Sanità

Il narcisismo? Riguarda tutti. Ma la questione è il modo in cui lo viviamo

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ROMA – ‘Il narcisismo riguarda tutti perché, prima di essere una psicopatologia, è una linfa vitale necessaria per l’individuazione. La questione non è se siamo narcisisti oppure no – essendo il narcisismo un agente psichico a fondamento archetipico che viene prima della nostra esperienza individuale – ma il modo in cui viviamo il narcisismo’. Ha aperto con questa riflessione il seminario organizzato dall’Istituto di Ortofonologia di Roma (IdO) sulla psicologia del narcisismo affrontata in una prospettiva junghiana, Claudio Widmann, analista del Centro italiana di psicologia analitica (Cipa) e autore del libro ‘Pinocchio siamo noi. Saggio di psicologia del narcisismo’ (Edizioni Magi).

Non è quindi la qualità del narcisismo che lo rende funzionale o patologico, ma la qualità dell’individuo– ricorda Widmann-, poiché il principio individuativo può contenere fin dall’inizio una vocazione alla patologia. Se sul piano della patologia fisica questo è un concetto facile da ammettere, lo è meno su quello della patologia psichica. In tal caso la psicologia junghiana ci aiuta- prosegue l’analista- perché attraverso le narrazioni mitiche e archetipiche ci fa comprendere il modo in cui funziona la psiche. I miti rappresentano l’attività psichica allo stato puro’.

Chi è Narciso? ‘Esiste una versione del mito di Narciso molto antica- ricorda lo studioso- ed è quella di Pausania. In questa narrazione Narciso non è figlio unico, è un gemello biovulare la cui controparte femminile subisce un destino infausto: muore bambina. Essendo ‘gemellarmente’ unito alla sorella, egli non smetterà mai di cercarla. La ritroverà solo quando andrà a bere alla fonte, e nel rispecchiarsi nell’acqua riuscirà a vederla attraverso il suo volto. In questo mito Narciso non è incapace di amare- precisa lo psicoterapeuta- forse amerà male, ma la sua funzione sentimento è presente e attiva. Sfatiamo allora la falsa credenza che essere narcisisti significhi essere innamorati di se stessi– afferma Widmann-. Il narcisismo non vuol dire ‘piacersi’, piuttosto indica l’autoreferenzialità, il concentrare l’energia tutta sul sé, il bastare a sé stessi’. Nel racconto di Ovidio, invece, ‘l’aspetto più problematico, e a volte violento, è quello della congiunzione. Narciso è una ragazzo bellissimo fin dalla nascita. Tutti lo vogliono, ma lui non accetterà la relazione con nessuno e rifiuterà anche la ninfa Eco’. Quando egli viene catturato dall’immagine riflessa nella fonte, che gli sorride se lui sorride, si avvicina se lui si avvicina e si allontana quando lui si allontana, ‘rimane avviluppato in un gioco di proiezioni che caratterizzano la psicodinamica del narcisismo. L’impossibilità di afferrare quella figura determinerà un fallimento che lo costringerà a contemplare sofferente la sua figura fino alla consunzione. Nel mito il giovane non muore suicida, e si pone fin dall’inizio il problema della relazione con il femminile e della congiunzione’.

Esistono due grandi tipologie del narcisismo: ‘II narcisismo dalla scorza dura (thik skinned), che lascia intravedere una qualche forma di tracotanza, superbia, dominanza, prevaricazione, sfrontatezza e arroganza; e il narcisismo dalla pancia molle (thin skinned)- precisa l’analista junghiano- proprio della persona paralizzata, di colui che non alza la mano perché teme la brutta figura, di una personalità dimessa, molto inibita, che si vergogna e non ha una sufficiente vis individuativa finendo per restare aggrovigliato su se stesso’.

PERCHÉ PINOCCHIO – ‘Il burattino rispecchia clinicamente la diagnosi di disturbo di personalità narcisistica a un livello borderline. Ai termini del Manuale dei disturbi mentali (DSM), se consideriamo Pinocchio come un bambino parleremo di un disturbo della condotta- prosegue Widmann-; se lo consideriamo come un adulto, presenta almeno 6 delle 9 categorie richieste per diagnosticarlo con un disturbo di personalità narcisistico. Pinocchio non è fatto per le regole, non si sa assumere le sue responsabilità, non studia né lavora, ha una grave incapacità di valutare se stesso, tanto che rischia la morte ben sette volte. Pinocchio rispecchia molto bene l’attuale psiche collettiva: per esempio- rammenta l’analista- oggi oltre il 40% delle persone non lavorano e non studiano. Inoltre, i numeri di quanti muoiono perché non hanno consapevolezza di sé sono molto elevati ‘.

