Cambiamenti climatici, la deadline Hera: “Massimo 10 anni di tempo per svolta”

ROMA – “La clessidra che è stata girata non è tanto lunga, si sta consumando. Abbiamo davanti a noi 10-12 anni per cambiare il verso: o lo facciamo o abiteremo un pianeta molto diverso da quello che abbiamo conosciuto e conosciamo. Se ci saremo ancora, ovviamente”. È l’amministratore delegato di Hera, Stefano Venier, a segnalare tutta l’urgenza del cambiamento climatico come rischio ma anche come opportunità. Oltre ogni negazionismo, e proprio nei giorni in cui l’Italia è stata attraversata da una nuova ondata di maltempo ‘anomalo’, l’occasione la offre un workshop internazionale di scena nel pomeriggio a Bologna nella sede della multiutility, nell’ambito di Heracademy. Si ritrovano a discutere con i vertici Hera di climate change e dintorni, tra gli altri, il direttore dell’European Institute on Economics and the Enviroment Massimo Tavoni, il direttore responsabile della Harvard Business Review Italia Enrico Sassoon, il direttore Risorse sostenibili del centro comune di ricerca della Commissione europea Giovanni Federigo De Santi. L’aspetto più sotto i riflettori, e tutto da approfondire, è la gestione del rischio climatico come elemento chiave nei piani strategici delle aziende. Come segnala il presidente di Hera Tomaso Tommasi di Vignano aprendo i lavori, infatti, “solo di recente sono emersi esempi di strategie aziendali che inquadrano il tema dal punto di vista dei modelli di business: emerge un livello di consapevolezza ancora inadeguato su larga scala, del resto, ad eccezione di piccole entità nazionali proiettate verso il raggiungimento degli obiettivi dell’accordo di Parigi”.

 

Rispondere a questi fenomeni, quindi, “vuol dire anche trovare le soluzioni attraverso una sensibilizzazione generale sull’uso consapevole delle risorse chiave disponibili, come l’acqua e l’energia”. Venier non rinuncia ad una citazione, del premio Nobel all’economia 2017 Richard Thaler, per ricordare il compito della pubblica amministrazione, anche se ultimamente qualcosa non va: “Un ruolo fondamentale devono ricoprirlo ora quelli che Thaler chiama gli architetti delle scelte: le istituzioni, quindi, che devono progettare la cornice entro la quale le imprese eseguono progetti. Una parte di questi architetti- nota tuttavia l’ad Hera- è effettivamente latitante in questo periodo, è distratta da altre cose…”. E in tutto questo non può mancare l’Europa. Il direttore Risorse sostenibili del centro comune di ricerca della Commissione europea, Giovanni Federigo De Santi, evidenzia: “Come Commissione abbiamo messo in campo un nuovo action plan che dovrà definire gli interventi dei Paesi membri di qui al 2050 per rispettare l’obiettivo, molto ambizioso, del bilancio zero delle emissioni”. Si tratta di un nuovo documento che verrà emanato dalla Commissione a breve, sarà in sostanza il testo guida delle nuova Commissione che si insedierà l’anno prossimo. Intanto, De Santi fa proprio l’esempio di Bologna come modello virtuoso. “In questo ambito- prosegue l’esponente della Commissione Ue- la governance è molto complessa. Segnalo proprio l’esempio della città di Bologna, cha ha aderito ad un esercizio spontaneo di risparmio energetico. In generale, bisogna riuscire a far capire a Paesi e Regioni che in ballo ci sono obiettivi che vanno raggiunti con la partecipazione attiva del cittadino”.

30 ottobre 2018
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