotta allo spreco alimentare, superata soltanto da Cina e Corea del Sud”. Questo dato emerge dal report stilato da Waste Watcher International Observatory in collaborazione con l’Università di Bologna, basato su rilevazioni Ipsos. Il lavoro di ricerca verrà presentato su piattaforma digitale il 5 febbraio, Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare. “Meno preoccupati- sottolinea la ricerca- sono Stati Uniti, Canada e Australia (59-64%), mentre in Germania, Russia e Gran Bretagna circa il 70% dei cittadini considera la crisi climatica sullo stesso piano della pandemia attuale”, afferma l’Osservatorio. “L’Italia, però, è sotto la media per quanto concerne la risposta al riscaldamento globale. Circa il 50% degli italiani, infatti, ritiene di usare strumenti per combattere il riscaldamento globale, al pari di Russia, Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna e Australia”, conclude Waste Watcher International Observatory.

WASTE WATCHER: “L’89% DEGLI ITALIANI SONO FAVOREVOLE A RIDURRE LA PLASTICA

“L’89% degli italiani intervistati si dichiara favorevole a ridurre l’uso di prodotti usa e getta e degli imballaggi di plastica“. “Il 91% degli italiani- spiega la ricerca- acquista prodotti da allevamento che migliorano il benessere degli animali e il 92% dichiara di essere sensibile al tema della differenziazione dei rifiuti urbani”. “Gli italiani- aggiunge l’Osservatorio- hanno individuato tra le conseguenze negative derivanti dalla pandemia il ridimensionamento del trasporto pubblico. Il 36%, infatti, sostiene che l’uso del trasporto pubblico si sia fortemente ridotto”, conclude il lavoro di ricerca.

WASTE WATCHER: “SINGLE PIÙ ATTENTI ALLO SPRECO ALIMENTARE

Sono le famiglie con figli a gettare più spesso il cibo: in media lo fanno il 15% in più dei single, che si scoprono, invece, più virtuosi e oculati, così come i cittadini dei centri urbani rispetto ai piccoli comuni”. Il lavoro di ricerca verrà presentato su piattaforma digitale il 5 febbraio, in occasione dell’ottava Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare. “Nel 2020 e in questo primo scorcio del 2021- argomenta il rapporto- la spesa si fa una o due volte a settimana. A dichiararlo è il 69% degli intervistati, cioè sette italiani su dieci”. “Il 33% degli italiani- aggiunge l’Osservatorio- quando fa la spesa investe sulla qualità del prodotto. Il 60%, invece, ricerca il miglior rapporto qualità-prezzo. Soltanto il 5%, infine, va in cerca del ribasso”. L’utilizzo delle app per l’acquisto di cibo è ancora poco incisivo nel nostro Paese. “Solo il 7,7% usa le app per il cibo last minute e il 4,2% degli italiani usa la tecnologia per monitorare le scadenze degli alimenti”, conclude il report.

WASTE WATCHER: “NEL 2020 SPRECATI ‘SOLO’ 27 KG DI ALIMENTI A TESTA

“Nel 2020 sono finiti nella spazzatura solo 27 kg di cibo a testa (529 grammi a settimana), l’11,78% in meno rispetto al 2019. Sono state salvate oltre 200 tonnellate di cibo”, si legge nel report. “Sprechiamo- continua- 37 grammi settimanali di frutta fresca, seguita da verdura (28%), cipolle, aglio e tuberi (5%), insalata (21%) e pane fresco (21%)”. Il lavoro di ricerca evidenzia differenze tra le varie aree geografiche del Paese. “Al sud e nei piccoli centri si spreca il 15% in più di cibi e avanzi. Mentre si spreca meno al Nord (-8%) e nel centro-Italia (-7%)”, sottolinea il rapporto. “L’85% degli italiani- si legge nel report- chiede di rendere obbligatorie per legge le donazioni di cibo ritirato dalla vendita da parte dei supermercati e aziende ad associazioni che si occupano di persone bisognose, in seguito alla crescita della povertà causata dalla pandemia”, conclude la ricerca.

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