PINOCCHIO A DIFFERENZA DI NARCISO VIVE, NON MUORE COSÌ COME È NATO – ‘Pinocchio siamo noi perché ci riconosciamo in quanti portano fino in fondo il proprio principio individuativo anche negli aspetti di patologia che contiene. In quanti non si rassegnano a morire come sono nati. Pinocchio è un modello evolutivo, è un romanzo di formazione, la storia di una salvazione. Non si capisce come si sia salvato- chiosa lo studioso- ma nel suo (e nostro) inconscio avviene trasformazione e guarigione’.

PINOCCHIO NON NASCE CON GEPPETTO – ‘A scoprire il burattino è mastro Ciliegia, che un giorno prende un comune pezzo di legno da catasta per farne una gamba di un tavolino. Quello che pescherà non sarà un comune pezzo di legno- continua l’analista del Cipa- perché fin dall’inizio dimostrerà una sua soggettività: una vocina sottile che da subito piantera’ grane, spaventerà mastro Ciliegia, causerà litigiosità tra questi e mastro Geppetto (chiamandolo Polentina a causa della sua parrucca gialla), attiverà rivalità e competizioni. Nella sostanza primitiva di Pinocchio c’è una ‘vox’ individuativa accentuata e il suo essere provocatorio emergerà mano a mano che verrà scolpito da Geppetto. Il falegname gli farà gli occhi e subito lui gli farà gli occhiacci; farà la bocca e il burattino mostrerà le boccacce; la lingua e lui fa sberleffi; il naso e questo prende a crescere, e non per le bugie. Gli creerà le mani e lui gli ruberà la parrucca; costruirà le gambe e lui scapperà. L’unica cosa che Pinocchio non avrà- sottolinea l’esperto- sono le orecchie, che sono gli organi dell’ascolto. Ascoltare è un temine ambivalente, indica la percezione del suono e ‘il dar retta’. L’obbedire dipende dalla capacità di ascoltare, e in una psiche collettiva che ipotizziamo percorsa da un narcisismo dominante- approfondisce lo psicoterapeuta- non è strano che a volte si invochino forme diverse di disubbidienza civile’.

PINOCCHIO SI DIFFERENZIA PER CONTRASTO – ‘Questo pezzo di legno non è come gli altri e non vuole fare la fine degli altri. Nasce provocatorio, irriverente, ribelle, testardo, estremamente pungente, con una vis che si impone quale forza aggressiva. D’altro canto Pinocchio ha un padre miope- chiosa lo studioso-, che ha la percezione della straordinarietà individuativa del soggetto (desidera realizzare un burattino d’eccezione, che sappia ballare, cantare e far di scherma), ma poi manca della capacità di essere all’altezza di tanta forza individuativa’.

Pinocchio vuol dire pinolo. ‘Il nome Pinocchio indica il seme della pigna di Pino, che a sua volta è il diminutivo di Geppetto- ricorda Widmann-. Pinocchio porta quindi già nel nome il seme della sua individualità. Così nel burattino vediamo una connotazione individuativa soggettivante forte ed evidente’. Il narcisismo ha come caratteristica proprio la forte spinta alla singolarizzazione. Per distinguersi e singolarizzarsi, talvolta non si esita a ‘sfruttare gli elementi di debolezza, le menomazioni fisiche e sociali di cui si è portatori, facendole passare, come in un gioco di prestigio, per punti di forza’.

GLI AMBIENTI PREDISPONENTI DEL NARCISISMO – Sono tanti gli ambienti e le atmosfere relazionali che predispongono al narcisismo: ‘La psicoanalisi chiama ‘estensione narcisistica’ quella situazione molto frequente in cui una persona di riferimento coltiva il progetto di realizzare se stessa non in prima persona, ma attraverso qualcun altro. E’ ciò che fa Geppetto progettando di girare il mondo grazie alla particolarità di un figlio-burattino. Favoriscono il radicarsi di uno stile narcisistico gli ambienti che alimentano le inclinazioni alla falsificazione, l’importanza del rivestimento che un individuo si dà, che privilegiano il ruolo dell’ammirazione rispetto a quello dell’affetto. Laddove al bambino si corrisponda ammirazione invece che affetto, si crea un habitat psichico che facilita il costellarsi di una personalità narcisistica’.

IL RUOLO DELLA PERSONA NELLA PSICODINAMICA DEL NARCISISMO – ‘Non si può lavorare sul narcisismo senza lavorare sull’archetipo della Persona e sui rischi dell’inflazione e del depauperamento dell’identità’, chiarisce lo studioso. Geppetto riveste Pinocchio per mandarlo a scuola ‘con un abbigliamento che presto si rivelerà più funzionale all’immagine che alla realtà (scarpe di corteccia e abito in carta fiorita) e che finisce per far parte dell’identità del burattino’. ‘Il paradosso è che talvolta, quando la sua particolare configurazione, il suo specifico stile di personalità vengono apprezzati e avvalorati dalla collettività, il narcisismo induce a replicare copie di sé, più che a esprimere se stesso. Per timore della disconferma e della squalifica, l’individuo non può permettersi di essere colto in fallo, di mostrarsi nelle sue fragilità e debolezze‘.

IL NARCISISMO E L’INGANNO – Come il caminetto nella casa di Geppetto è finto, dipinto sulla parete, ‘così la spinta narcisistica cerca di spacciare agli altri un’immagine trasfigurata di sé, un sé-grandioso, gonfiato, una visione di se stesso sovradimensionata dalla preminenza della Persona. Il narcisismo alimenta a volte un duetto molto stretto tra la percezione che si ha di sé e quella che si stimola nell’altro’. Widmann ricorda che ‘Narciso muore davanti a uno specchio, con lo sguardo che gli torna indietro, per significare che in mancanza di una percezione di sé diventa essenziale la percezione dell’altro. Narciso può solo vedere un’immagine riflessa e vivere di quell’immagine riflessa’. Ecco che agli occhi dell’analista junghiano si impone una riflessione sulla sovradipendenza dall’ammirazione, ‘che nella psicologia del narcisismo rappresenta un aspetto nodale. Se la percezione di sé è deficitaria e lacunosa, si finisce per vivere di un ritorno di immagine. La proiezione in senso junghiano indica quel meccanismo per cui un contenuto inconscio, ancora non maturo, si proietta all’esterno (sulle cose, sull’altro) e solo nel momento in cui è esterno diventa possibile vederlo, interagirci e introiettarlo’.

NARCISISMO E AUTOREFERENZIALITÀ – ‘Il narcisista non sa chiedere ma riesce a pretendere. Non vuole dipendere, ma la sua non è indipendenza, è un’autoreferenzialità che lo porta a una inconsiderazione sistematica dell’altro. Ritroviamo questa caratteristica nella psiche collettiva- ricorda Widmann-, nell’autoreferenzialità quotidiana che stravolge la cultura delle precedenze, che trasforma la furbizia in abilità e che privilegia le scorciatoie di qualunque tipo- osserva il terapeuta- (perfino nell’apprendimento). L’inflazione di sé e il senso di onnipotenza sono atteggiamenti quotidiani, che diamo ormai per scontati. Quante persone vediamo con una modalità del ‘So tutto io’ e che la precedenza se la sanno prendere, che interrompono mentre qualcuno parla e prevaricano in molti modi? Questo è il narcisismo della scorza dura, dell’imponenza e dell’imposizione, della tracotanza e della violenza’.

Onnipotenza e impotenza sono le due dimensioni del narcisismo ‘che non si sa come tenere insieme- aggiunge Widmann- e questo è uno dei drammi del narcisismo’. Dietro al rivestimento inflazionato ‘della Persona, nel narcisismo c’è sempre un Io poverissimo, fragilissimo, che non sa da che parte farsi’. Riprendendo la favola di Pinocchio, l’analista cita un esempio: ‘Il burattino scappa da casa, viene impiccato e poi salvato da una donna, che prima abbandonerà e poi tornerà a cercare. Troverà solo una lapide, perché la donna è morta di crepacuore a causa dei suoi comportamenti. Il burattino ha una reazione di dolore impotente e alla donna che non c’è più grica: ‘Rivivisci! Cosa vuoi che faccia io da solo al mondo?’. È la dichiarazione di impotenza di un narcisismo borderline, che concepisce l’altro in funzione di sé, dei suoi bisogni, delle sue incapacità, della sua auto-insufficienza: ‘Ho bisogno di te perché mi servi’. Il narcisismo impronta la personalità di presunti e presuntuosi ‘sfruttatori inconsapevoli di essere sfruttati’- continua il terapeuta- e sono facili le allusioni a situazioni sociali dove i narcisismi delle furberie costruiscono imperi sulla non autosufficienza di altri, sulla narcisistica fragilità di persone impotenti e sole’.

SINDROME DA VUOTO – Pinocchio ha la ferma determinazione di mangiare, giocare e sollazzarsi tutto il giorno, senza andare a scuola né a lavorare. ‘Un Io che non ha un minimo di consistenza è completamente identificato con il principio di piacere e avversa il principio di realtà. Il principio di piacere è la dichiarazione programmatica del narcisismo. Il confronto con il principio di realtà nella terapia del narcisismo è dunque imprescindibile’, sottolinea l’analista del Cipa. Un Io debole che si identifica con il piacere perché debole, ‘purtroppo cade spesso in una sindrome da vuoto (patologia da svuotamento dove nulla ha senso e niente vale la pena di essere vissuto, dove la percezione del non sentire niente è più dolorosa perfino del sentire male)’. Nel Paese dei Balocchi ‘il divertimento è sovraeccitazione. È infatti una caratteristica del narcisismo andare alla sterile ricerca di eccitazione per colmare il vuoto di stimoli, il vuoto dell’Io, attraverso esperienze estreme’.

PINOCCHIO E IL LAVORO – ‘Non sono un somaro, per sua norma io non ho mai lavorato’, dirà Pinocchio al muratore che gli propone di portare la calcina in cambio di cinque soldi. ‘Pinocchio non è solo la voce passatista, di una concezione in cui il lavoro è un disvalore’. Nel testo ‘Il disagio della civiltà’ di Freud, il cui titolo originale Das Unbehagen del Kultur, ovvero disagio della cultura e della civilizzazione, ‘è scritto chiaramente che il lavoro è una sorta di baratto tra il principio di piacere e il principio di realtà. Il narcisismo sogna un lavoro che dia lustro o prestigio, nel quale riconoscersi, esprimersi creativamente, ‘realizzarsi’. La filosofia che sottende quest’atteggiamento viene dalla coloritura individuativa della libido narcisistica, non più dalla mediazione tra principio di piacere e principio di realtà. E’ nella logica narcisistica che alimenta il primato della Persona che il lavoro faccia ‘personare’ l’eccezionalità individuale, che faccia risuonare la singolarità personale’.

IL NARCISISMO DALLA PANCIA MORBIDA – Per contro c’è anche una Persona fondata sull’understatement, ‘dove l’essere sottotono, miserevole, inabile compone un’immagine di sé funzionale ad assicurare attenzione e adesione. L’orrore massimo del narcisismo è la disapprovazione, la disconferma’. L’orrore massimo del narcisismo debole è ‘la derisione, la brutta figura. Per non patire questo si è disposti a tutto. Si può investire su una Persona che desti compassione, ma si può arrivare a non uscire di casa, a rinunciare a occasioni di vario tipo, a non esporsi, a non mettersi in gioco, a non gareggiare per il rischio di perdere. Questo non è il narcisismo dell’esibirsi, ma del nascondersi; c’è un narcisismo del personaggio famoso, ma anche dall’extraterrestre che passa inosservato, invisibile agli umani’.

LA COSCIENZA MORALE NEL NARCISISMO – Pinocchio, prototipo di narcisismo, è ‘un incosciente dal punto di vista della consapevolezza di sé e dal punto di vista etico. Ai livelli più grossolani, è impudico, spudorato, non ha percezione dell’intrinseca sacralità di certe cose e coltiva una morale dell’egocentrismo, funzionale a sé stesso. C’è un abisso tra narcisismo ed eroismo ed è proprio la coscienza a fare la differenza tra i due’. Ai terapeuti, Widmann ricorda ‘l’importanza della coscienza del narcisismo personale, per farne un uso il più possibile mirato all’interno della relazione analitica, dal momento che il narcisismo del terapeuta è spesso chiamato in causa a livello controtransferale. Il narcisismo comporta spesso una situazione di inflazione psichica ed è fondamentale che il narcisismo dell’analista non entri in collusione con quello inflazionistico dell’analizzato, facendo passare l’inflazione per individuazione. Siamo il bersaglio delle dinamiche narcisistiche- conclude- e fare del nostro paziente una estensione narcisistica è un rischio quotidiano. Solo un’osservazione sistematica della relazione controtransferale offre una sponda al contenimento di queste dinamiche’.

di Rachele Bombace, giornalista professionista

30 maggio 2016
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